Tra i corridoi affollati di Vicenza, la maestria artigiana e la scienza delle gemme si sono intrecciate, restituendo un panorama di saperi antichi e prospettive inedite per il comparto del prezioso. In questa cornice, l’arte del cammeo e i quarant’anni di Assogemmologia hanno acceso i riflettori su tradizione, identità e innovazione.
Il cammeo tra arte e identità
La storia del cammeo affonda le sue radici nella glittica romana e continua a pulsare nel tessuto di Torre del Greco, dove abili incisori trasformano conchiglie e pietre in minuscole narrazioni scolpite. Durante Vicenzaoro, questa eredità si è mostrata in tutta la sua vitalità: laboratori a vista, banchetti colmi di utensili, l’odore acre della lavorazione che si mescola al brusio della fiera. Ogni rilievo racconta un frammento di storia, un gesto tramandato con la stessa cura con cui si conserva un manoscritto antico. Non si tratta soltanto di gioielli, ma di un linguaggio simbolico che custodisce identità territoriale e memoria collettiva.
Alla guida di questa rinascita c’è Vincenzo Aucella, presidente di Assocoral, determinato a ottenere per il cammeo l’Indicazione Geografica Protetta entro il dicembre 2025. Con tono appassionato ha ricordato come la certificazione serva non solo a tutelare l’origine, ma anche a riconoscere la maestria degli incisori. Nei corridoi della fiera l’entusiasmo era palpabile: visitatori rapiti dai bulini che scorrono, giovani studenti affascinati dalla lentezza di un’arte controcorrente. Le dimostrazioni dal vivo, accompagnate da iniziative mirate, hanno trasformato gli stand in piccole botteghe rinascimentali, riportando sotto i riflettori un patrimonio spesso dato per scontato.
Una tradizione millenaria proiettata al futuro
Se la materialità del cammeo appare antica, la sfida attuale riguarda il racconto che accompagna ogni pezzo. A detta di Loredana Prosperi, direttrice dell’Istituto Gemmologico Italiano, la confusione del pubblico nasce da un deficit narrativo più che tecnico. Spiegare la “poesia nascosta” dietro ogni profilo scolpito significa ridare respiro all’opera e, al tempo stesso, rinnovare il mercato. Per questo, oltre alle prove d’incisione, gli organizzatori hanno predisposto corner didattici dove i visitatori potevano toccare con mano le diverse fasi produttive, comprendendo come il segno del bulino non sia mera decorazione, bensì atto identitario.
In quest’ottica, la richiesta di tutela geografica rappresenta molto più di un bollino istituzionale: è lo strumento per difendere un intero distretto da imitazioni fuori controllo e per costruire un racconto condiviso che colleghi passato, presente e prospettive commerciali. Torre del Greco, culla di questa eccellenza, aspira così a diventare punto di riferimento non solo per la lavorazione, ma anche per la formazione di giovani incisori. Trasmettere il ritmo, la pazienza, il sussurro della conchiglia sotto la lama vuol dire generare futuro attraverso la memoria.
Quattro decenni di Assogemmologia
Nel cuore di Vicenzaoro si è festeggiato anche il quarantesimo compleanno di Assogemmologia, l’Associazione Italiana Gemmologi. Per l’occasione il presidente Rinaldo Cusi ha ricordato come il riconoscimento da parte del Mimit abbia offerto una cornice normativa essenziale, pur senza trasformare l’organizzazione in ordine professionale. “Il sigillo ministeriale ci attribuisce credibilità agli occhi del mercato e rafforza il nostro compito di custodi della competenza”, ha dichiarato, sottolineando che la storia dell’associazione è intrecciata con l’evoluzione di un settore che non può permettersi di restare immobile.
Oltre al capitolo istituzionale, i gemmologi hanno voluto enfatizzare un elemento di cambiamento interno: la sempre maggiore presenza femminile. Oggi il 35 per cento dei soci e del consiglio direttivo è composto da donne, riflesso di un mutamento generazionale che arricchisce di sensibilità e visioni il dibattito tecnico. La gemmologia, spesso percepita come disciplina di nicchia, si apre così a nuovi linguaggi e a un pubblico più ampio, puntando su inclusione e competenza. L’appuntamento di Vicenza ha consacrato tale svolta, mostrando un’associazione capace di specchiarsi nella pluralità del settore.
Ricerca e innovazione al centro del dibattito
Sotto la guida della vicepresidente Loredana Prosperi, l’incontro dedicato ai professionisti ha ospitato un vero giro del mondo tra scoperte e sperimentazioni. Guy Lalous ha rivelato misteri sepolti nelle pieghe della giada, Ilaria Adamo ha distinto con rigore il turchese naturale da quello trattato, mentre Liviano Soprani ha mostrato come la microfotografia spalanchi universi invisibili all’occhio nudo. La tecnologia, più che sostituire l’esperto, ne amplifica la capacità di lettura, come dimostra la piattaforma “Gemtelligence” presentata da Peter Tollan. Il percorso si è concluso con la riflessione museale di Rui Galopim, che ha legato gemme e patrimonio culturale.
Di fronte alle incertezze che investono in particolare il mercato dei diamanti, Rinaldo Cusi ha voluto lanciare un monito: chi non aggiorna le proprie competenze rischia di diventare irrilevante. Dai processi di inclusione alla classificazione di materiali poco esplorati come le giade o le turchesi, l’associazione insiste su un approccio scientifico in continua evoluzione. L’obiettivo è mantenere vivo un sapere che si nutre di confronto, sperimentazione e rigore metodologico. In quest’ottica, formazione e ricerca non appaiono costi, ma investimenti indispensabili per sostenere la reputazione del Made in Italy nel mondo.
