La Spagna rompe gli indugi e, con un gesto destinato a far discutere, vara una serie di misure pensate per attenuare la crisi di Gaza e colpire direttamente i responsabili della tragedia. È l’ennesimo passaggio di un confronto internazionale che, giorno dopo giorno, diventa sempre più acceso.
Il pacchetto di provvedimenti e le sue finalità
Il pacchetto, presentato dall’inquilino della Moncloa in un messaggio televisivo, comprende nove misure aggiuntive che il governo spagnolo intende applicare senza attendere l’avallo di ulteriori organismi europei o internazionali. Tra i provvedimenti spicca l’immediato embargo sulla vendita di armi a Israele, affiancato dal divieto di attracco nei porti nazionali per le navi che trasportano carburante destinato alle IDF. Obiettivo dichiarato: fermare un’azione definita genocida, perseguire i responsabili e sostenere in modo tangibile la popolazione palestinese sotto assedio, incolpevole e stremata.
Con questi strumenti Madrid intende confermare, anche agli occhi dei propri cittadini, la volontà di schierarsi «dalla parte giusta della storia». Il presidente ha chiarito che tali interventi, pur non potendo da soli arrestare i raid o le invasioni di terra, mirano ad alzare il livello di pressione sul governo di Benjamin Netanyahu e, nello stesso tempo, a offrire un segnale concreto di sostegno a chi sopravvive fra macerie e blocchi umanitari. L’idea di fondo è usare la leva economica e diplomatica per scuotere un equilibrio che appare ormai insostenibile.
Il richiamo al diritto umanitario e la denuncia di Madrid
La denuncia di Sanchez è stata netta: ciò che nell’ottobre 2023 venne presentato come risposta a «orrendi attentati terroristici» si sarebbe trasformato, a suo avviso, in una nuova ondata di occupazioni illegittime e attacchi contro civili. Davanti ai dati sui morti, i feriti, gli sfollati e gli affamati, il premier ha evocato il lavoro del relatore speciale delle Nazioni Unite e di numerosi esperti che definiscono la campagna militare come un vero e proprio genocidio, infrangendo ogni principio del diritto umanitario internazionale.
Ancora più duro il passaggio rivolto alla comunità internazionale, accusata di oscillare fra indifferenza e complicità. Secondo il capo del governo spagnolo, l’inerzia di molti Stati avrebbe facilitato il protrarsi di un conflitto che brucia vite e speranze, mentre le regole stabilite dal consesso delle nazioni restano lettera morta. «Proteggere il proprio Paese è legittimo – ha rimarcato – ma bombardare ospedali e lasciare morire di fame bambini innocenti è un atto di pura distruzione», ribadendo che non ci sarebbe alcuna giustificazione strategica alla sistematica violazione di civili.
La risposta di Tel Aviv e le polemiche diplomatiche
La controparte israeliana ha replicato con toni altrettanto energici. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato Sanchez di portare avanti una campagna «antisemita», finalizzata – secondo lui – a distrarre l’opinione pubblica spagnola dagli scandali di corruzione interna. In questa ricostruzione, le decisioni di Madrid non sarebbero che un artificio politico, più che un impegno sincero in difesa dei diritti umani. La dialettica fra i due governi, già segnata da anni di relazioni altalenanti, registra quindi un nuovo picco di tensione.
Di fronte all’affondo israeliano, il governo spagnolo non ha mostrato intenti di retrocedere. Fonti vicine all’esecutivo sottolineano che le nuove restrizioni verranno applicate immediatamente, indipendentemente dai contraccolpi diplomatici. Per Madrid, si tratterebbe di un test di coerenza rispetto ai principi proclamati nell’arena internazionale. Resta da vedere se altri partner europei seguiranno l’esempio iberico o preferiranno la via della cautela: l’escalation delle parole, in attesa di eventuali sviluppi sul terreno, ridisegna comunque gli equilibri già fragili tra Unione Europea, Israele e mondo arabo.
