La sconfitta in finale allo US Open non ha scalfito l’ambizione di Jannik Sinner: l’azzurro riparte subito, con l’obiettivo dichiarato di rendere il proprio tennis meno leggibile e riconquistare la vetta mondiale. Al centro del suo ragionamento c’è la necessità di uscire dai propri automatismi per sorprendere di nuovo Carlos Alcaraz.
Visione per il futuro
Nel confronto con la stampa, Sinner ha rivelato di voler imprimere una svolta netta al proprio gioco, convinto che le certezze consolidate finora non bastino più. Non si tratta soltanto di recuperare la prima posizione nel ranking ATP, ma di innalzare la qualità di ogni scelta in campo. A suo dire, diventare più imprevedibile significa accettare il rischio di qualche battuta d’arresto immediata pur di costruire un bagaglio tecnico-tattico più ricco. Il riferimento è chiaro: quando ci si trova di fronte ad Alcaraz non è sufficiente confermare il livello abituale, occorre reinventarsi e portare la partita su binari meno familiari al rivale.
Il ventitreenne di San Candido riconosce comunque i meriti del proprio 2025, stagione che lo ha visto protagonista su diverse superfici e capace di esprimersi a percentuali altissime. Ammette però che, nella notte newyorkese, lo spagnolo ha saputo “alzare il volume” nei momenti cruciali. “Sono orgoglioso di ciò che ho costruito quest’anno”, ribadisce, ma al tempo stesso ammette che l’avversario si è mostrato più lucido nel variare servizio, traiettorie e gestione dei punti decisivi. Da qui la necessità di rivedere alcuni elementi, a partire dalla gestione del gioco di volo e delle palle corte, quasi assenti nella finale.
Lo studio reciproco dei rivali
Dall’altra parte della rete, Alcaraz non nasconde l’attenzione con cui osserva Sinner in ogni torneo. Il nuovo numero uno mondiale spiega che l’analisi video fa ormai parte del suo rituale di preparazione: conoscere le abitudini dell’italiano gli consente di anticipare soluzioni e alzare la soglia d’allerta nei frangenti chiave. Eppure, precisa lo spagnolo, non esiste un copione che renda il connazionale completamente decifrabile. “Lo guardo perché il suo tennis mi entusiasma”, ammette, sottolineando come lo scambio di informazioni sia reciproco e inevitabile tra fuoriclasse dello stesso livello.
Questa dialettica di studio e contromosse ha trasformato ogni loro sfida in un appuntamento imprevedibile. Alcaraz conferma di avere una traccia chiara di ciò che Sinner è in grado di produrre, ma non considera l’avversario prigioniero di uno schema. Il segreto, a suo giudizio, risiede proprio nella capacità di entrambi di rinnovarsi di continuo. Se lo spagnolo ha trovato nel servizio un’arma ancora più affidabile, l’italiano promette di spingersi oltre la consueta combinazione di potenza e profondità, mettendo sul piatto varianti cui il rivale dovrà presto adattarsi.
Cambiare per sorprendere
Il nodo principale riguarda la qualità di soluzioni raramente viste nell’atto conclusivo di Flushing Meadows. Sinner ha riconosciuto di non aver mai cercato un vero serve-and-volley, di aver usato con il contagocce la smorzata e di non aver alterato a sufficienza il ritmo da fondo campo. “Ho giocato in modo troppo lineare”, ha ammesso, consapevole del rischio di diventare prevedibile a quei livelli. Adesso il progetto passa per un lavoro mirato: esplorare zone di campo meno frequentate, rendere il primo colpo più imprevedibile, mischiare rotazioni e altezze per sottrarre tempo di lettura allo spagnolo.
L’azzurro ha inoltre sottolineato l’impatto psicologico di certe scelte: variare con coraggio significa anche lanciare un segnale di fiducia, costringendo l’avversario a ricalibrare continuamente l’assetto difensivo. In questa prospettiva, l’eventualità di qualche sconfitta iniziale diventa parte integrante del percorso, non un campanello d’allarme. “So che potrò pagare pegno in alcune partite, ma ho bisogno di farlo per salire di gradino”, ha spiegato il numero due del mondo, determinato a trasformare ogni match in laboratorio di soluzioni innovative.
Il modello Alcaraz
Paradossalmente è stato proprio Carlos Alcaraz a indicare la via, dopo la finale di Wimbledon persa contro l’italiano. Lo spagnolo racconta di aver passato le due settimane precedenti al Masters 1000 di Cincinnati a rivedere schemi e meccanismi. Il risultato si è visto sull’Arthur Ashe Stadium: maggiore pulizia nei colpi, servizio più incisivo da entrambi i lati, capacità di alzare il volume dei colpi senza perdere controllo. “Avevo promesso a me stesso di cambiare qualcosa per battere Jannik”, ha confessato con candore, a testimonianza di come anche i campioni debbano rinnovarsi per restare al vertice.
Quella lezione non è passata inosservata al talentuoso altoatesino, che ora intende replicare lo stesso approccio: identificare i propri limiti, lavorarci con metodicità e presentarsi ai prossimi tornei con un repertorio più ampio. Il tutto senza snaturare l’essenza di un tennis fatto di aggressività e ricerca costante del punto, ma inserendo nuovi punti interrogativi per chi lo affronta. Se Alcaraz ha potuto colmare alcune lacune in poche settimane, Sinner è convinto di poter fare altrettanto, potendo contare su uno staff che lo conosce a fondo e su una determinazione che non arretra di un millimetro.
Il nuovo percorso di Sinner
Nei prossimi giorni il team del ventitreenne dovrà pianificare una preparazione specifica, spalmata fra sessioni tecniche e lavoro fisico mirato. L’obiettivo è chiaro: presentarsi ai grandi appuntamenti autunnali con un arsenale tattico più ricco, pronto a sorprendere chi finora ha imparato a leggerlo con troppa facilità. Dai box, l’idea è di inserire gradualmente soluzioni di transizione verso rete, palle corte studiate in fase di costruzione e variazioni di ritmo che interrompano la linearità dello scambio. Ogni dettaglio è stato messo sotto la lente, nella consapevolezza che a questo livello sono i particolari a fare la differenza.
Accanto all’aspetto tecnico-tattico, Sinner guarda con attenzione anche alla sfera mentale. La capacità di rimanere lucido nei momenti topici, di non irrigidirsi quando il rivale rompe gli schemi, diventerà centrale. “Devo uscire dalla mia zona di comfort”, ribadisce, segnando un confine netto con il passato recente. Si tratta di accogliere l’errore come parte del processo di crescita, sapendo che ogni soluzione provata in partita sarà un mattoncino nella costruzione del prossimo salto di qualità. Solo così l’azzurro potrà rilanciare la propria candidatura al trono del tennis mondiale, con l’ambizione di trasformare la rivalità con Alcaraz in un duello infinito e, chissà, ancora più spettacolare.
