Nuove scritte piene d’odio hanno deturpato le serrande di diversi garage nel cuore dei Parioli, a pochi passi dalla sinagoga di via Scarpellini, riaccendendo l’allarme antisemitismo e spingendo le forze dell’ordine a un tempestivo intervento. L’episodio, segnalato la scorsa domenica pomeriggio, ha immediatamente coinvolto i Carabinieri, ora al lavoro per rintracciare i responsabili.
Indignazione e immediate indagini
La telefonata arrivata al numero d’emergenza 112 ha messo in moto, nel giro di pochi minuti, le pattuglie dell’Arma. Gli uomini dell’aliquota radiomobile hanno raggiunto le vie interessate, constatando la presenza di scritte tracciate con uno spray nero dall’inequivocabile contenuto antisemita. Da quel momento i Carabinieri hanno avviato le indagini, acquisendo le registrazioni delle telecamere di sorveglianza disseminate nell’area e ascoltando i primi testimoni per ricostruire gli spostamenti degli autori e l’esatta tempistica dell’azione vandalica, che secondo una prima ricognizione sarebbe avvenuta in orario pomeridiano.
Il quartiere, solitamente considerato tra i più tranquilli della capitale, è stato scosso da un’ondata di sdegno. Residenti, commercianti e frequentatori della vicina sinagoga hanno espresso la loro condanna per un gesto che, oltre a imbrattare beni privati, ferisce la memoria collettiva e colpisce l’intera comunità. L’impressione diffusa è che non si tratti di un atto isolato, bensì dell’ennesimo segnale di un clima di intolleranza che fatica a essere debellato, motivo per cui cresce la richiesta di controlli più serrati e di risposte culturali oltre che giudiziarie.
I dettagli delle scritte e dei luoghi colpiti
Sulle serrande di via Archimede, di via Nicola Martelli e di via Ettore Ximenes campeggiavano, ben visibili, frasi come «danke Hitler» e «israeliano sub umano», quest’ultima accompagnata da due svastiche disegnate con tratto grossolano. Altri slogan inneggiavano a una presunta contrapposizione tra “essere umano” ed “essere ebreo” e contenevano l’incitamento «Gaza resisti». Tutto è stato vergato con vernice nera che, secondo i primi rilievi, potrebbe provenire da bombolette acquistate di recente in un negozio non distante dal luogo dell’imbrattamento stesso.
La scelta dei bersagli non è casuale: tutte le vie colpite si trovano a brevissima distanza dalla sinagoga di via Scarpellini, simbolo di una presenza ebraica radicata nel tessuto del quartiere. L’intento intimidatorio appare evidente, tanto da alimentare preoccupazione non solo tra i fedeli, ma nell’intera cittadinanza. Molti residenti hanno ricordato come, proprio in queste strade, associazioni e istituti scolastici organizzino da anni iniziative di dialogo interreligioso, ora messe in ombra da un gesto che tenta di minare la convivenza civile.
Le prossime mosse degli investigatori
Il lavoro degli inquirenti prosegue su più fronti. Da un lato si sta procedendo alla mappatura completa delle telecamere private e pubbliche presenti nell’area per ottenere un tracciato chiaro degli spostamenti nelle ore immediatamente precedenti e successive al fatto; dall’altro si analizzano eventuali analogie con episodi passati, nella speranza di individuare un possibile modus operandi ricorrente. Gli specialisti della scientifica, intanto, hanno prelevato campioni di vernice e impronte latenti che potrebbero fornire elementi decisivi all’identificazione dei responsabili nelle prossime settimane di indagine.
Parallelamente cresce l’attenzione istituzionale. Il Comando provinciale di Roma sta coordinando un’intensificazione dei pattugliamenti nei punti sensibili del quartiere, mentre la comunità ebraica ha ricevuto rassicurazioni in merito a una vigilanza costante durante le funzioni religiose. L’obiettivo condiviso è scongiurare nuovi atti discriminatori e riaffermare con immediatezza i valori di rispetto e inclusione che dovrebbero caratterizzare la vita comune. L’auspicio è che l’individuazione dei colpevoli, oltre a fare giustizia, contribuisca a restituire serenità a un’area che, fino a pochi giorni fa, si sentiva al sicuro.
