Nei primi nove mesi del suo secondo mandato, la squadra di Ursula von der Leyen ha trasformato dichiarazioni ambiziose in decisioni concrete su economia, clima, sicurezza e ricerca. Il bilancio ufficiale, intitolato «From promise to progress», arriva alla vigilia del tradizionale intervento sullo Stato dell’Unione e illustra risultati che toccano ogni angolo dell’Europa.
Sicurezza, difesa e autonomia strategica europea
Il 2025 ha visto l’Unione compiere un salto di qualità sul terreno della protezione collettiva. Con il piano Readiness 2030, adottato in marzo, Bruxelles ha messo sul tavolo oltre 800 miliardi di euro, combinando risorse nazionali e nuovi strumenti comuni, fra cui il meccanismo Safe, per colmare lacune militari e garantire prontezza operativa. Nello stesso solco si inseriscono gli interventi destinati a tutelare le infrastrutture vitali, dalle reti energetiche alle dorsali sottomarine del traffico dati, coordinati dal pacchetto ProtectEU. Il messaggio politico è chiaro: l’Europa non vuole dipendere da nessuno per la propria sicurezza.
La postura esterna resta altrettanto determinata. Solo nel 2025, attraverso la Ukraine Facility e il sistema di prestiti G7 alimentato dagli asset russi congelati, Bruxelles ha mobilitato oltre 10 miliardi di euro a sostegno di Kiev. Questa scelta combina solidarietà e deterrenza, confermando la volontà di mantenere un orizzonte strategico ampio. In parallelo, la nuova clausola di flessibilità concessa agli Stati membri consente di contabilizzare parte della spesa militare fuori dai vincoli di bilancio, rafforzando ulteriormente la coesione interna di fronte a minacce ibride ed estremismo.
Industria, tecnologia e la sfida della competitività
Nel pieno di una competizione globale che non conosce tregua, la Commissione ha alzato l’asticella con la Bussola della competitività, uno strumento pensato per ridurre dipendenze strategiche, snellire i requisiti normativi e colmare il divario innovativo con Stati Uniti e Asia. A febbraio, al vertice di Parigi, è stato presentato InvestAI, maxi-programma da 200 miliardi di euro volto a finanziare supercomputer, gigafabbriche di processori e soluzioni di intelligenza artificiale. L’obiettivo è chiaro: trasformare le promesse di leadership tecnologica in occupazione qualificata e crescita inclusiva, mettendo le imprese europee nelle condizioni di competere sui mercati più avanzati.
Alla spinta sugli investimenti si affianca la strategia Choose Europe, che convoglierà 500 milioni di euro per attrarre ricercatori e talenti penalizzati dalle nuove restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti. L’agenda prosegue con piani settoriali su life sciences e quantum computing, mentre il programma Horizon Europe resta la più grande fonte pubblica di ricerca al mondo con 93,5 miliardi di euro. L’Italia ricopre un ruolo centrale: Bologna è fra i tredici siti designati a ospitare le prime AI factories, in cui università, start-up e supercalcolo convergono per accelerare applicazioni di frontiera.
Transizione verde e decarbonizzazione
Se la competitività è la bussola, la lotta alla crisi climatica è il motore del nuovo corso europeo. Nel 2024, le emissioni del settore energetico sono scese del 10%, mentre le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 48% del mix elettrico. Con un target di taglio delle emissioni pari al 90% entro il 2040, il Clean industrial deal prevede oltre 100 miliardi di euro per decarbonizzare l’industria, sostenere la filiera delle tecnologie verdi e ridurre i costi energetici. A questo pacchetto si affianca l’Affordable Energy Action Plan, capace di generare risparmi fino a 260 miliardi l’anno alla stessa scadenza.
Esempi concreti arrivano da territori e imprese che stanno sperimentando nuovi modelli di sostenibilità. Le isole greche di Agios Efstratios e Chalki sono divenute laboratori a cielo aperto di neutralità climatica, mentre la start-up danese Hybrid Greentech ha messo a punto piattaforme di accumulo energetico destinate a rivoluzionare la gestione delle reti. Nella stessa direzione si muovono i dialoghi strategici condotti con l’industria italiana dell’auto, della chimica, dell’acciaio e della difesa, che hanno contribuito a disegnare il Clean industrial deal e a individuare interventi mirati per le aziende più energivore, come il comparto ceramico.
Capitale umano, agricoltura e coesione sociale
Un’Europa forte sul piano economico e ambientale necessita di un tessuto sociale altrettanto dinamico. Il piano per un’Unione delle competenze mira a formare milioni di cittadini nelle discipline digitali e STEM, con attenzione specifica all’occupazione giovanile e alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Al contempo, sei pacchetti di semplificazione normativa già approvati dalla Commissione hanno alleggerito burocrazia e oneri amministrativi per imprese, PMI e agricoltori, generando risparmi stimati in oltre 8 miliardi di euro l’anno. L’obiettivo dichiarato è trasformare la transizione in una possibilità di crescita diffusa, non in un freno burocratico.
Sullo sfondo di questi impegni, la Commissione ha inaugurato l’European Board on Agriculture and Food e adottato una visione al 2040 per un’agricoltura produttiva ma sostenibile, in grado di garantire reddito alle aree rurali e sicurezza alimentare al continente. Il messaggio rivolto agli agricoltori è che la trasformazione verde non sarà un percorso di sacrifici isolati, bensì un cammino condiviso, sostenuto da politiche mirate e strumenti finanziari adeguati. In questo quadro, le comunità rurali vengono reinserite al centro della strategia europea di crescita, innovazione e inclusione.
Mercati dei capitali e investimenti per il futuro
Per finanziare obiettivi tanto vasti, l’esecutivo comunitario ha rilanciato l’idea di un’Unione dei risparmi e degli investimenti, concepita per mobilitare una parte dei circa 10 mila miliardi di euro attualmente parcheggiati nei conti correnti europei. L’armonizzazione delle regole di mercato, combinata con nuovi strumenti di garanzia, dovrebbe alimentare un flusso costante di capitali privati verso infrastrutture, imprese innovative e progetti di resilienza energetica. In assenza di un vero mercato unico dei capitali, le risorse interne rischiano di restare inutilizzate proprio quando servono con urgenza.
A completare il quadro si conferma la spinta di NextGenerationEU, che finora ha erogato 362 miliardi di euro ai Paesi membri, con un impatto atteso fino all’1,4% di PIL aggiuntivo entro il 2026. Questo strumento rimane il ponte tra la lezione della pandemia e le ambizioni future dell’Unione, fornendo liquidità a tassi agevolati e legandola a riforme strutturali difficilmente realizzabili con i soli bilanci nazionali. Così Bruxelles intende trasformare il risparmio europeo in motore concreto di crescita, innovazione e coesione sostenibile.
