La tradizione elettronica di Brescia si rinnova attraverso l’energia di Nesh Mayday, producer cresciuto tra i club underground della provincia, oggi anima della rinascita di UMM. Dentro i nuovissimi Dna Studios di Roncadelle, la sua miscela di bassi profondi e melodie taglienti indica una rotta precisa per la musica da ballo italiana.
Un parco giochi per la creatività elettronica
A Roncadelle, pochi minuti dal centro di Brescia, gli ex locali di Media Records hanno mutato pelle e si sono trasformati nei Dna Studios. L’iniziativa, nata su impulso di Nesh Mayday insieme a Beavis e poi condivisa con Teka e gli Aronda, offre tre sale di produzione complete, una cabina per le voci, un’area dedicata al video editing e uno spazio pensato per le riprese. L’idea, in sostanza, è quella di garantire un ambiente modulare dove gli artisti possano sperimentare senza limiti.
Chi varca la soglia di questo nuovo hub trova un’atmosfera che ricorda più un laboratorio creativo che uno studio tradizionale. Ogni stanza vibra di suoni incompiuti, di ritmi appena accennati, di linee melodiche in attesa di diventare canzoni. Per Nesh Mayday si tratta di un vero e proprio parco divertimenti, un luogo dove poter passare dal campionamento analogico alle programmature su Ableton, senza il timore di interrompere quel fragile slancio di ispirazione che, spesso, nasce negli istanti più inattesi possibili.
La firma sonora di Nesh Mayday
Quando si racconta, Nesh Mayday parte sempre dal 2016, anno in cui diede forma alle prime produzioni di Tekno, linguaggio sospeso tra indie e rave nel quale dominavano strumenti rigorosamente analogici. Erano sessioni notturne, fatte di cavi, drum machine, registratori a nastro e lunghi silenzi prima di ogni take. Da allora il producer bresciano ha abbracciato Ableton, perfezionando una tavolozza che oggi spazia dalla Tekno alla Techno fino a incursioni rap-trap, ma senza mai tradire l’istinto originario per le basse frequenze e i kick affilati.
Questa identità sonora si regge su un equilibrio studiato tra polarità opposte: «oscurità e luce», come ama dire lui. Accanto a bassline che scendono in fondo allo stomaco, emergono aperture melodiche ereditate dalla techno più ipnotica e dall’evoluzione emotiva della trap. L’obiettivo non è mai l’effetto momentaneo sul dancefloor, ma la costruzione di un’esperienza che resti impressa, che accompagni il pubblico in un viaggio di tensione e rilascio, proprio là dove la pista diventa narrazione collettiva per qualche ora ancora.
L’incontro decisivo con Gianfranco Bortolotti
La svolta arriva quando OSC, membro di RAPTEKKEN, fa da tramite tra il giovane producer e Gianfranco Bortolotti, mente storica dietro Media Records e simbolo della label UMM. Il primo faccia a faccia tra i due si svolge quasi in maniera informale: poche parole di introduzione, il ricordo condiviso dello stesso quartiere, delle stesse scuole, e poi la musica. È bastata una notte di ascolti riservati per capire che le rispettive visioni potevano incontrarsi e generare qualcosa di nuovo insieme.
Oggi quel primo incontro si è tradotto in un sodalizio quotidiano: Nesh Mayday e Bortolotti condividono computer, console e idee, costruendo sessioni di produzione continue dentro i Dna Studios. Non si tratta di nostalgia, ma di un ponte tra epoche diverse della club culture italiana. UMM rinasce così, recuperando la propria storia e affidandola a una generazione che conosce il senso di comunità dell’underground ma parla un linguaggio tecnologicamente aggiornato e fortemente orientato alle piste europee contemporanee più esigenti oggi.
Una nuova veste per “Born Again”
Tra i primi frutti di questa collaborazione spicca il rinnovato “Born Again” di Ricky L., brano che per molti appassionati rappresenta una pietra miliare del catalogo UMM. Per Nesh Mayday rivisitarlo è stato inizialmente un esercizio privato, quasi una sfida lanciata a se stesso: riuscire a fonderne l’anima house con la tensione della Tekno che lo caratterizza. Il risultato convince Bortolotti, trasformando la versione in un’uscita ufficiale destinata a riaccendere i ricordi dei veterani e a sedurre un pubblico più giovane.
La scelta di toccare un classico non è stata presa alla leggera. «Quel brano lo ascoltavo da quando ero ragazzino», confida il producer, «sentivo il bisogno di cucirlo addosso al mio presente». L’operazione, oltre a sancire la fiducia di UMM nei suoi confronti, dimostra la volontà di collegare passato e futuro del catalogo: pezzi storici riletti con un’attitudine che guarda avanti, mantenendo intatta la loro carica emotiva originaria, e aprendo spazio a nuove interpretazioni su tutti i formati possibili, vinile incluso.
Progetti paralleli e pubblicazioni in arrivo
L’attività di studio non si ferma a un solo alias. Accanto al nome principale, Nesh Mayday alimenta progetti quali H23N MAYDAY, FAT FURY e KICK N CHIPS, tutti in fase avanzata di produzione, alcuni già programmati per la stampa su vinile. È un flusso creativo che scorre senza pausa, come se ogni traccia generasse la successiva in un dialogo continuo. Molte di queste novità confluiranno nel catalogo UMM, altre troveranno collocazione in circuiti indipendenti attenti all’estetica underground più radicale odierna.
Parallelamente, il producer sta curando una serie di singoli e EP pensati appositamente per rilanciare l’immagine di UMM sul mercato internazionale. Ogni release viene testata sul dancefloor, registrando le reazioni del pubblico per rifinire dettagli di mix e arrangiamento. L’obiettivo dichiarato è portare il marchio lombardo nei borsoni dei DJ europei che contano, senza rinunciare a quell’impronta artigianale che contraddistingue le produzioni realizzate tra le mura dei Dna Studios e accendere nuove collaborazioni oltre oceano nel corso del prossimo anno.
Lo sguardo sul panorama internazionale
Mentre vola da uno studio all’altro, Nesh Mayday osserva con attenzione ciò che accade oltre i confini italiani. Secondo lui, i club d’Europa stanno attraversando una fase espansiva: programmazioni più ricche, line-up miste dove hardtechno, techno melodica e contaminazioni rap-trap possono convivere nella stessa notte. È un momento di effervescenza che stimola la sperimentazione e apre porte a produttori capaci di definire un’identità chiara senza temere il confronto con pubblici sempre più esigenti e informati, spinti dalla rete globale attuale.
In questo contesto la moda dell’hardtechno sembra dominare, ma, come sottolinea il producer, chi possiede una firma immediatamente riconoscibile continua emergere. Cita l’esempio di Boris Brejcha, capace di mantenere un suono inconfondibile, o di Insane Teknology, che ha imposto la propria estetica senza scendere a compromessi. La lezione è semplice: la tendenza può cambiare, l’originalità resta. Ecco perché la sfida principale per lui rimane quella di coltivare una personalità artistica solida, indipendente dai trend momentanei che attraversano la scena mondiale.
