Un appello collettivo a digiunare per quarantotto ore, bevendo esclusivamente acqua, ha scatenato entusiasmo e timori. A lanciarlo è stato l’attore Raz Degan, convinto di offrire un “reset” fisico e mentale. Dal mondo medico arriva però un monito netto: senza guida professionale i rischi – dall’effetto yo-yo alla carenza di nutrienti – superano ogni possibile vantaggio.
Risposte della comunità scientifica
La richiesta di affrontare due giorni senza cibo è stata accolta con un coro di avvertimenti da parte di medici e nutrizionisti italiani. L’immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione Umana, ricorda che la parola “dieta” per gli antichi Greci riguardava l’intero stile di vita e non soltanto il conteggio calorico. Senza una valutazione clinica personalizzata, sottolinea, alternare periodi di forte restrizione a fasi di alimentazione normale porta il metabolismo a oscillare, rallentando la capacità di bruciare energia e creando le condizioni per il ben noto effetto di rimbalzo. Il corpo, spaventato dalla carenza improvvisa, conserverà grasso e liquidi, vanificando gli sforzi di chi spera in un calo ponderale rapido.
Ad aggiungere ulteriori cautele interviene l’endocrinologa, dietologa e nutrizionista Silvia Maria Galetti, che lavora presso il Policlinico di Modena. Secondo la specialista, il digiuno – sia esso intermittente che prolungato – è un protocollo “serio quanto un farmaco” e come tale necessita di controlli periodici, bilanciamento di sali minerali e vitamine, oltre che di una valutazione delle condizioni di partenza. Dal suo punto di vista, l’autogestione online può trasformarsi in un boomerang, soprattutto per persone con patologie croniche: cardiopatici, pazienti oncologici o chi segue terapie farmacologiche delicate rischiano di vedere compromessa l’efficacia dei trattamenti.
La moda del digiuno social e la chiamata di Raz Degan
All’inizio dell’estate, l’ex vincitore dell’Isola dei famosi Raz Degan ha pubblicato un post invitante: quarantotto ore di solo acqua, guidate da un gruppo WhatsApp, per sperimentare un presunto salto di benessere. In meno di ventiquattr’ore oltre millecinquecento persone hanno confermato la partecipazione, attratte dall’idea di verificare se il corpo possa resistere più di quanto si creda. Degan, che in passato è arrivato a digiunare dieci giorni consecutivi, descrive la prova come un “viaggio interiore”, precisando che chi aderisce deve prima affrontare una fase preparatoria. Tuttavia, sui social la distinzione tra consiglio e prescrizione medica si assottiglia fino a scomparire.
Proprio questa nebulosa zona grigia preoccupa i clinici. Galetti sottolinea che in un gruppo così eterogeneo si annidano necessariamente soggetti fragili, magari convinti che il digiuno possa potenziare le cure o sostituirle. Anche un’azione innocua come bere acqua può diventare un problema se accompagnata da cali di pressione, iponatriemia o uso scorretto di diuretici. L’esperta non contesta il diritto di Degan di plasmare il proprio stile di vita, ma ricorda che proporlo a decine di sconosciuti equivale a distribuire ricette senza licenza. A pagare lo scotto potrebbero essere proprio i più vulnerabili, spesso alla ricerca di risposte rapide.
Autofagia e ricerca
La scienza, certo, non ignora i possibili risvolti positivi della restrizione calorica. Il biologo Walter Longo, alla guida dell’Istituto di longevità dell’università della California, e il biochimico Guido Kroemer, attivo a Parigi, hanno documentato in laboratorio come la scarsità di nutrienti stimoli l’autofagia: un processo con cui le cellule eliminano proteine danneggiate e organelli ormai inefficaci. Nei modelli animali ciò si traduce in un minor accumulo di malattie cronico-degenerative e in un’aspettativa di vita più lunga, portando alcuni a definire il digiuno un intervento anti-age naturale.
Eppure la traslazione di questi risultati nell’uomo richiede un rigore metodologico che mal si concilia con le sfide lanciate sui social. La stessa “dieta mima-digiuno”, ideata da Longo, prevede apporti calorici ridotti ma bilanciati e riservati a periodi circoscritti, sempre sotto sorveglianza sanitaria. Senza esami del sangue, anamnesi completa e monitoraggio della pressione, i potenziali benefici dell’autofagia rischiano di cedere il passo a squilibri idro-elettrolitici, perdita di massa muscolare e, non di rado, a crisi di ipoglicemia che costringono a interrompere il protocollo nel giro di poche ore.
Metabolismo, effetto yo-yo e danni a lungo termine
Un altro nodo cruciale evidenziato da Minelli riguarda la risposta metabolica agli sbalzi drastici. Quando l’introito energetico crolla, l’organismo riduce il dispendio per proteggere le riserve: una strategia ancestrale che, alla fine del digiuno, si traduce in un recupero di peso rapidissimo. Ironia vuole che la prima perdita registrata sulla bilancia non sia quasi mai grasso, ma acqua e tessuto muscolare, quest’ultimo molto più attivo dell’adipe. Il risultato? Metabolismo più lento, maggiore fatica a dimagrire nel futuro e cicli ripetuti di sacrifici e ricadute.
Le diete che tagliano drasticamente i carboidrati amplificano il problema perché spingono le persone a compensare con proteine e grassi, spesso di qualità discutibile. Frutta, ortaggi e cereali integrali – fonti di fibre, vitamine e minerali indispensabili – vengono sacrificati, aprendo la porta a carenze nutritive che restano subdole finché non sfociano in anemia, stitichezza o aumento del colesterolo LDL. Seguire per mesi regimi sbilanciati può affaticare i reni e alterare la flora intestinale, minando quel delicato equilibrio che gli esperti chiamano asse intestino-cervello.
Supervisione indispensabile
Alla luce di queste evidenze, i professionisti interpellati insistono su un punto: il digiuno, che sia intermittente o prolungato, va trattato come un intervento terapeutico. Minelli ribadisce l’importanza di integrare sali minerali, vitamine idrosolubili e, in alcuni casi, aminoacidi essenziali per preservare la massa magra. Un follow-up regolare – analisi emato-chimiche, controllo della pressione, eventuale elettrocardiogramma – consente di individuare in tempo reale segni di stress organico. L’obiettivo non è demonizzare la pratica, ma inserirla in un percorso personalizzato che tenga conto di età, patologie e stili di vita.
In sostanza, la promessa di “resettarsi” in quarantotto ore può sedurre chi vive il peso come un’ossessione o desidera un senso di controllo sul proprio corpo, ma nessun shortcut sostituisce un’alimentazione equilibrata e sostenibile nel tempo. I medici ricordano che il benessere autentico nasce dall’interazione di movimento, sonno di qualità, gestione dello stress e relazioni significative. Un post virale non ha la forza di cambiare questa verità, né di cancellare la necessità di un confronto diretto con professionisti abilitati prima di varcare la soglia di un digiuno estremo.
