Roma si prepara a riaccendere la propria memoria collettiva: dal 18 al 21 settembre, narratori, storici e studiosi si ritroveranno nel cuore della capitale per la quarta edizione del Roma Storia Festival, quest’anno dedicata a «Il racconto di Roma». Quattro giornate di incontri e lezioni, tutte a ingresso libero, pensate per avvicinare il grande pubblico al passato della Città Eterna.
Quattro giorni per rileggere la Città Eterna
Il festival si snoderà tra piazza di Pietra, la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano e l’Aula del Consiglio della Camera di Commercio, luoghi scelti non soltanto per la loro bellezza, ma anche per la capacità di trasformarsi in una vera e propria aula a cielo aperto. L’appuntamento nasce dal desiderio di offrire a romani e visitatori un momento di immersione totale nella storia urbana, dalle origini mitiche ai conflitti più recenti, attraverso un piano di eventi che non richiede alcun biglietto d’ingresso. La cornice architettonica diventa così parte integrante del racconto, completando la narrazione con mura, colonne e architravi che hanno già molto da dire.
A scandire la rassegna, ben diciotto lezioni magistrali, tutte introdotte da Marta Bulgherini, che offriranno prospettive diverse e complementari sullo stesso tema: Roma come musa, palcoscenico, ossessione o laboratorio di idee. Il salto qualitativo rispetto alle edizioni precedenti è evidente: da tre a quattro giornate, dal semplice ciclo di incontri a un vero e proprio cartellone che copre quasi ogni ora di luce. Un format che mira non solo a divulgare, ma a creare un dialogo costante tra chi racconta e chi ascolta, nell’intento di far risuonare il passato con le domande del presente.
Un viaggio affidato alle voci dei grandi
Tra gli ospiti spiccano nomi che, ciascuno a modo suo, hanno indagato e restituito l’anima della città: Francesca Cappelletti racconterà «Roma come musa: artisti stranieri nella Città Eterna», mentre Giancarlo De Cataldo si addentrerà nella «Roma in cronaca nera». Corrado Augias, con «Giordano Bruno. Le fiamme e la ragione», offrirà uno sguardo sulle ferite aperte dell’Inquisizione, seguito dal viaggio di Alessandro Vanoli nella «riscoperta di Roma». Ciascun intervento promette di illuminare una sfaccettatura diversa, restituendo un mosaico di voci che attraversano i secoli senza perdere di vista l’attualità.
Il programma prosegue con la «razzia del ghetto» narrata da Anna Foa e il «supplizio di Beatrice Cenci» ricostruito da Lisa Roscioni. Giovanni Bietti omaggerà «La Tosca: Puccini a Roma», mentre Maria Giuseppina Muzzarelli ripercorrerà «La città dei pellegrini: il primo giubileo». A seguire, Alessandra Bucossi metterà in relazione Roma e Costantinopoli, Costantino D’Orazio riporterà alla luce la «Roma Pop» degli anni Sessanta e Giuseppe Patota, con le letture di Luca Pedron, interrogherà il legame tra «Dante e Roma». Il filosofo Vito Mancuso dedicherà la sua riflessione a «La lezione di Seneca», mentre Antonio Forcellino illustrerà «Gli affari del genio» nel Rinascimento. Chiuderanno le giornate Steve Della Casa con «Da Romolo e Remo al Gladiatore», Paolo Di Paolo (con un intervento di Dacia Maraini) su «Roma è un romanzo», Luciano Canfora sulla «Res publica vista dai collaborazionisti» e Melania Mazzucco con «Donne di pietra e di bronzo».
L’impegno degli organizzatori
La manifestazione è promossa e organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, ideata e progettata da Editori Laterza con il patrocinio della Commissione Europea e di Roma Capitale – Assessorato alla Cultura. In conferenza stampa, il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti, ha sottolineato il valore di un evento che «segna la ripresa delle attività dopo la pausa estiva». Dal debutto a oggi, il Roma Storia Festival è passato da nove a diciotto lezioni, da tre a quattro giorni, mantenendo la gratuità come elemento chiave per garantire la massima partecipazione. Un gesto di apertura alla cittadinanza che diventa a sua volta un invito a sentirsi parte di un racconto più grande.
Dello stesso avviso Giuseppe Laterza, che ha ricordato la scelta di «far rivivere i mille volti della Città Eterna attraverso i suoni, le immagini e la voce di chi, nei secoli, ha provato a catturarne l’essenza». L’editore ha rimarcato quanto sia importante unire linguaggi differenti—letteratura, cinema, arte, musica—per restituire una Roma viva, sempre cangiante eppure coerente nella propria identità. L’idea è che, sottraendo la storia alle biblioteche polverose e consegnandola alla piazza, si generi un senso di appartenenza capace di collegare generazioni e prospettive.
Dialoghi giovani sul mito romano
Il calendario include anche un momento di confronto tra le nuove generazioni: venerdì alle 10.30, nell’Aula del Consiglio della Camera di Commercio, gli studenti del Liceo Scientifico “Plinio Seniore” e del Liceo Scientifico “Ettore Majorana” si sfideranno in un dibattito sul tema «La Roma monumentale – quella descritta nelle guide turistiche – è il racconto più rappresentativo della Città Eterna?». A introdurre sarà Silvia Cacioni, mentre la discussione sarà coordinata da Roberta Camarda. L’idea di mettere a confronto le opinioni dei più giovani nasce dalla convinzione che solo così si possa misurare la vitalità di una città che, pur essendo antichissima, non smette di rigenerarsi.
L’incontro tra studenti non rappresenta un intermezzo marginale, ma un tassello fondamentale del festival: un modo per mostrare come il patrimonio non appartenga soltanto a chi lo studia professionalmente, bensì a chiunque intenda interrogare il presente con le domande del passato. Un esercizio di educazione civica e culturale che, nel proporre una visione meno stereotipata della capitale, apre varchi di consapevolezza e di dialogo.
Partecipare è semplice
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Chi desidera assicurarsi un accesso prioritario può registrarsi online e presentarsi con almeno quindici minuti di anticipo nei luoghi del festival. L’organizzazione consiglia di arrivare per tempo, sia per trovare posto sia per vivere appieno l’atmosfera di attesa che precede le lezioni. La gratuità, lungi dall’essere un mero dettaglio, diventa in questo caso uno strumento di democrazia culturale: nessuna barriera economica, nessuna prenotazione a pagamento, soltanto la voglia di condividere conoscenza e curiosità.
Per chi deciderà di partecipare, l’invito è a lasciarsi trasportare senza preconcetti: dagli affreschi cinquecenteschi alle note di Puccini, dalle cronache nere ai ricordi del Giubileo, ogni lezione sarà un tassello di un puzzle che, alla fine, comporrà un’unica immagine: Roma come racconto di se stessa. Un’occasione, dunque, per scoprire o riscoprire un passato che continua a riflettersi nelle pietre, nei vicoli e nelle domande di chi, ancora oggi, vuole capire dove siamo diretti guardando da dove veniamo.
