L’Italia non arretrerà di un passo lungo la linea blu: se i caschi blu delle Nazioni Unite dovessero rientrare, una missione strettamente bilaterale con Beirut raccoglierà il testimone senza interruzioni, ha assicurato il ministro della Difesa Guido Crosetto, determinato a presentare al Parlamento una proposta di impegno rafforzato.
Una presenza strategica da preservare
La scelta di proseguire l’azione militare in Libano, anche in assenza di un ombrello internazionale, testimonia la volontà italiana di restare al fianco di un Paese che vive da decenni nella precarietà. Crosetto ha sottolineato come la nostra partecipazione non sia mai stata dettata da interessi occasionali: l’obiettivo, fin dall’inizio, era contribuire a un equilibrio delicatissimo lungo la frontiera meridionale. Ora, di fronte al possibile ritiro di Unifil, l’esecutivo intende dimostrare che Roma è pronta ad assumersi responsabilità dirette, senza demandare ad altri la tutela di una fragile tregua.
Il ragionamento del ministro ruota attorno a un concetto semplice: non si può abbandonare una popolazione che ha imparato a contare su un presidio ritenuto credibile dalle parti in conflitto. La missione italiana, quindi, non si limiterebbe a un sostegno simbolico, ma continuerebbe a schierare uomini, mezzi corazzati ed elicotteri con compiti di pattugliamento e di collegamento con l’esercito libanese. In più, la permanenza sul terreno sarebbe la base per evitare che l’area precipiti nuovamente in uno scontro aperto e, di riflesso, per impedire un’ulteriore destabilizzazione regionale.
Il nodo del multilateralismo in crisi
Dietro l’annuncio di Crosetto si nasconde un messaggio più ampio rivolto alla comunità internazionale. Il ministro ha deplorato che, negli ultimi anni, il ricorso a strumenti multilaterali sia diventato quasi impopolare; eppure, ha ricordato, «un’interposizione multinazionale resta la vera alternativa alla prosecuzione dei conflitti». Dalla Siria a Gaza, passando per l’Ucraina, la logica di una forza imparziale costituisce, a suo avviso, l’unica strada percorribile per trasformare la parola “guerra” in “ricostruzione”.
L’Italia si muove con la consapevolezza che il vuoto lasciato dalle organizzazioni internazionali rischia di essere colmato da egemonie di parte. Pertanto, ha dichiarato il titolare della Difesa, Roma si prepara a mettere a disposizione risorse aggiuntive per il Libano, pur ribadendo la speranza che l’Onu ripensi alla propria linea di disimpegno. Il futuro del mantenimento della pace, ha concluso, passa da una rinascita del multilateralismo: ignorarlo significherebbe condannare le aree di crisi a un conflitto senza fine.
Voci dalle Forze Armate
Le parole di Crosetto hanno trovato eco favorevole tra gli alti gradi militari italiani. Diversi analisti in divisa ritengono che l’impegno del Paese dei Cedri costituisca una sorta di “palestra” in cui l’Italia esercita da tempo la propria vocazione di garante della sicurezza. Gli ufficiali ricordano come la nostra presenza nella fascia di confine abbia sempre superato il migliaio di uomini, contribuendo alla stessa leadership della missione internazionale con numerosi comandanti provenienti da Roma.
Da quarant’anni, i rapporti di fiducia instaurati con le forze armate libanesi sono diventati un pilastro della cooperazione bilaterale. A giudizio di molti esperti, proprio questa sintonia permetterà di trasformare senza scosse Unifil in un dispositivo solo italiano, qualora l’Onu battesse in ritirata. L’addestramento, la logistica e la condivisione di intelligence, già in atto, farebbero da base a un nuovo assetto capace di sostenere l’esercito libanese nella gestione delle proprie frontiere, inclusa quella con la Siria, oggi esposta a infiltrazioni di gruppi estremisti.
La prospettiva del generale Bertolini
Secondo il generale Marco Bertolini, ex comandante del Comando Operativo di vertice interforze, la linea del governo italiano è coerente con una lunga tradizione che vede il nostro Paese tra i principali garanti della stabilità libanese. Il confine meridionale, ha spiegato, resta un punto di frizione costante con Israele; contestualmente, la frontiera orientale con la Siria, agitata dalle milizie di Hayat Tahrir al Sham, amplifica i rischi. In questo scenario, l’Italia ha sempre schierato un contingente robusto, dotato di assetti corazzati e aerei, capace di rassicurare la popolazione e di scoraggiare eventuali escalation.
Il generale è convinto che un eventuale ritiro di Unifil non debba tradursi in un vuoto di sicurezza. Pur riconoscendo che una missione bilaterale non potrà esprimere lo stesso peso politico di un mandato Onu, Bertolini ritiene che l’autorevolezza conquistata dalle truppe italiane sul terreno garantisca comunque un effetto di dissuasione. A suo parere, la chiave sarà continuare a frapporsi fisicamente tra le parti per impedire la ripresa dei combattimenti, evitando nuove distruzioni e vittime civili.
L’interpretazione del generale Tricarico
Più sfumata, ma non meno favorevole, la lettura del generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e oggi presidente di una fondazione di studi strategici. A colpirlo è stata, innanzitutto, la «generosità» di un’offerta che non nasce da pressioni di Washington né da “giri di questua” delle Nazioni Unite. Il ministro, ha osservato Tricarico, ha agito per senso di responsabilità verso un Paese le cui forze armate faticano ancora a neutralizzare il peso politico e militare di Hezbollah.
Tricarico vede nell’Arma dei Carabinieri un ulteriore valore aggiunto: un corpo che, per storia e versatilità, potrebbe operare con profitto in un ambiente complesso come quello libanese, rafforzando la stabilità interna e le capacità di controllo del territorio. Il generale ha però messo in guardia da un possibile effetto domino: il disimpegno dell’Onu in Libano potrebbe essere solo il primo di una serie di ritiri, favorita dalla nuova postura isolazionista di Washington. In questo contesto, ribadisce, l’Italia deve prepararsi a colmare i vuoti lasciati dal multilateralismo, se vuole continuare a essere un attore credibile sulla scena internazionale.
