Una giovane turista italiana trascorrendo una nottata sulle coste di Durazzo è stata vittima di una brutale violenza sessuale: le autorità albanesi hanno fermato un uomo di 26 anni con precedenti penali. L’episodio, avvenuto all’alba, ha scosso la comunità locale e dato avvio a un’inchiesta serrata.
Denuncia e fermo immediato
Secondo la ricostruzione resa nota dalla polizia albanese, l’allarme è scattato pochi minuti dopo le 5.30, quando alcuni addetti dell’hotel affacciato sulla spiaggia hanno individuato la giovane in evidente stato di shock. Gli agenti giunti sul posto hanno immediatamente raccolto le prime testimonianze e avviato le ricerche. Nel giro di poche ore il sospetto, identificato come Leonardo P., 26 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali, è stato rintracciato e condotto in centrale. La rapidità del fermo rappresenta, secondo gli inquirenti, un segnale della collaborazione tra strutture alberghiere e forze di sicurezza locali.
La denuncia formale, presentata poche ore dopo, è stata accolta con la massima priorità dal procuratore di Durazzo. Gli investigatori hanno disposto l’arresto preventivo del ventiseienne, ritenendo concreto il rischio di fuga e di inquinamento probatorio. In conferenza stampa, la questura ha sottolineato come la tutela delle vittime, soprattutto quando si tratta di visitatori stranieri, costituisca un impegno imprescindibile per il Paese, particolarmente impegnato a promuovere un turismo sicuro. Il fascicolo aperto ipotizza il reato di violenza sessuale aggravata, fattispecie che in Albania comporta pene fino a diversi anni di reclusione.
Le immagini di sorveglianza e l’identificazione
L’elemento decisivo per inchiodare il sospetto è stato il sistema di telecamere installato lungo il litorale e all’interno della struttura ricettiva. I filmati, analizzati fotogramma per fotogramma, mostrano un uomo che si avvicina ai lettini poco prima del fatto, si china sulla giovane turista e, dopo alcuni minuti, si allontana verso la parte più buia della spiaggia. Leonardo P. è stato riconosciuto dagli agenti grazie a un tatuaggio ben visibile sul braccio sinistro, dettaglio comparso chiaramente nelle registrazioni esaminate in ordine cronologico.
La successiva perquisizione ha permesso di sequestrare gli abiti indossati quella notte, ora oggetto di analisi di laboratorio per rilevare eventuali tracce biologiche. Il materiale, spiegano gli inquirenti, potrà confermare in maniera inequivocabile le responsabilità o sostenere le difese dell’indagato. Nel primo interrogatorio, il ventiseienne ha ammesso di aver avuto un rapporto con la ragazza, insistendo tuttavia sulla natura consensuale dell’incontro. Gli inquirenti, alla luce delle immagini e delle prime evidenze mediche, ritengono invece che la dinamica sia incompatibile con un consenso libero.
Condizioni della vittima e indagini in corso
La giovane è stata accompagnata all’ospedale cittadino, dove i sanitari hanno riscontrato lividi sul collo, sulle mani e in altre parti del corpo, compatibili con un’aggressione violenta. Alla vittima è stato garantito il supporto di un’équipe multidisciplinare, composta da medici, psicologi e assistenti sociali, per affrontare le conseguenze fisiche ed emotive dell’accaduto. I protocolli adottati prevedono controlli regolari e la somministrazione di terapie preventive, al fine di tutelare la salute complessiva della ragazza e agevolare il percorso di ripresa personale.
Nella sua deposizione, resa con l’assistenza di personale specializzato, la diciottenne ha spiegato di aver trascorso la serata con alcuni amici, consumando bevande alcoliche. Verso l’alba, racconta, si sarebbe allontanata dal gruppo per sedersi su un lettino, a pochi metri dall’albergo. Proprio in quel frangente, stando al verbale, lo sconosciuto si sarebbe avvicinato, avrebbe tentato un approccio e, di fronte al rifiuto, l’avrebbe aggredita. Le indagini proseguono con l’acquisizione di testimonianze ulteriori e di referti, nella prospettiva di chiudere velocemente l’istruttoria e portare il caso in tribunale.
