La competitività europea non si misura soltanto in bilanci, ma nella capacità delle sue imprese di reinventarsi e guidare il cambiamento, trasformando sfide globali in opportunità concrete per l’intero continente.
Una rete di Pmi che chiede guida
In tutta l’Unione l’ossatura produttiva è costituita da una moltitudine di piccole e medie imprese: rappresentano quasi il 97% del totale, generano circa il 41% del valore aggiunto e garantiscono il 49% dei posti di lavoro. Questa fitta trama imprenditoriale alimenta vivacità economica e radicamento territoriale, ma, come ripetono da tempo gli analisti, ha bisogno di una bussola per attraversare i rapidi mutamenti imposti dalla competizione internazionale. Senza un punto di riferimento capace di imprimere direzione e velocità, il rischio è di disperdere talento, innovazione e capitale in mille rivoli isolati.
La risposta a questa esigenza passa dall’emergere di imprese guida, autentiche locomotive di settore che, grazie a dimensioni più robuste e a visione strategica, sappiano trascinare l’intera filiera verso frontiere tecnologiche e produttive più avanzate. Non si tratta di surclassare le PMI, bensì di creare sinergie: quando un attore capofiliera investe, innova, sperimenta processi sostenibili, offre automaticamente alle aziende più piccole standard, mercati e competenze a cui agganciare le proprie ambizioni. In tal modo ogni anello diventa più competitivo e la catena si rafforza nel suo complesso.
La visione di Markus Kerber
Da questo scenario parte l’analisi di Markus Kerber, già vertice della Federation of German Industries e oggi managing partner di 1886 Ventures. Intervenendo a Villa d’Este in occasione del Forum internazionale di Cernobbio, Kerber ha ribadito che «un’Europa dinamica richiede imprese altrettanto dinamiche», indicando in maniera netta dove risieda la leva dello sviluppo. Secondo l’economista tedesco, soltanto aziende dotate di competenze manageriali solide, visione chiara e strategia di lungo periodo possono trasformare le sfide globali in sentieri di crescita, evitando che il continente resti schiacciato tra Stati Uniti e Asia.
Il suo messaggio ruota attorno a un punto essenziale: le istituzioni non possono inventare dal nulla imprese innovative. Ciò che possono e devono fare è predisporre un ecosistema che favorisca la nascita, il radicamento e l’espansione di campioni industriali. Norme chiare, mercati integrati, infrastrutture fisiche e digitali all’altezza, accesso a capitale e competenze: sono questi, secondo Kerber, i fattori che permettono a un’impresa di concepire prodotti d’avanguardia, di scalarli rapidamente e di competere nei mercati globali senza timori reverenziali né complessi.
Un’Europa che agisce da catalizzatore
L’idea di Kerber si traduce in una richiesta precisa agli organismi comunitari: fare da catalizzatore, non da costruttore. In altre parole, l’Europa deve occuparsi di definire un quadro regolatorio stabile, incentivare ricerca e sviluppo e sostenere la formazione, lasciando alle imprese il compito di rischiare, sperimentare e crescere. Questa distinzione di ruoli appare fondamentale in un tempo in cui le tecnologie evolvono alla velocità del pensiero e in cui la concorrenza globale si gioca sul terreno dell’adattabilità e della resilienza.
In quest’ottica, le imprese guida assolvono un duplice compito: traggono beneficio dalle condizioni favorevoli imposte dal legislatore e, al contempo, ridistribuiscono valore lungo la filiera, coinvolgendo fornitori, centri di ricerca e startup. Quando la catena funziona, l’innovazione si diffonde come un’onda, raggiungendo anche i segmenti più periferici dell’economia. Il risultato è un mercato interno più coeso, capace di presentarsi sulla scena mondiale con un’unità di intenti che finora è spesso mancata. E ogni avanzamento tecnologico che maturi in una regione, si riverbera altrove, alimentando un circolo virtuoso di competitività condivisa.
Cernobbio, la ricerca e lo sguardo al futuro
Il discorso di Kerber ha fatto da cornice alla presentazione dello studio «Guidare il futuro: le aziende capofiliera come motore di innovazione e sostenibilità per le filiere industriali italiane ed europee», realizzato da Philip Morris Italia insieme a Teha. Il report, illustrato durante la cinquantunesima edizione del Forum di Cernobbio, sottolinea come i grandi attori industriali possano accelerare la transizione verso modelli produttivi a basso impatto, allineando i loro ecosistemi di fornitori a pratiche sempre più attente all’ambiente e alla competitività.
La sede stessa dell’incontro, Villa d’Este, è diventata simbolo di un dialogo che coniuga tradizione e avanguardia. Fra interventi di economisti, manager e policy maker, è emerso un sentimento condiviso: oggi più che mai l’Europa deve scommettere su se stessa. Significa puntare sull’ingegno imprenditoriale, sulla ricerca, su partnership pubblico-private che non si esauriscano in dichiarazioni d’intenti. Solo trasformando i propositi in investimenti concreti sarà possibile assicurare al continente un progresso sostenibile e, soprattutto, durevole, per le generazioni che verranno domani.
