Martedì 12 agosto la Corte Carlo Malatesta di Longiano accoglie la musica classica contemporanea dei New Music Project. L’appuntamento, inserito nella rassegna estiva «Sagge sono le Muse», offre un concerto itinerante ad ingresso libero in cui improvvisazione, virtuosismo e dialogo con le opere d’arte ridisegnano il rapporto fra suono e spazio.
La rassegna Sagge sono le Muse accende Longiano
Da vent’anni Sagge sono le Muse trasforma il borgo romagnolo in un laboratorio dove generazioni differenti di ascoltatori sperimentano forme musicali poco battute. Il progetto, animato dalla visione culturale della Fondazione Tito Balestra, promuove la contaminazione tra linguaggi: pittura, scultura e note dialogano sotto il cielo d’agosto. L’edizione 2025 prosegue questa vocazione e invita il pubblico a vivere la performance come esperienza collettiva. Niente platee frontali, nessun confine fisso tra interpreti e spettatori: la corte diventa un anfiteatro naturale, il pubblico si sposta insieme ai suoni, e la serata evolve in un racconto fatto di silenzi, echi e scoperte inattese.
Il programma scelto per il 12 agosto non propone un repertorio tradizionale, bensì un percorso di brani aperti in cui l’improvvisazione svolge il ruolo di linfa vitale. Le partiture si piegano alle intuizioni del momento, i timbri si incrociano creando climi che mutano in tempo reale. Contemporary classical non indica soltanto uno stile ma una filosofia: ascolto reciproco, ricerca timbrica, e un legame profondo con l’energia del luogo. Ogni arco, ogni alito nel trombone, ogni percussione nasce osservando un dipinto, un capitello, una pietra antica, al punto che lo spazio del castello diventa il quarto musicista invisibile.
New Music Project: un laboratorio di libertà sonora
Fondato per esplorare zone di confine tra scrittura e estemporaneità, il New Music Project riunisce interpreti che condividono curiosità e spirito pionieristico. A Longiano il cuore del gruppo batte grazie all’incontro di tre personalità complementari: il trombone di John Kenny, le percussioni di Rodolfo Rossi e il violoncello di Pauliina Haustein. Alla loro esperienza si affiancano giovani strumentisti selezionati nei corsi estivi sammarinesi, capaci di integrare freschezza e rigore. L’equilibrio che ne scaturisce è una trama collettiva, in cui l’invenzione è sostenuta da una disciplina quasi artigianale, e ogni gesto sonoro riflette una scelta consapevole.
Le prove, iniziate giorni prima del debutto, non seguono lo schema consueto di un concerto classico: partono da esercizi di respirazione, sessioni di ascolto a occhi chiusi e passeggiate tra i corridoi del castello per captarne la riverberazione. Da questo rituale nasce una scaletta flessibile che ingloba composizioni originali, frammenti di tradizione medievale e momenti di pura improvvisazione. Il pubblico viene invitato ad abbandonare l’atteggiamento passivo, a muoversi, persino a suggerire temi melodici. Il concerto diviene così un cantiere aperto, un atto di fiducia reciproca che scardina il confine tra palco e sala, restituendo alla musica la sua dimensione originaria di festa condivisa.
Ritratti dei tre solisti
Tra i protagonisti spicca John Kenny, trombonista e compositore scozzese di adozione britannica che da decenni si confronta con repertori che vanno dal Rinascimento al più spinto avanguardismo. La sua ricerca lo ha portato a riscoprire strumenti arcaici, come il corno di bronzo celtico, e a collaborare con orchestre sinfoniche, compagnie di teatro-danza e studi di sound design. A Longiano porta la sua inesauribile tavolozza di timbri, capace di trasformare un frammento melodico in un racconto epico o in un sussurro intimo. Il pubblico rimane spesso sorpreso dalla delicatezza con cui un fiato così possente sa diventare carezza, un dono che nasce da tecnica cristallina e profonda empatia.
Alle percussioni, Rodolfo Rossi rappresenta la curiosità senza confini: dal jazz a festival di musica elettronica, passando per il teatro di parola, ha sperimentato materiali, pelli e metalli come se fossero tavolozze di un pittore. La sua batteria può evocare tempeste tropicali o sospiri lunari con la stessa eleganza. Accanto a lui la violoncellista finlandese Pauliina Haustein intreccia arco e voce interiore in un fraseggio che nasce dall’improvvisazione colta. L’esperienza orchestrale le fornisce disciplina, la pratica improvvisativa le regala audacia; due qualità che utilizza anche nel quotidiano, tra spartiti e gemelle da crescere. Nel dialogo con Kenny e Rossi diventa ponte fra melodie cantabili e paesaggi sonori astratti.
Un castello che diventa palcoscenico itinerante
Il Castello Malatestiano non ospita semplicemente un concerto: ne diventa coautore. L’evento inizia nel cortile, dove la luce del tramonto accende le mura di toni ramati, poi si sposta in corridoi affrescati e saloni che custodiscono la collezione d’arte moderna. Ogni tappa propone un assetto acustico differente, così che i brani mutino colore a seconda della stanza. Il rumore lieve dei passi, l’eco di un arco che vibra contro la pietra, persino il fruscio di un quaderno che si apre si fondono nell’impasto sonoro, restituendo a chi ascolta la sensazione di essere parte di un film girato in presa diretta.
L’itineranza consente inoltre un dialogo serrato con le opere conservate dalla Fondazione: sculture e tele diventano partitura visiva per gli interpreti, che ne colgono nuance cromatiche e spunti ritmici. Il pubblico, libero di avvicinarsi, può osservare da vicino dettagli che forse gli erano sfuggiti durante visite ordinarie. La musica si rivela così strumento di sguardo, lente capace di rendere percepibili venature e prospettive impercettibili. Concluso il percorso, la corte riabbraccia i presenti per un momento di condivisione finale: applausi, luci calde, chiacchiere sommesse, mentre le note sfumano nell’aria serale di Romagna.
Prenotazioni e prossimi eventi
L’ingresso al concerto è a offerta libera, ma i posti sono limitati: la prenotazione anticipata è quindi consigliata contattando la segreteria della Fondazione Tito Balestra. Chi si assicura il proprio posto potrà ritirare il coupon d’accesso la sera stessa, un gesto pensato per evitare assembramenti all’ingresso e garantire a ciascuno un’esperienza in piena sicurezza. La musica vive di attese e di sorprese, ma l’organizzazione preferisce che la sorpresa non riguardi la disponibilità di sedute; per questa ragione invita il pubblico a confermare la presenza con qualche giorno d’anticipo.
Chi desidera prolungare l’incanto potrà tornare sabato 23 agosto all’alba per un nuovo capitolo della rassegna, dedicato alla tradizione sudamericana. Alle prime luci del giorno risuoneranno il canto di Costanza De Sanctis e il pianoforte dell’argentino Andres Langer, in un repertorio che spazia dal tango alla milonga fino alle pagine più intense di autori contemporanei d’Oltreoceano. Sarà un’immersione in un’Argentina di sogni e nostalgia, ideale per chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dal respiro dell’orizzonte. Dall’emozione notturna del castello alla carezza dell’aurora, la musica continua a tracciare, a Longiano, un sentiero di dialogo fra mondi e sensibilità.
