C’è un’ombra lunga che accompagna la figura granitica di Vladimir Putin, e non è fatta solo di guerre, strategie o dossier. Dentro quel cono di silenzio istituzionale si nascondono anche i legami di sangue più personali: le figlie di Vladimir Putin, una presenza che sfugge ai riflettori ma che affiora, di tanto in tanto, come un sussurro tra le pieghe del potere. Delle due ufficialmente riconosciute, Maria Putin è forse quella che più ha fatto parlare di sé, ma in modo sorprendentemente sobrio.
Il profilo sfuggente di Maria: una vita dietro il microscopio
Maria Vladimirovna Vorontsova non ama le luci della ribalta. Non le ha mai amate. Nata nel 1985, in piena Unione Sovietica, è cresciuta tra scorte discrete e discrezione assoluta. A Mosca si dice che già da bambina le venisse insegnato a “non dire mai nulla di personale nemmeno allo specchio”. E lei, a quanto pare, ha seguito quel consiglio alla lettera.
Oggi è un medico affermato, specializzata in endocrinologia pediatrica, con un curriculum che fila dritto come un treno: biologia a San Pietroburgo, laurea in medicina a Mosca, poi un dottorato che l’ha catapultata nei vertici della ricerca clinica. Ma dietro i titoli e gli articoli accademici, si cela un dettaglio non trascurabile: il suo cognome cambiato, una barriera anagrafica per mimetizzarsi. Maria è anche coinvolta in progetti biotech finanziati dallo Stato russo, alcuni dei quali passati al vaglio dello stesso Cremlino.
Una donna potente, ma invisibile. E qui inizia il paradosso: più si cerca di nasconderla, più cresce la curiosità. D’altronde, non capita tutti i giorni che una delle figlie di Vladimir Putin firmi articoli scientifici accanto a uomini scelti dal cerchio stretto del potere.
Katerina e la danza dei segreti
Se Maria ha scelto la scienza, Katerina Tikhonova ha preso un’altra strada. Una strada fatta di danza acrobatica, algoritmi e jet privati. Seconda figlia ufficiale di Putin, nata appena un anno dopo la sorella, a Dresda, quando il padre lavorava per il KGB.
Katerina è una figura sfaccettata, difficile da incasellare: da una parte ballerina internazionale in una disciplina poco nota ma ad altissimo tasso atletico, dall’altra direttrice di un istituto di intelligenza artificiale presso l’Università Statale di Mosca. Una mente brillante, certo, ma con agganci che hanno fatto discutere: fondi pubblici a pioggia, relazioni con oligarchi, un matrimonio – ormai finito – con Kirill Shamalov, figlio di uno degli amici più stretti di Putin.
Tikhonova è il suo alias, eppure è ormai noto che si tratta proprio di lei. A differenza della sorella, appare (raramente) in video ufficiali, in interviste scientifiche, nei simposi sull’innovazione. Ma sempre in una cornice neutra, mai compromettente. Una comparsa dosata con il contagocce.
E se è vero che in Russia tutto può diventare oggetto di disinformazione, il mistero intorno a lei – alimentato anche da foto mai confermate e contatti con aziende high-tech – la trasforma in una figura quasi mitologica. Un’altra tra le figlie di Vladimir Putin che, nel loro apparente anonimato, incidono nei gangli vitali dello Stato.
Elizaveta: la figlia sussurrata
Qui si entra in un territorio più scivoloso. Elizaveta Krivonogikh sarebbe nata da una relazione extraconiugale tra Putin e Svetlana Krivonogikh, ex donna delle pulizie, oggi proprietaria di hotel di lusso. La giovane, meglio conosciuta con il nome artistico Luiza Rozova, ha frequentato ambienti parigini, ha posato su Instagram, si è espressa in inglese e francese come una perfetta figlia della globalizzazione.
Il suo volto, analizzato da giornalisti e algoritmi di riconoscimento facciale, somiglierebbe in modo inquietante a quello del presidente russo. Ma nessuna conferma. Solo silenzi, rimozioni, profili cancellati. Il Cremlino, da sempre, non ammette deviazioni dalla narrazione ufficiale. Eppure, quando Luiza ha interrotto improvvisamente ogni presenza pubblica dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la cosa non è passata inosservata.
Nel mosaico delle figlie di Vladimir Putin, Elizaveta è il tassello che non dovrebbe esserci, ma c’è. Una presenza che imbarazza, e per questo viene ignorata.
I figli nascosti con Alina Kabaeva?
La parte più torbida della storia inizia qui. Da anni si vocifera che Putin abbia una relazione con Alina Kabaeva, ex campionessa olimpica di ginnastica ritmica, diventata poi deputata e direttrice di un gruppo editoriale pro-governativo. I due non sono mai apparsi insieme in pubblico, ma tutti, da Mosca a Zurigo, danno per scontato il legame.
Secondo fonti giornalistiche svizzere e rapporti investigativi internazionali, da questa unione sarebbero nati almeno due figli, forse quattro, tra cui una coppia di gemelli. Sarebbero nati all’estero, forse in Svizzera, forse in una clinica privata blindata da guardie armate e passaporti falsi.
Eppure, non c’è nulla di ufficiale. Niente foto, niente certificati. Solo un silenzio assordante, inframmezzato da mezze frasi e smentite meccaniche. Le figlie di Vladimir Putin – quelle riconosciute e quelle solo sospettate – vivono sotto una campana di vetro scurissima, in cui ogni crepa diventa una notizia.
Il silenzio come strategia
C’è chi lo chiama rispetto della privacy. Altri lo leggono come un calcolo glaciale: meno si sa, meno si può attaccare. Putin non ha mai nascosto la sua intenzione di tenere la famiglia fuori dai radar. E fino ad ora, in buona parte, ci è riuscito. Nessuna di queste donne ha mai rilasciato dichiarazioni politiche. Nessuna si è mai candidata. Nessuna ha mai parlato pubblicamente del padre.
Eppure, tutte gravitano attorno a strutture chiave del potere. Ricerca genetica, innovazione tecnologica, media, finanza. Il fatto che non parlino non significa che non influenzino. Anzi.
Nel corso degli anni, il nome “Putin” è stato separato chirurgicamente dai cognomi delle figlie. Ma i legami, per quanto nascosti, si intuiscono. Si vedono nei finanziamenti, nei movimenti societari, nei viaggi diplomatici mai registrati.
Conclusione: donne invisibili, ma centrali
Le figlie di Vladimir Putin incarnano il paradosso perfetto del potere russo: tutto è visibile, ma nulla si può afferrare. Sono figure che non esistono ufficialmente, ma che lasciano impronte profonde nella sabbia della politica e dell’economia.
Maria, Katerina, forse Elizaveta, forse altre. Donne cresciute nel cuore dell’Impero, educate per non essere viste, ma forse pronte – un giorno – a uscire dall’ombra.
