Il settore del gioco d’azzardo è indispensabile all’economia italiana: l’attuale situazione
La situazione d’impatto sull’economia italiana del gioco d’azzardo è proporzionale alla sua crescita. Essendo questa esponenziale negli ultimi anni, viene da sé che il gioco d’azzardo è un settore importante per l’economia. Contribuisce infatti attraverso le entrate fiscali, ma anche con l’influenza e l’impatto che ha su aspetti determinanti sia a livello economico che sociale.
Partiamo con l’analizzare la situazione legata alla tassazione. Facendo quattro calcoli il gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto nel 2022 i 136 miliardi di volume di affari, con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente. Le cifre sono anche maggiori nel 2023 e 2024. Il 2022 ha visto un gettito erariale che ha raggiunto i 14,6 milioni di euro che ha implicato un incremento di tasse in entrata per il governo rispetto al 2021 del +16,8%. Conseguentemente essendo stati i fatturati maggiori nel 2023 e 2024, lo Stato ha avuto maggiori entrate dalle tasse di questo settore. Nonostante le grosse cifre raccolte dal Governo, la nuova Legge di bilancio 2025 ha deciso di inasprire il gettito fiscale del settore, aumentandone le percentuali. Questo mette in difficoltà in parte gli operatori sul territorio nazionale, che si vedono in questa maniera andare a intaccare parte dei guadagni, che potrebbero invece essere investiti in miglioramenti tecnologici.
Questo inasprimento potrebbe portare alcuni operatori italiani a lasciare il territorio e operare in ambito internazionale, entrando nella lista aggiornata di casino senza documenti per l’operatività in Italia, ma che battono licenze internazionali. Bisogna trovare un punto di incontro perché se l’Italia comunque perde un numero importante di operatori andrà essa stessa a perdere delle entrate fiscali. Sarebbe un danno visto che le sono utili per operazioni quali: il risanamento di infrastrutture, le spese del settore sanitario e quello dell’istruzione. Quindi bisognerà trovare un accordo e un equilibrio affinché le due parti possano collaborare in maniera equa.
L’occupazione creata dal settore del gioco d’azzardo
Un altro settore molto impattante per l’economia italiana, in cui opera il gioco d’azzardo è quello dell’occupazione. Infatti, con la nascita, la crescita e lo sviluppo di nuove piattaforme ci sono state numerose opportunità lavorative in Italia. Queste soprattutto a livello di digitale, perché hanno implementato il lavoro dei fornitori che procurano le tecnologie, affinché queste piattaforme possano svilupparsi.
Il tutto non si limita a questo: c’è un vero e proprio indotto dietro al settore gioco d’azzardo, che lavora e che crea occupazione. Infatti oltre al settore software e tecnologie si pensi al settore dell’assistenza clienti, per quanto questo in parte oggi verrà poi sostituito dall’intelligenza artificiale. Ci sono poi agenzie che si occupano di strategie di marketing, sia per la promozione della piattaforma sia per la creazione di promozioni nella piattaforma. A questi si aggiungono altri settori correlati come, per esempio, i consulenti legali per l’approvazione dei bonus e delle promozioni, ma anche quelli pubblicitari per andare a costituire delle vere e proprie campagne che possano implementare la crescita e il giro d’affari, proponendosi a target più ampliati e alternativi.
Questo aspetto dell’occupazione è legato al primo della tassazione, perché se la piattaforma per troppa pressione fiscale decidesse di spostarsi all’estero, probabilmente troverebbe anche fornitori alternativi con una riduzione anche dei posti lavorativi che finora hanno dato da lavorare a numerose persone. Tutto questo nella consapevolezza che il pubblico italiano può tranquillamente giocare anche su casinò non AAMS, quindi non sottoposti a licenze e normative italiane.
Essendo la crescita attuale annua del 5% e siccome si prevede che sotto questa soglia non scenderà almeno fino al 2028, ma eventualmente avrà percentuali più alte, il futuro del gioco d’azzardo in Italia è promettente. È indispensabile anche per l’economia stessa, visto che rifocilla le casse dello Stato con le tasse e crea opportunità di lavoro.
Inoltre, adotta delle tecnologie innovative che vengono sviluppate: quello delle tecnologie è un settore fondamentale per l’economia stessa italiana. Ricordiamo, infatti, che in questo momento l’Italia è interessata da un processo di digitalizzazione che porterà a un incremento sia delle Infrastrutture tecnologiche, ma anche dei procedimenti online. Queste verranno affiancate dalle tecnologie stesse di cui spesso le piattaforme di gioco d’azzardo sono sperimentatrici. Le sfide sono ancora tante sia per capire quale sia il giusto equilibrio per una crescita profittevole, sia per ampliare le possibilità di sviluppo.

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Curiosità
SuperEnalotto: Roma festeggia un jackpot da record

Una semplice schedina dal costo di appena 3 euro ha portato un’immensa fortuna alla città di Roma, con una straordinaria vincita di ben 88,2 milioni di euro. La combinazione vincente è stata giocata presso il punto vendita Angeletti Marco, situato in Via della Giustiniana, 271. Stando a quanto riportato da Agipronews, il sistema impiegato per la giocata è stato il Quick Pick, che genera numeri in modo completamente casuale. Questo incredibile risultato rappresenta il primo jackpot del 2025, arrivato dopo che l’ultimo “6” era stato centrato il 15 ottobre 2024 a Riva del Garda, in provincia di Trento, con una vincita ancora più alta di 89,2 milioni di euro.
Oltre al jackpot principale, sono stati distribuiti anche altri premi significativi. In particolare, ci sono stati quattro vincitori nella categoria “5”, ciascuno dei quali si è aggiudicato un importo di 43.968,88 euro, rendendo il concorso ancora più ricco e interessante per i partecipanti.
Quanto costa partecipare al SuperEnalotto?
Partecipare al SuperEnalotto è semplice e accessibile a tutti. Per giocare, basta compilare una singola colonna composta da 6 numeri, al costo base di 1 euro. È possibile aggiungere l’opzione Superstar per un costo supplementare di 0,50 centesimi, portando così la spesa minima a 1,50 euro. Chi desidera incrementare le proprie possibilità di vincita può scegliere di giocare più colonne, aumentando così il numero di combinazioni per il prezzo unitario. Per i più audaci, la giocata massima può arrivare fino a 27.132 colonne, un’opzione che viene spesso utilizzata nei sistemi a caratura, dove il costo e l’eventuale vincita vengono condivisi tra più partecipanti.
Le categorie di premi
Il SuperEnalotto offre diverse categorie di premi, garantendo opportunità di vincita anche per chi indovina meno numeri. Si parte da chi azzecca 2 numeri fino a chi riesce a centrare il tanto ambito 6. Inoltre, è prevista una categoria speciale denominata “5+1”, riservata a chi indovina i cinque numeri principali più il numero Jolly. I premi vengono generalmente distribuiti in base alla quantità di numeri indovinati, rendendo il gioco avvincente per tutti i partecipanti.
Come verificare i risultati
Verificare se la propria schedina è vincente è molto semplice. Gli utenti possono utilizzare l’App ufficiale del SuperEnalotto per un controllo rapido e sicuro. Per chi fosse interessato a consultare i risultati di estrazioni precedenti, è disponibile online un archivio che raccoglie i dati relativi alle ultime 30 estrazioni, offrendo una panoramica completa dei premi distribuiti e delle combinazioni vincenti.
I numeri vincenti di oggi:
Nel concorso del 20 marzo 2025, i numeri estratti sono stati: 36, 40, 49, 54, 66, 83. Il numero Jolly è 14, mentre il numero Superstar è 44. Buona fortuna a tutti i giocatori!
Attualità
Jim Morrison, il fantasma che non trova pace? Il nuovo documentario risveglia l’enigma

Una storia che mette i brividi, quasi come se ci fosse una porta socchiusa nel passato pronta a riaprirsi. Potremmo persino dire che questa vicenda ci riporta a un bivio in cui ogni certezza traballa: si parla ancora di Jim Morrison. Non si tratta della solita leggenda metropolitana da bar, ma di una questione che è riemersa con vigore grazie al documentario Before the End: Searching for Jim Morrison, firmato dal regista Jeff Finn e disponibile su Apple TV+.
Guardandolo, saltano fuori sussurri, ipotesi, tracce polverose. E c’è una domanda, lì, che spiazza: Morrison è davvero morto a Parigi nel 1971 per un attacco di cuore, come afferma la versione ufficiale, oppure ha inscenato la propria uscita di scena per sfuggire ai riflettori?
Un documentario che sfida i referti
Il film di Finn fa qualcosa di audace: non si limita a riflettere sulla vita travagliata del frontman dei Doors, ma rilancia l’idea che il suo decesso possa essere stato, in realtà, un piano per sparire. Vecchie testimonianze, interviste raccolte nel tempo e voci che continuano a puntare su un uomo misterioso, un tale “Frank,” risvegliano antiche curiosità. Alcuni sostengono di aver incontrato questo sconosciuto negli Stati Uniti, in luoghi anonimi come un condominio di Syracuse, e di aver notato su di lui una cicatrice esattamente dove Jim aveva un piccolo neo in volto.
Una realtà capovolta
Diventa sconcertante pensare a un Morrison che abbandona tutto: musica, fan, ribalta mediatica. Cosa l’avrebbe spinto a tanto? Per alcuni, la pressione insopportabile di essere un’icona rock. Per altri, la semplice voglia di respirare una vita più normale, lontana dagli assedi dei paparazzi e dall’industria discografica. C’è chi considera questa ipotesi un’eresia, eppure il documentario s’insinua negli spiragli di dubbio come un’ombra tenace.
La fragilità di un mito
Tutto ruota attorno a un conflitto tra la storia che conosciamo e le supposizioni che resistono da decenni. Da un lato, abbiamo un certificato di morte che parla chiaro: insufficienza cardiaca. Dall’altro, individui che giurano di aver visto il leggendario artista ben oltre la data del 1971. Pura follia? Oppure frammenti di verità rimasti in sordina per mezzo secolo?
A ben pensarci, la fascinazione verso i miti eterni è una costante: tanti fan, forse, non vogliono accettare che il Re Lucertola se ne sia andato così presto. E Before the End rimescola le carte, trasformando una vecchia ferita in un nuovo motivo di stupore. Noi non pretendiamo di fornirvi risposte definitive, ma ammettiamo che questa storia – proprio come la voce di Morrison – sa risvegliare in chiunque un’indomita voglia di andare oltre ciò che appare.
Curiosità
Facebook e gli altri social: quanto tempo passiamo sulle piattaforme?

Gli strumenti digitali hanno preso piede nella quotidianità di milioni di persone, offrendo occasioni per ritrovarsi, scambiare messaggi e condividere immagini in tempo reale. Basta pensare a quanto spesso si senta parlare di Facebook o di altre realtà simili, entrate a far parte delle conversazioni come se fossero strumenti che si conoscono da sempre. È un’evoluzione che ha sorpreso molti, perché ha modificato il ritmo con cui si comunica e il tipo di informazioni a cui si presta attenzione. Attualmente un numero notevole di utenti si connette regolarmente a queste reti sociali, al punto da chiedersi quante ore della giornata vengono dedicate a queste piattaforme e che peso hanno nelle vite di tutti.
La trasformazione di Facebook
Secondo un articolo di ExpressVPN, che ha lanciato un approfondimento incentrato su Facebook e sulle prospettive di questa piattaforma nel 2025, il social creato da Mark Zuckerberg conserva una posizione di rilievo. Lo studio a cui si fa riferimento ripercorre la storia di Facebook a partire dalle sue origini, per arrivare a tempi più recenti, mettendo in luce come l’interfaccia e le funzioni abbiano risposto ai continui cambiamenti del mercato.
Nei primi anni, l’entusiasmo era evidente: ci si iscriveva per cercare vecchi amici, condividere foto di vacanze o momenti di festa e scoprire gruppi tematici. Con l’arrivo di piattaforme basate su video brevi o contenuti veloci da condividere, alcuni hanno scelto di spostarsi altrove, mentre altri continuano a usare Facebook per mantenere i contatti o informarsi in modo rapido.
Diverse generazioni interpretano il social in maniera differente: giovani e adulti mostrano comportamenti e motivazioni specifiche e questo incide sulle funzioni più utilizzate all’interno della piattaforma. Alcuni preferiscono i gruppi dedicati, altri si concentrano sul marketplace o restano fedeli alle classiche condivisioni di post. La coesistenza di diversi modi di impiego fa di Facebook un luogo virtuale dalle tante sfaccettature, capace di offrire spazi sia a chi preferisce comunicazioni immediate sia a chi ama approfondire tematiche di vario genere.
La crescita costante dei social
Si sente spesso parlare di una presunta stanchezza accumulata dopo aver passato molto tempo online nei periodi di lockdown. Alcuni ritengono che le persone abbiano iniziato a ridurre l’uso dei social negli ultimi anni. Eppure, se si confrontano i dati dal 2020 al 2023, secondo quanto riporta il report di We Are Social, viene fuori un quadro decisamente diverso. Il numero di utenti globali è cresciuto con costanza, così come il tempo complessivo trascorso sui vari canali digitali.
Nel 2019, la media giornaliera si attestava intorno ai 144 minuti. L’anno seguente l’aumento non è stato notevole, ma si è comunque passati a 145 minuti. Nel 2021 c’è stato un aumento a 147, per poi raggiungere 151 nel 2022. Alcuni esperti hanno interpretato questo rialzo come effetto di una diffusione più ampia dei social nella routine delle persone, complice la pandemia che ha spinto tanti a cercare modalità virtuali per restare in contatto.
La discussione si fa interessante nel momento in cui si esaminano le singole piattaforme: TikTok, ad esempio, ha conquistato un pubblico ampio, sottraendo minuti preziosi ad altre realtà. Facebook, nello stesso periodo, ha dovuto fronteggiare rivali molto forti, ma non è sparito dai radar globali. Gli osservatori affermano che la pandemia ha accelerato la diffusione dei social, tanto che si è arrivati a superare 4,20 miliardi di utenti attivi, pari a una fetta importante della popolazione totale.
La flessione improvvisa e i nuovi trend
Tutto cambia nel 2023, quando la media giornaliera scende a 143 minuti, 8 in meno rispetto all’anno precedente. Il dato fa riflettere, soprattutto perché nello stesso arco di tempo l’uso di internet, in generale, risulta in leggero aumento. Da cosa dipende questa variazione? Secondo alcuni, il cambiamento potrebbe essere collegato anche a metodologie differenti di rilevazione.
Naturalmente, la questione resta delicata, perché investire meno sui social, partendo da un solo anno di calo, rischia di non essere una strategia ottimale. Gli esperti, infatti, indicano che sarebbe opportuno guardare alle singole realtà nei Paesi e alle preferenze dei segmenti demografici.
Nel 2024, la media quotidiana scende ancora di 2 minuti. TikTok continua a crescere, mentre Facebook mantiene comunque un bacino enorme di iscritti attivi. In un contesto di cambiamenti continui, le piattaforme introducono novità per trattenere gli utenti. Una notizia recente riguarda Instagram, che sperimenta il pulsante non mi piace con l’obiettivo di migliorare la qualità dei commenti e stimolare le interazioni.
L’utilizzo dei social media in Italia
È opportuno considerare che ogni nazione presenta delle peculiarità diverse. I dati sull’uso delle piattaforme social in Italia, per esempio, mostrano come il Paese continui ad amare la condivisione sui canali digitali. Durante il 2023, molti utenti della penisola non hanno affatto ridotto il tempo trascorso online: anzi, alcune statistiche indicano una crescita lieve, in controtendenza rispetto alla media globale.
Un fenomeno che non può essere ignorato è l’ingresso di nuovi utenti su piattaforme come Facebook. I giovanissimi che hanno sempre preferito video brevi e immagini istantanee a volte riscoprono il fascino di un social più tradizionale, magari per contattare parenti e amici lontani. Facebook è così uno strumento di collegamento tra generazioni, anche se rimane la concorrenza di servizi molto dinamici.