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La Puglia approva la legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo: è la prima regione in Italia

La Regione Puglia ha approvato la legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo. È la prima regione italiana a disporre in tal senso, dopo la bocciatura del Ddl Zan sul piano nazionale.

Il via libera del consiglio regionale è il traguardo di un percorso durato nove anni, con continue spaccature nell’organo legislativo. Un esito non scontato soprattutto alla luce dei 321 emendamenti con cui l’opposizione di centrodestra ha tentato di ostacolare l’approvazione della legge.

Per evitare la discussione di tutti gli emendamenti, che avrebbe di nuovo paralizzato l’iter legislativo e allontanato l’approvazione, il consiglio ha deliberato su un subemendamento sostitutivo dell’intera legge, approvato a maggioranza.

Cosa prevede la legge

Il testo ha come primi firmatari i dem Donato Metallo e Francesco Paolicelli ed è stato sottoscritto da altri consiglieri del Pd, M5S, Con, Per la Puglia e Misto.

La ratio della legge riprende quella del Ddl Zan affermando il principio delle pari opportunità e della parità di trattamento in riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alle variazioni delle caratteristiche di sesso delle persone.

Al primo punto, il testo evidenzia l’importanza di prevenire e contrastare le discriminazioni e le violenze in relazione a questi temi, affermando l’impegno della Regione a far crescere la cultura della non discriminazione. In concreto, la legge promuove:

specifiche politiche del lavoro, di formazione e riqualificazione professionale, di inserimento lavorativo, oltre ad attività che favoriscano la parità di accesso al lavoro;
attività di formazione e aggiornamento per gli insegnanti e per tutto il personale scolastico, e anche per i genitori in materia di pari opportunità, valorizzazione delle differenze, contrasto degli stereotipi e prevenzione del bullismo e del cyber-bullismo motivato dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o da variazioni nelle caratteristiche di sesso;
interventi a favore degli studenti e delle studentesse in ambito universitario (uno dei punti più criticati dall’opposizione);
eventi sociali e culturali da realizzare sul territorio per sensibilizzare al rispetto delle persone con il coinvolgimento delle associazioni e delle organizzazioni del terzo settore.

A queste misure di ampio respiro, la legge della Regione Puglia contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo affianca interventi a breve termine:

la Regione promuoverà il soccorso, la protezione, il sostegno e l’accoglienza alle vittime di discriminazione e violenza. A tal fine, il testo prevede interventi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario di informazione, consulenza e sostegno in favore delle persone omosessuali, transgender, transessuali e intersessuate (e anche delle loro famiglie). Anche in questo caso ci saranno percorsi di formazione per gli operatori del settore;
viene istituito il Tavolo tecnico sulle pari opportunità, la parità di trattamento, la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e delle violenze determinate da queste specifiche discriminazioni. Il Tavolo opererà nell’ambito dell’Osservatorio regionale delle politiche sociali;
al Corecom viene assegnato un duplice compito. Il Comitato regionale per le comunicazioni non solo dovrà vigilerà sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale segnalando messaggi discriminatori, ma garantirà anche adeguati spazi di informazione ed espressione sulle tematiche oggetto della legge.

La comunicazione e la cultura al centro della legge

Il testo della legge approvato dal consiglio regionale pugliese assegna un ruolo preminente alla comunicazione. La prima legge di una regione italiane contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo si fa portatrice di un messaggio netto: per sconfiggere la discriminazione in maniera duratura bisogna intervenire sul background culturale che viene plasmato dalle istituzioni, dalle piazze e dalle famiglie.

Non a caso, la Regione Puglia si aprirà anche a forme di collaborazione con soggetti che operano nel campo dell’informazione e della comunicazione per adottare modelli comunicativi non discriminatori.

L’obiettivo della prima legge di una regione italiana su queste tematiche è diffondere la cultura della non discriminazione “perché – si legge nella nota diffusa dal consiglio regionale – tutti abbiano la possibilità di essere sé stessi esprimendo liberamente il proprio orientamento sessuale, la propria identità di genere o condizione intersex”.

Gli oneri finanziari quantificati nella legge ammontano a 240mila euro per il 2023, e la stessa somma è assegnata per il 2024 e il 2025.

Le politiche del lavoro

In particolare, sulle politiche del lavoro viene richiamata l’attuazione dell’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 216/2003, che attua la direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Qui si stabilisce che il principio di parità di trattamento senza distinzione di orientamento sessuale “si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato”, con specifico riferimento alle seguenti aree: accesso all’occupazione e al lavoro, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione; occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento; accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali; affiliazione e attività nell’ambito di organizzazioni di lavoratori, di datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali.
Sotto questo profilo, la Regione si impegna a realizzare attività di sensibilizzazione delle imprese che operano sul territorio affinché si dotino delle certificazioni di conformità agli standard di responsabilità sociale.

Le dichiarazioni della politica

Il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano (Pd) commenta così l’approvazione della legge: “Quanta strada abbiamo fatto in questi anni insieme alle associazioni e a migliaia di cittadine e cittadini per rendere la Puglia una regione più consapevole e inclusiva. È un bel passo in avanti”.
Parole che riecheggiano quelle dei due primi firmatari: “È stato un percorso faticoso, ma è stato pieno di luce”, commenta Metallo. “Per noi, oggi, è una giornata di festa. La festa dei diritti, la festa di chi crede in un mondo più giusto, la festa della libertà e dell’amore, senza differenze e senza barriere”, dice Paolicelli.

Non mancano le critiche al centrodestra, schieramento di opposizione in Puglia e al governo in Italia. “In Consiglio regionale abbiamo fatto quello che il governo nazionale non ha voluto fare bocciando la legge in Parlamento”. A queste parole della presidente del Consiglio regionale Loredana Capone fanno eco quelle di Domenico De Santis, segretario pugliese del Pd: “Questo è un giorno storico. Al governo della destra, che soffia sulle fiamme dell’astio sociale e che aggrava le diseguaglianze, rispondiamo così: con una bella notizia per tutte e tutti coloro che pensano che non si possa essere felici se non lo sono anche gli altri e che non c’è nulla di più odioso di qualsiasi forma di discriminazione”.

La tensione tra le due forze contrapposte emerge chiaramente dalla nota dell’agenzia con cui la Regione Puglia ha annunciato l’ok alla legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo: “L’approvazione del subemendamento ha permesso di evitare la discussione di ben 321 emendamenti presentati dall’opposizione allo scopo di fare ostruzionismo e disarticolare completamente la legge”.

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Discriminazione sessuale, Roccella rilancia centri per...

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Roma è stata teatro di un’aggressione omofoba che ha scosso la comunità Lgbt+ e sollevato preoccupazioni sulla sicurezza e la tolleranza nella capitale italiana. Due ragazzi sono stati brutalmente picchiati lo scorso fine settimana, dopo una serata Lgbt+ nella città eterna. L’aggressione, avvenuta intorno alle 4 del mattino, è stata segnalata dalla Gay Help Line, che ha descritto come i due, mano nella mano, siano stati attaccati da quattro persone (tre uomini e una donna) che hanno gridato insulti omofobi e li hanno assaliti fisicamente.

Mentre la violenza esplodeva, molti testimoni hanno preferito filmare la scena piuttosto che intervenire, un gesto che aggiunge una dimensione ulteriore di desolazione a questo atto già di per sé drammatico. Solo dopo diversi minuti, un passante è intervenuto per fermare gli aggressori. Le vittime, profondamente scosse, si sono recate al pronto soccorso e successivamente hanno sporto denuncia alla polizia.

La reazione istituzionale

In risposta a questa grave aggressione, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha sottolineato l’importanza di rafforzare le strutture di supporto per le vittime di violenza e discriminazione.

“L’aggressione a Roma ai danni di due ragazzi omosessuali conferma che è importante proseguire nella promozione di un’autentica cultura liberale, che rispetti la libertà sessuale e affettiva di ogni persona e la possibilità di viverla serenamente, senza temere discriminazioni, o peggio, violenze”, ha dichiarato Roccella. “Proprio per questo abbiamo rinnovato e garantito il finanziamento dei centri per l’accoglienza e l’assistenza delle persone oggetto di violenza e discriminazione per ragioni di orientamento o di identità sessuale. Abbiamo adottato il piano dei centri che era atteso da anni, e proprio nei prossimi giorni verrà pubblicato il bando per l’accesso ai finanziamenti. Anche questo significa avere a cuore la libertà”.

L’importanza dei centri di accoglienza e assistenza

I centri per l’accoglienza e l’assistenza rappresentano un punto di riferimento fondamentale per chi subisce violenza e discriminazione a causa del proprio orientamento o identità sessuale. Queste strutture offrono non solo un rifugio sicuro, ma anche supporto legale, psicologico e sociale, aiutando le vittime a superare il trauma e a ricostruire la propria vita.

Il rinnovato impegno del governo nel finanziare questi centri è un segnale importante di attenzione e supporto verso le comunità vulnerabili. I nuovi fondi permetteranno di ampliare i servizi offerti e di raggiungere un numero maggiore di persone, garantendo che nessuno si senta solo o abbandonato di fronte a episodi di violenza.

L’annuncio del bando per l’accesso ai finanziamenti è un passo cruciale per la messa in opera di queste misure, consentendo alle organizzazioni attive sul territorio di ottenere le risorse necessarie per operare efficacemente.

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Brasile, comune obbligato a restituire il cane a un...

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In Brasile un giudice ha ordinato al comune di Curiba di restituire il cane a un senzatetto. Le attività glielo avevano sottratto per far accedere l’animale a migliori condizioni di igiene e salute, ma il giudice brasiliano ha chiesto di rivedere la decisione: il cane e il suo padrone rappresentano una “famiglia multispecie”.

Cane riconsegnato al senzatetto in Brasile

La storia era iniziata a maggio quando Rock, fedele amico a quattro zampe di Carlos Merlini Neto, un senza dimora di 46 anni, era stato investito da un’auto nelle strade di Curiba, città dove Carlos vive da una decina d’anni. Al momento dell’incidente, il cane aveva solo sette mesi ma riuscì a sopravvivere nonostante qualche frattura alle costole. Dopo averlo salvato e portato in una stazione vicina, la compagna di Carlos portò il piccolo animale in un rifugio gestito dal comune, dove Rock fu curato. Fin qui tutto bene, se non fosse che a distanza di giorni nessuno ebbe notizia del cane, che non era più stato restituito a Carlos.

Dopo diversi giorni di ricerca, il senzatetto ha scoperto dal Centro per la difesa degli animali che Rock era stato inserito nella lista delle adozioni e che di lì a poco sarebbe stato adottato perché c’erano già delle richieste. Una notizia sconvolgente per il 46enne che ha deciso di chiedere aiuto a un giudice, il Difensore pubblico dello Stato di Paraná. Il pubblico ufficiale ha accolto la richiesta del senzatetto e l’ha portata avanti, chiedendo che venisse fatta giustizia.

Alla fine, la sentenza del Tribunale speciale del Tesoro pubblico di Curitiba ha obbligato il Comune a localizzare il cucciolo e a riconsegnarlo all’uomo. La motivazione del provvedimento ha già fatto il giro del mondo: per il giudice Carlos e Rock costituiscono una “famiglia multispecie”, un nucleo composto da un essere umano e un cane, ma pur sempre portatore di diritti.

Cosa è una famiglia multispecie

La motivazione ha fatto notizia, non tanto per la definizione in sé, ma per il suo utilizzo. Di solito, infatti, con il termine “famiglia multispecie” si indicano dei gruppi dove vivono più animali e non una relazione tra una persona e un animale.
Queste famiglie non si limitano a condividere uno spazio fisico, ma sviluppano legami affettivi profondi e relazioni complesse tra umani e animali.

Le famiglie multispecie possono includere una varietà di animali domestici come cani, gatti, conigli, uccelli e pesci, che diventano parte integrante della vita quotidiana e formano relazioni sia con gli esseri umani che tra di loro. Il contesto assume dei connotati molto affascinanti nei contesti rurali, dove è comune trovare fattorie con diverse specie animali, ognuna con il proprio ruolo all’interno della famiglia. In queste famiglie, ciascun essere vivente interagisce con gli altri animali e con gli umani, creando un ecosistema familiare interdipendente.

Nei santuari e rifugi per animali, umani e una varietà di animali convivono in un ambiente di cura e protezione, formando una grande famiglia multispecie dove ogni animale, indipendentemente dalla specie, riceve amore e attenzione.

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Con un farmaco si può rallentare la menopausa e vivere più...

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Prolungare di almeno cinque anni la fertilità femminile è possibile. Secondo i primi risultati di uno studio pilota condotto dalla Columbia University, un farmaco specifico avrebbe la capacità di rallentare la menopausa, consentire di vivere così più a lungo e in migliore salute.

La ricerca sul riutilizzo dell’immunosoppressore rapamicina è stata accolta come un “cambiamento di paradigma” nel modo in cui viene studiata la menopausa. La rapamicina è un antibiotico naturale prodotto da un batterio, approvato e usato come farmaco anti-rigetto degli organi dopo un trapianto. Scopriamo insieme che poteri ha sulla longevità e sulla fertilità femminile.

Lo studio pilota

Yousin Suh, professoressa di scienze riproduttive e di genetica e sviluppo alla Columbia University, e Zev Williams, professore associato di salute delle donne e capo della divisione di endocrinologia riproduttiva e infertilità presso il Columbia University Irving Medical Center hanno co-diretto lo studio.

Prende il nome di Vibrant, alias Validating Benefits of Rapamycin for Reproductive Aging Treatment ed è stato progettato per valutare se il farmaco “rapamicina” sia in grado di rallentare l’invecchiamento delle ovaie, posticipando così la menopausa e prolungando la fertilità.

Attualmente la ricerca è in una fase di sperimentazione iniziale. A prendere parte allo studio pilota sono circa 34 donne under 35, ma si prevede possano superare le migliaia. La dottoressa Suh ha affermato che i primi risultati suggeriscono che è realistico sperare che il farmaco possa ridurre l’invecchiamento delle ovaie del 20% senza che le donne sperimentino nessuno dei 44 effetti collaterali che la rapamicina può avere, che vanno da una leggera nausea e mal di testa a pressione alta o infezioni.

I primi risultati

Le partecipanti allo studio randomizzato controllato con placebo hanno riportato miglioramenti nella loro salute, nella memoria, nei livelli di energia e nella qualità della loro pelle e dei loro capelli: miglioramenti della salute in linea con altri studi sulla rapamicina che hanno suggerito che il farmaco può aumentare la durata della vita del 9-14%, rivitalizzando al contempo il sistema immunitario e gli organi che si deteriorano con l’età avanzata.

“I risultati di questo studio, il primo nella storia dell’umanità, sono molto entusiasmanti. Significa che coloro che hanno problemi di fertilità legati all’età ora hanno speranza, mentre prima non ne avevano – ha detto Suh -. Questi primi risultati significano che ora abbiamo una chiara possibilità di raggiungere il nostro obiettivo finale: utilizzare la rapamicina per prolungare la durata della vita dell’ovaio e quindi ritardare la menopausa, prolungando al contempo la durata della vita della donna migliorandone la salute”.

Il livello di rapamicina somministrato alle donne era pari a 5 mg a settimana per tre mesi, rispetto ai 13 mg al giorno che possono essere prescritti ai pazienti sottoposti a trapianto. Dosi che sono state definite “perfette” dai ricercatori perché non bloccano né l’ovulazione né le mestruazioni, ma non si sa ancora se la qualità dei follicoli peggiorerà nel “tempo extra” che le ovaie vivranno, producendo così ovuli più inclini a contenere anomalie genetiche.

L’invecchiamento ovarico

Il team che studia il funzionamento del farmaco nei confronti dell’invecchiamento ovarico possiede 12 scienziati e costa oltre 1 milione di dollari. Si tratta del primo studio che si occupa dell’invecchiamento ovarico umano cercando di rallentarne la velocità con cui si verifica, non soffermandosi solo a livello sintomatico e non solo su test riguardanti specie non umane.

Lo scopo è quello di ridurre il numero di ovuli che le donne perdono ogni mese da 50 a 15 e rallentare l’invecchiamento conseguente di tutti gli organi almeno del 20%. “Sapevamo funzionasse con gli animali, e ora sappiamo che è sicuro per gli umani – ha detto il dottor Williams -. Abbiamo solo bisogno di uno studio più ampio per mettere insieme entrambe le parti”.

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