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Welfare, Isfor-Fond.Aib: “A lezione di benessere 24...

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Welfare, Isfor-Fond.Aib: “A lezione di benessere 24 ore per imparare a stare bene a lavoro e a casa”

Cinzia Pollio: "I contesti di lavoro possono fare molto per favorire il benessere dei propri lavoratori"

Welfare, Isfor-Fond.Aib:

Formazione professionale e benessere in azienda si possono portano a casa e in famiglia. Parola di Cinzia Pollio, direttrice di Isfor, divisione della Fondazione Aib, ente di formazione promosso da Confindustria Brescia, da più di 30 anni punto di riferimento della Lombardia orientale per la formazione continua di imprenditori, manager, personale delle aziende. "La nostra visione - spiega in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia - è che il benessere nei contesti di lavoro non sia diverso dal benessere tout court. La salute, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, non è semplicemente un’assenza di malattia o infermità ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Una definizione olistica che incoraggia un approccio integrato e multi-dimensionale".

"Benessere fisico - sottolinea - in tutti i contesti di vita, vuol dire funzionamento ottimale del corpo. Questo richiede di vivere in contesti che presentino condizioni di salubrità (ad esempio dell’aria, di luce, dei livelli di rumore), avere una buona alimentazione, livelli di riposo adeguati, esercizio fisico regolare, la gestione appropriata delle condizioni di salute. Benessere mentale vuol dire essere in buono stato emotivo e psicologico: sentirsi adeguati e all’altezza, avere un buon livello di autostima, sentirsi considerati e apprezzati, avere la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di affrontare le difficoltà. Comprende anche la capacità di gestire lo stress, di lavorare in modo proficuo e produttivo".

"Il benessere sociale - continua - si riferisce alla capacità di una persona di interagire efficacemente con gli altri, di creare relazioni soddisfacenti e positive, di avere relazioni sane e alcune relazioni significative. Include anche l'integrazione nella società, l'accesso alle risorse necessarie per una vita dignitosa, la capacità di contribuire alla comunità e alla società. I contesti di lavoro possono fare molto per favorire il benessere dei propri lavoratori. Utilizzando una metafora, possono essere un terreno fertile in cui le persone possono fiorire oppure essere un terreno accidentato e difficile in cui le persone devono cercare di sopravvivere. Fiorire, esprimere il proprio potenziale, realizzarsi oppure sopravvivere, cioè barcamenarsi, arrivare in qualche modo alla fine dell’orario di lavoro o alla pensione, fare quiet quitting, due condizioni di lavoro e di vita estremamente diverse tra di loro, credo che sia abbastanza evidente”.

Per Cinzia Pollio “le aziende dovranno occuparsi sempre di più del benessere dei propri dipendenti essenzialmente perché il mercato del lavoro sarà sempre più competitivo, con molte aziende che hanno bisogno di persone e poche persone che potranno scegliere tra le offerte di lavoro. Le aziende dovranno cercare e curare il personale come da sempre cercano e curano i clienti. La guerra per i talenti è già oggi una realtà per molte aziende, lo sarà sempre di più perché l’economia continua a crescere e il numero dei giovani a ridursi, con dati non confortanti relativi al mismatch tra competenze richieste dalle aziende e competenze disponibili sul mercato”.

“Le persone - fa notare - sceglieranno sempre di più i contesti di lavoro, nei quali desiderano lavorare, non solo per fattori estrinseci, come lo stipendio o l’inquadramento, ma soprattutto sulla base di elementi di processo, di contenuto e soft: la coerenza con i propri valori, una reale sostenibilità, la possibilità di imparare, di crescere, la discrezionalità e l’autonomia, la flessibilità e conciliazione con gli altri aspetti e contesti di vita, il clima di lavoro, le relazioni tra i colleghi, la comunicazione interna e interpersonale. Le aziende dovranno mettere in campo una serie di attività per migliorare la propria appetibilità e la propria relazione con il personale. Sono convinta che il primo passo necessario sia quello dell’ascolto dello stato e delle reali e concrete esigenze delle persone, attraverso metodologie strutturate di ricerca sociale (interviste, questionari, focus group".

Secondo Cinzia Pollio, dopo l’assessment, a seconda di quello che emerge, le aziende potranno ripensare, riprogettare (attraverso le competenze di design) i contesti fisici, organizzativi e sociali di lavoro. 1) investire sulla bellezza dei luoghi di lavoro, bellezza e cultura nei contesti di lavoro generano creatività, elevazione, pensiero, energia, integrazione, inclusione, come dimostrano le esperienze di tante organizzazioni.

2) Ripensare l’organizzazione, magari nella direzione di una maggiore flessibilità dei tempi e contesti di lavoro o di job enrichment, job enlargement o job rotation. 3) Attivare servizi di supporto per il personale, in base alle esigenze, ad esempio sportelli di ascolto psicologico, oppure tutt’altro, soluzioni di mobilità condivisa (car, bike sharing, ecc.) o spazi per attività sportive o ricreative. 4) Offrire percorsi di coaching per aiutare le persone a fiorire, a definire e traguardare i propri obiettivi di successo personale e professionale. 5) Progettare e realizzare percorsi formativi per lo sviluppo delle hard e soprattutto delle soft skills, necessarie sia al livello professionale che per la vita delle persone.

"Il Gruppo Cavagna - sottolinea - a partire da una delle aziende del Gruppo, grazie alla collaborazione con Isfor/Fondazione Aib, porterà i propri dipendenti 'A lezione di benessere. 24 ore per imparare a stare bene', attraverso un percorso formativo che, in linea con le indicazioni dell’OMS circa la multidimensionalità del benessere, vuole curare lo 'stare bene' in ogni suo aspetto, da quello fisico a quello mentale, ma anche psicologico e emotivo. Il progetto è uno dei più visionari, nel suo genere, in campo manifatturiero e coinvolgerà 325 dipendenti, che verranno divisi in gruppi per agevolare la partecipazione e il coinvolgimento".

"L’innovativo e illuminato percorso - spiega - progettato e realizzato da Isfor, sarà suddiviso in 12 moduli da 2 ore ciascuno, durante i quali verranno affrontati aspetti fondamentali per promuovere il benessere in azienda, ma anche nella vita di tutti i giorni: quattro ore saranno dedicate al benessere fisico (si parlerà di prevenire e ridurre il rischio di danni fisici sul luogo di lavoro, di ergonomia e di come l'alimentazione può influenzare lo stato di salute e la longevità, con approfondimenti anche sull'attività fisica e il sonno); otto ore saranno dedicate a tematiche mentali-psicologiche, con chiarimenti su come conoscere e saper gestire le proprie emozioni, sulla gestione dello stress e dei carichi di lavoro, sulle diverse tipologie di dipendenze (da sostanze, farmaci, gioco, internet e social media, pornografia) e su come prevenirle e contrastarle. Ulteriori sei ore verteranno sul benessere relazionale e sociale, con un focus sulla gestione dei conflitti e sul saper coltivare 'relazioni sane', mentre le ultime sei ore del percorso analizzeranno tematiche finanziarie e economiche, con 'lezioni' sulla lettura della busta paga, sul Fondo meta salute, sulla gestione del bilancio economico e sull'importanza del risparmio per gestire i picchi di spese future e realizzare degli investimenti. I primi due moduli, dedicati al benessere fisico, prenderanno il via nei prossimi giorni e si concluderanno a giugno, gli altri verranno organizzati tra la seconda metà del 2024 e l'inizio del 2025".

“I benefici a lungo termine di un progetto formativo come quello ideato per il Gruppo Cavagna possono essere molto importanti: i dipendenti apprendono quale possa essere l’impatto long-life delle abitudini, dello stile di vita sulla salute e imparano che possono scegliere, possono adottare abitudini più sane in tutte le sfere della loro vita”, afferma Cinzia Pollio. Il programma guarda anche alle conseguenze a lungo termine delle scelte e dello stile di vita: tra queste, la longevità, ma soprattutto l'assunto che la promozione del benessere in tutti i suoi aspetti può avere anche importanti ricadute sociali, in termini di una riduzione della spesa pubblica nel settore sanitario ma anche per un minore bisogno di appoggiarsi ai servizi di sostegno psicologico.

"L'azienda - chiarisce - intesa non solo come il posto in cui passare parte del proprio tempo a svolgere una mansione, ma anche come luogo in cui si condivide gran parte del proprio tempo in compagnia dei colleghi e dove la qualità della vita diventa un elemento essenziale per il benessere psicofisico di ogni dipendente: questo il cuore del sistema di valori di Cavagna Group, con quartier generale a Ponte San Marco di Calcinato, uno dei principali produttori mondiali di apparecchiature e componenti per il controllo di tutti i tipi di gas".

"Ciascuno di noi - spiegano all'Adnkronos/Labitalia Marisa Cavagna e Marta Rossi, rispettivamente HR Manager e HR Business Partner di Cavagna Group - è inserito in un contesto, in famiglia, con il proprio gruppo di amici o, nel nostro caso, in azienda, intesa non solo come luogo fisico di lavoro ma come insieme di persone che sono chiamate a collaborare e a relazionarsi. Non esiste la separazione tra l'io-lavoro e l'io della vita privata, le due sfere sono comunicanti e si influenzano a vicenda. Lavorare con persone che sanno stare bene porta un beneficio all’azienda e ai colleghi e, a loro volta, le persone traggono beneficio da un ambiente lavorativo in cui si sta bene: questo non è però determinato da una serie di fattori esterni quanto, in primo luogo, dalle scelte che ognuno compie. Il nostro intento è quello di fornire la giusta conoscenza per aiutare le persone a stare bene generando, di conseguenza, un ambiente sano per sé e per gli altri".

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Estate: tra advanced booking estremo e rush finale, ecco le...

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L’Osservatorio Bluvacanze: crociere incontrastate, Lisbona spicca tra le capitali europee, il risveglio della montagna

Estate: tra advanced booking estremo e rush finale, ecco le scelte per le vacanze degli italiani

È una estate bizzarra per le prenotazioni delle vacanze, non solo per la meteorologia con i suoi eventi estremi. A metà luglio, gli italiani che sono ricorsi a un’agenzia di viaggio cui affidare il budget delle ferie mostrano una netta divisione tra chi ha pianificato con abissale anticipo e chi cerca ancora una proposta accessibile.

Si conferma una tendenza avviata almeno due anni fa, quella della 'destagionalizzazione per necessità' (dovuta al caro-prezzi) con una fascia di consumatori che posticipa le ferie a dopo le settimane di picco tariffario. Quest’ultimo cluster prevale, spingendo un fenomeno di advanced booking che dal 2022 prende piede. Se l’estate 2024 nei mesi di luglio e agosto attende ancora il rush finale degli indecisi per un 20% del mercato della rete di punti vendita Bluvacanze e Vivere&Viaggiare, la grande maggioranza dei viaggiatori che ricorre all’esperienza dei consulenti e ai vantaggi di un network di agenzie forte e consolidato ha mandato chiari segnali al mercato imprimendo una 'curva di booking' dai 90 ai 110 giorni.

Questo significa che, nei punti vendita si stanno verificando due comportamenti di acquisto, esattamente agli antipodi. Da una parte si registra un early booking esasperato che, già nel primo trimestre del 2024, scaturiva le prenotazioni di agosto e, parallelamente, dall’altra si manifesta il last minute per quei consumatori alla ricerca di tariffe calmierate, a fronte di una partenza immediata o imminente.

Cambia anche la tradizionale classifica delle esperienze vacanziere che hanno come protagonista il mare, con la crociera a guadagnare il primo posto, incontrastata. Al secondo c’è l’Italia balneare, mentre la Grecia chiude il podio ed Egitto con Mar Rosso e Spagna scivolano al quarto e quinto posto. In fatto di destinazioni, non si assiste a grandi mutamenti, tuttavia la geografia vede il bacino mediterraneo prevalere sul sempre competitivo Red Sea.

Scendendo nel dettaglio del Mare Italia, il ranking vede Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e Toscana in testa, con la regione tirrenica sempre forte per il fattore della prossimità; quindi, competitiva poiché favorita a quanti la raggiungono in auto propria. Da segnalare lo sforzo dei fornitori nel rivedere il minimum stay durante le 6 settimane di alta stagione, proponendo anche sole 3-4 notti contro i canonici 7-10 giorni.

Ma non è solo mare la vacanza dell’estate italiana: notoriamente prodotto fai-da-te, la montagna beneficia del revamp di prodotto da parte di alcuni operatori alberghieri che in Trentino e in Valle d’Aosta hanno saputo ristrutturare l’offerta, proponendo al mercato del turismo di qualità soluzioni apprezzate.

Per chi sceglie l’Europa continentale, sono sempre le capitali classiche come Parigi e Madrid a guidare, Lisbona rappresenta un ritorno, Londra scivola in quarta posizione e Praga completa la Top 5 della Summer 2024 per short break di 3-4 notti. Tra le esperienze in auge in agenzia di viaggio i viaggi di gruppo esperienziali a tema gourmet, in treno, in bici.

Le mete di lungo raggio protagoniste dell’estate 2024 sono Maldive, Zanzibar e i Caraibi con una Repubblica Dominicana che domina i pacchetti all inclusive.

E per Domenico Pellegrino, ceo del Gruppo Bluvacanze "la reazione degli italiani rispetto al sempre più esiguo potere d’acquisto, a causa dell’inflazione perdurante, provoca -spiega ad Adnkronos/Labitalia- effetti preoccupanti nel mercato dei viaggi e delle vacanze, un bene di consumo fondamentale per il benessere psicofisico delle persone e per la produttività. Si va configurandosi, da subito dopo la ripresa delle attività economiche post pandemia, uno scenario di consumo che esclude molte categorie sociali dal turismo di qualità e le costringe a soluzioni fai da te, con durata media più bassa delle vacanze, meno tutele e minor qualità garantita", spiega ancora.

"Il benessere, la tranquillità, il contesto della vacanza garantiti da una organizzazione professionale -spiega ancora- tende così a diventare una 'esclusiva' delle categorie di acquirenti più abbienti. Lo ribadiamo da almeno due anni: urgono interventi per aiutare il ceto medio a recuperare capacità d’acquisto. Quali soluzioni? Pensiamo ad una detraibilità fiscale, sul modello della spesa sanitaria, che restituisca accessibilità a quanto è stato uno standard qualitativo per diverse generazioni. Senza dimenticare che una iniziativa strutturata in tal senso ha indubbiamente effetti sul contrasto ad abusivismo ed evasione fiscale", conclude Pellegrino.

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La storia di Federico Nessi: “Passaggio generazionale...

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Vincitore del premio 'Di Padre in Figlio-il gusto di fare impresa'

Federico Nessi

Il tema del passaggio generazionale è all'ordine del giorno per Federico Nessi, ceo di Eternoo, vincitore del premio 'Di Padre in Figlio-il gusto di fare impresa' che ha preso il comando di Eternoo dal padre, Franco che a sua volta era stato lasciato dal nonno Giorgio. "Può sembrare scontato - dice all'Adnkronos/Labitalia - ma il valore imprenditoriale che nostro padre ci ha trasmesso più di qualsiasi altro è lo spirito di sacrificio. Questo tipo di valore non si può insegnare, perché si acquisisce principalmente attraverso l’esempio e l’osmosi. E' un principio che vale non solo nel rapporto padre-figli, ma a qualsiasi livello aziendale. Chi si dedicherebbe con passione a un leader che è bravissimo a parlare di dedizione al lavoro, pretendendo il massimo dai suoi collaboratori, ma nei fatti lavora poco e senza impegno?".

"Nell’ambito di un passaggio generazionale - sostiene - credo che questo sia il valore che più di tutti debba essere trasmesso, perché il rischio per le seconde o terze generazioni è quello di adagiarsi sugli allori creati da chi li ha preceduti. Io e mia sorella Caterina, invece, amiamo il nostro lavoro e per questo diamo sempre il massimo in ciò che facciamo. Un altro valore imprenditoriale che abbiamo ereditato è il senso della competizione, un altro aspetto che difficilmente si può insegnare, ma solo trasmettere".

"Se riesci a vivere il lavoro come fosse un gioco - spiega - senti meno il peso dei problemi, perché li affronti come sfide, dove i punti sono i risultati economici, che ti fanno salire di livello, con l’unica differenza che non esiste un limite".

"Quando parlo di 'convivenza intergenerazionale' - afferma - mi riferisco al rapporto tra una generazione e quella precedente, in contrasto con il concetto di passaggio, che rappresenta un momento puntuale successivo alla convivenza. E' estremamente complesso che avvenga un passaggio generazionale di successo se prima non vi è stata una convivenza intergenerazionale di qualità. La più grande difficoltà è riuscire a tenere separate le questioni familiari dall’ambito lavorativo, anche se è chiaramente molto difficile, specialmente quando si hanno caratteri forti come il mio e quello di mio padre".

"La maturità di entrambi - sottolinea Federico Nessi - sta nel comprendere che, al di là degli scontri fisiologici, alla fine il bene dell’azienda prevale su tutto, e da questo punto di vista siamo totalmente allineati. In questo senso, l’ingresso di mia sorella Caterina è stato fondamentale, perché decidere in tre diventa paradossalmente più semplice che decidere in due. E' evidente che il rapporto tra fratelli sia un'ulteriore potenziale criticità che si somma al rapporto padre-figli, ma devo dire che nel nostro caso, grazie alla perfetta complementarità tra me e Caterina, il nostro rapporto è diventato un valore aggiunto nelle nostre dinamiche relazionali".

"Ho avuto la fortuna - fa notare - di avere una base da cui partire e questo mi ha permesso di attivare un processo costante di analisi e miglioramento, come insegna il principio giapponese del 'kaizen'. Mi sono quindi concentrato sugli aspetti che avevano maggiore impatto sui risultati aziendali e ho iniziato a innovare il nostro sistema gestionale e i processi. A questo si è affiancato un lavoro di strategia commerciale, avviato grazie alla gavetta da venditore che ho fatto nei primi anni della mia esperienza. Questo periodo è stato essenziale per comprendere tre fondamentali del nostro lavoro: come ragionano i nostri clienti, quali sono i prodotti strategici e come deve operare il nostro venditore ideale".

"Una volta messi a fuoco questi aspetti - spiega - è subentrata l’ambizione e la voglia di crescere, che si è poi tradotta nella spinta alle acquisizioni, portandoci a essere definiti 'serial acquirer' grazie alle oltre 10 acquisizioni realizzate nell’ultimo triennio. Sebbene nel nostro settore siamo leader, dobbiamo ricordarci con grande umiltà che in Europa i leader dei propri mercati fatturano miliardi e, comparati a loro, siamo una piccola azienda multi-provinciale che necessita ancora di strutturarsi per diventare grande. Proprio per questo, oltre alla ricerca di aziende da acquisire, mi sono concentrato moltissimo sulla selezione delle migliori persone, perché le risorse umane sono il fattore critico di successo della nostra azienda".

"Negli ultimi anni - ricorda - ho svolto personalmente centinaia di colloqui per plasmare un gruppo di persone accomunate dallo spirito di squadra e dalla passione per il proprio lavoro. E' grazie a loro se possiamo guardare con ottimismo al futuro".

"Sono una persona molto passionale e questa caratteristica - sottolinea Federico Nessi - porta con sé il difetto dell’impulsività. Maturare come essere umano mi ha permesso di smussare gli spigoli del mio carattere e diventare una persona più saggia. Quando si parla di passaggio generazionale, spesso si pensa che le responsabilità vengano date dal padre o dalla madre che dirige l’azienda, mentre in realtà ritengo che sia indispensabile che il figlio dimostri di voler prendersi queste responsabilità. La caratteristica più importante che deve avere qualsiasi imprenditore è la tempra. Dimostrare di avere tempra può anche comportare degli scontri, ed è proprio grazie a questi scontri che ho compreso alcuni dei miei difetti, comprendendo che a volte si può arrivare allo stesso risultato anche percorrendo strade diverse".

"Credo - dice - che il merito del premio 'Di Padre in Figlio - il gusto di fare impresa' di questo premio sia quello di aver focalizzato una questione chiave per il futuro delle nostre aziende e del nostro sistema Paese. Di recente ho letto che negli ultimi anni sono state cedute aziende familiari italiane per un valore di oltre 300 miliardi di euro a fondi di private equity o multinazionali. Probabilmente ciò è avvenuto anche a causa di un mancato passaggio generazionale e, indubbiamente, la gerontocrazia imperante in Italia è uno dei problemi atavici che affligge anche le nostre aziende".

"Un recente studio - ricorda - della società di consulenza Bain ha evidenziato come 'il maggior contributo legato a una leadership più giovane, quindi più incline all’innovazione, all’internazionalizzazione e ai nuovi trend, potrebbe tradursi in un valore compreso tra i 20 e i 40 miliardi di euro (1-2% del Pil italiano)'. Però, vi è anche una corresponsabilità dei giovani, che devono avere il carattere per assumersi la responsabilità delle aziende per cui lavorano prima dei quarant’anni".

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Lavoro

Pesca: tra granchio blu e vermocane pescatori ‘al...

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E' allarme per le marinerie italiane da Nord a Sud secondo la 'mappa' tracciata da Confcooperative Fedagripesca: danni alle reti, minor attività di pesca e di offerta di prodotto

Pesca: tra granchio blu e vermocane pescatori 'al palo', attività ridotta con picchi dal 70 al 100%

Pescatori italiani 'al palo' e attività ridotta, con picchi dal 70 al 100% nelle aree più colpite, in questa calda estate 2024. Tra granchio blu, caldo estremo che spinge i pesci a largo, fa soffrire stagni, lagune e favorisce la mucillagine e vermocane, è allarme per le marinerie italiane da Nord a Sud secondo la 'mappa' delle criticità tracciata per Adnkronos/Labitalia da Confcooperative Fedagripesca, che lamenta danni alle reti, minor attività di pesca e di offerta di prodotto. Una 'mappa' che si tinge di blu per l’emergenza granchio, di verde per la mucillagine, e di rosso per l’allerta vermocane.

Dall’estate scorsa non è mai finita l’emergenza legata al granchio blu che ha messo in ginocchio le produzioni di vongole veraci nel Delta del Po. Anche se il granchio in autunno e in inverno ha allentato il ritmo dei saccheggi negli allevamenti di vongole e cozze, in una sorta di letargo naturale, con i primi caldi le predazioni sono ricominciate. Ma visto che i pescatori, dopo aver perso tra l’80 e il 100% del prodotto, hanno ridotto all’osso la produzione di vongole, lavorando solo in piccole aree protette con recinti e teloni per salvare la semina, il granchio distrugge meno perché c’è meno prodotto da catturare.

“E se non ci sarà un contenimento importante di questa specie aliena nei prossimi 5 anni i danni (diretti ed indiretti) prodotti dalla predazione potrebbero ammontare a 1 miliardo di euro. Ed è difficile pensare al futuro visto che per ogni vongola che viene allevata ci sono almeno 100 granchi pronti a mangiarla”, sottolinea con Adnkronos/Labitalia il vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, Paolo Tiozzo. Ed è per questo che in quella che era la prima area di produzione in Europa per vongole veraci, con oltre 3 mila persone direttamente coinvolte per un valore alla produzione di almeno 200 milioni di euro all’anno, si attende con ansia la nomina del Commissario per il granchio blu.

Ma non è solo il granchio blu a far compagnia alle marinerie italiane in questa estate 2024. Anche se il fenomeno in alcune zone si sta risolvendo, i pescatori nelle ultime settimane sono tornati infatti a fare i conti con il problema mucillagine. I primi avvistamenti ci sono stati nel nord Adriatico, ma poi il fenomeno si è allargato a tutta la costa coinvolgendo i pescatori di Friuli, Veneto e Emilia Romagna ma anche quelli di Molise, Abruzzo e Puglia. Un fenomeno che si è presentato esteso sia in sospensione che sul fondo del mare con danni a tutti i sistemi di pesca.

Dalla pesca artigianale alla pesca a strascico, tutti hanno infatti lamentato danneggiamenti alle reti e difficoltà di pescare. Mucillagine favorita dall’ondata di caldo che innalza le temperature dell’acqua. Le lagune dell’Oristanese soffrono e si rischia una moria di pesci in tutti i compendi ittici della provincia. È l’allarme lanciato dalle cooperative di pescatori del territorio, che hanno scritto una nota comune indirizzata alla Regione “affinché le alte temperature dei giorni scorsi e quelle ancora più alte previste per le prossime settimane non facciano accadere l’irreparabile”. “Già in alcuni compendi”, denunciano i pescatori, “si sono registrati segnali di sofferenza e morie della fauna ittica. A Goro e Porto Garibaldi, le temperature record in mare con punte che sfiorano i 30 gradi centigradi e battute di pesca sempre più scarne perché i pesci si spingono a largo, spingono i pescatori a ridurre l’attività per contenere i costi del carburante che lievitano per inseguire le prede".

E scendendo verso le coste del Sud dello Stivale le cose non vanno meglio. Nelle regioni del Mezzogiorno è infatti allerta rossa per il vermocane. Il vermocane, parente marino dei lombrichi e invasore nativo, è urticante come una medusa e vorace come un piranha, è una specie aliena, lunga dai venti centimetri fino ad arrivare ad un metro, che sta rendendo difficile la vita dei pescatori in Puglia, Calabria e Sicilia, colpendo soprattutto i mestieri artigianali e di piccola pesca visto che gli avvistamenti di questo esemplare sono entro i 25 metri di profondità e quindi abbastanza vicini alla costa.

A preoccupare è l’intensificarsi del fenomeno: una presenza mille volte superiore a quella di soli due anni fa. Ad essere minacciate sono le catture ittiche perché il vermocane si insinua nelle reti dei pescatori e divora i pesci, lasciando solo le lische. Ma anche gli attrezzi da pesca. Visto che si tratta di una specie molto urticante, i pescatori per liberare le reti spesso sono costretti a romperle.

Una operazione delicata perché devono evitare che il vermocane si spezzi in più parti e finisca in acqua, visto che sono in grado di rigenerarsi anche da singole parti. Oltre il danno, quindi, anche la beffa. E anche la strada della valorizzazione gastronomica per ridurne il numero non si può percorrere perché a differenza del granchio blu, il vermocane non si può mangiare.

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