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Salute e Benessere

Fumo, ‘snus’ orgoglio svedese che ha fatto...

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Fumo, ‘snus’ orgoglio svedese che ha fatto calare consumo sigarette ma resta fuori dall’Ue

Fumo, 'snus' orgoglio svedese che ha fatto calare consumo sigarette ma resta fuori dall'Ue

Caterina de' Medici usava la nicotina, all'epoca si pensava che fosse d'aiuto contro il mal di testa e altre malattie. Si sniffava la polvere ottenuta dalle foglie che presto diventò una moda diffusa in molte corti europee, dalla Francia alla Svezia. Proprio nel paese scandivano questo approccio si è evoluto ed è arrivato fino a svilupparsi nella forma attuale denominata 'snus': una miscela di tabacco umido venduto sotto forma di microbustine (pouch) che si mettono sotto il labbro superiore ed è confezionato in piccole scatoline rotonde dove trovano posto queste microbustine. E' diffuso in Scandinavia, ma trova in Svezia la sua 'casa madre', Swedish Match, che ha aperto le porte dello stabilimento di Goteborg ai media italiani per raccontare la storia dello 'snus' e della sua evoluzione. Quello che è accaduto in Svezia è diventato un modello da studiare per chi analizza le alternative per la riduzione del consumo e dei danni da sigarette. Ma soprattutto potrebbe offrire all'Europa un modello da prendere in considerazione per una revisione della regolamentazione dei prodotti innovativi alternativi alle sigarette.

La Svezia negli ultimi 30 anni è riuscita ad aver la minor prevalenza di fumatori in Ue, poco sopra al 5% della popolazione, quando in Europa siamo al 29%, e di malattie legate al consumo di sigarette tradizionali. Come la Svezia sia diventato un modello "nella riduzione dei danni da fumo", lo ha spiegato Patrik Hildingsson, vice presidente della comunicazione di Swedish Match, "ne siamo orgogliosi, parliamo di 200 anni di storia". Premessa lo 'snus' è vietato nel resto dell'Ue. Ma la Svezia ha avuto una deroga dalla sua entrata nella Comunità Europea nel 1992. Il tasso dei fumatori tradizionali è in forte calo in Svezia, dimezzato negli ultimi 20 anni. Dati dell'Oms evidenziano, per gli uomini e le donne, un numero di decessi attribuibili al tabacco decisamente inferiore rispetto alla media Ue.

Pur avendo una storia secolare, lo 'snus' come lo conosciamo ora è stato lanciato sul mercato da Swedish Match a metà degli '70. "in una epoca in cui si iniziava a parlare a livello globale dei danni alla salute del fumo e delle sigarette - ha ricordato Hildingsson - Così la curva del consumo di queste 'bustine' hanno iniziato a crescere a discapito delle 'bionde'. E' negli ultimi 20 anni che c'è stato il sorpasso dello 'snus' ha portano la Svezia ad essere l'unico dei Paesi Ue ad aver quasi azzerato i 'vecchi' fumatori. Inoltre il Governo ha impostato una campagna di dissuasione verso le sigarette. Così si è arrivati ad avere nel Paese il 50% di fumatori che fuma 5 o meno sigarette al giorno. "Non fumiamo per il tabacco ma per la nicotina", ha rimarcato Hildingsson che ha snocciolato anche i dati scientifici relativi allo 'snus', visto che le autorità sanitarie del Paese hanno analizzato l'impatto dello 'snus' sulla salute della popolazione che lo usa.

'Oggi ci sono 85 sostanze chimiche nelle sigarette tradizionali e solo 15 nello snus'

Secondo la Swedish National Board of Health and Welfare, i rischi di malattie o nascite premature è enorme per chi fuma e molto modesto per chi consuma lo snus. L'Fda, l'ente regolatorio americano, nel 2019 ha stabilito che usare lo 'snus' al posto delle sigarette ha un rischio inferiore per lo sviluppo del cancro alla bocca, per problemi di cuore, per cancro del polmone, per l'infarto, per l'enfisema e bronchite cronica. "Oggi noi possiamo scriverlo sulla scatola dello snus. Ci sono voluti 5 anni per avere questa approvazione", precisa Hildingsson. Il passaggio fondamentale in questa storia della 'snus' è la scelta di Swedish Match di lavorare con i produttori "ad un tabacco di alta qualità che contenga un livello di sostanze chimiche sempre più basso. Oggi - aggiunge il manager - ci sono 85 sostanze chimiche nelle sigarette tradizionali e solo 15 nello snus".

Ma se lo 'snus' ha rappresentato la svolta e il successo della Svezia, nel ridurre la prevalenza dei fumatori e dimostrare la reale possibilità di incentivare il passaggio a prodotti senza combustione con un beneficio in termini di sanità pubblica, perché l'Europa lo ha vietato negli altri Paesi? "Si è trattato - secondo Hildingsson - di un errore di valutazione". Quando nel 1994 ci fu in Svezia il referendum per l'ingresso in Ue l'esenzione dal divieto della vendita dello 'snus' è diventa parte integrante del trattato di adesione del Paese. Salvando la tradizione centenaria ma privando il resto dell'Europa di una alternativa alle sigarette.

Negli ultimi mesi sono arrivate le 'nicotine pouches' o bustine di nicotina, contenenti nicotina e aromi, ma senza tabacco, l'evoluzione dello 'snus'

Negli ultimi mesi le 'nicotine pouches' o bustine di nicotina (contenenti nicotina e aromi, ma senza tabacco, che rappresentano l’evoluzione dello snus) hanno fatto la loro comparsa anche sugli scaffali delle tabaccherie italiane. Si tratta, per il Paese, di una nuova categoria di prodotto, la cui regolamentazione ha richiesto un lungo processo che in parte è tutt'ora in corso. Inizialmente introdotte in commercio all'inizio del 2023, le prime bustine di nicotina erano state ritirate dal mercato su impulso del ministero della Salute per poi essere reintrodotte con un nuovo packaging dotato di una chiusura 'a prova di bambino' e con le avvertenze sanitarie specifiche. Come tutti i prodotti innovativi alternativi alle sigarette, la sfida per la regolamentazione italiana ha di fronte due strade: da una parte incoraggiare i fumatori che non intendono smettere a passare ad alternative senza combustione con un profilo di rischio più basso; dall'altro, fare in modo che fasce di popolazione come i giovani e i non fumatori non entrino in contatto con tali prodotti, che in quanto contenenti nicotina generano comunque dipendenza.

La sfida è di grande attualità non soltanto per l'Italia ma per tutta l'Europa: la nuova legislatura Europea sarà infatti chiamata, nei prossimi mesi, a intervenire sulla regolamentazione del settore a livello comunitario, non soltanto aggiornando la regolamentazione dei prodotti convenzionali (come le sigarette) e dei prodotti alternativi già esistenti (come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato), ma anche introducendo una regolamentazione per le nuove categorie di prodotto, quali appunto le bustine di nicotina. Da più osservatori si rilancia la necessità che la nuova legislazione dovrà necessariamente considerare l'importanza di mantenere questi prodotti lontani dai giovani - ad esempio garantendo che le concentrazioni di nicotina per singola bustina non siano eccessivamente alte, o impostando rigidi paletti rispetto alle aromatizzazioni del prodotto, che non andrebbe commercializzato in varianti attrattive per un pubblico giovane; d'altra parte, una regolamentazione efficace non potrà che considerare anche gli oltre 100 milioni di fumatori attualmente presenti in Europa (oltre 10 milioni soltanto in Italia) e l'esigenza di offrire loro potenziali alternative.

Il modello svedese è chiaramente impostato per dire al resto dell'Europa - e non solo - che un mondo senza sigarette. Ma per arrivarci non vanno commessi gli errori del passato, ad esempio bannare lo 'snus', ma osservare e analizzare oltre 30 anni di dati epidemiologici svedesi.

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L’esperto Testori: “Cure dentali accessibili a tutti...

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Sul nuovo corso di laurea in odontoiatria all’Ucbm, ‘tutti i presupposti per formazione tecnologica etica ed empatica’

L’esperto Testori:

“Rendere la cura dei denti accessibile a tutti nel nostro Paese è una tematica molto importante e può aversi grazie all’efficienza dei piani di trattamento e alla digitalizzazione. Aumentando l’efficienza del trattamento si possono ridurre i costi per la popolazione, ma bisogna pensare in modo diverso e cioè che la nostra è una professione di servizio dove i guadagni dovrebbero essere commisurati al reale beneficio che noi diamo. Una regolarizzazione delle tariffe che il paziente dovrà pagare, è sicuramente benaccetta dalla popolazione”. Lo ha detto Tiziano Testori, Adjunct Clinical Associate Professor, Department of Periodontics and Oral Medicine, University of Michigan all’Adnkronos, intervenendo oggi a Roma all’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’ Organizzata all’Università Campus Bio-medico (Ucbm) di Roma.

“Il nuovo corso in odontoiatria che partirà nell’università Campus bio-medico di Roma - aggiunge Testori - ha tutti i presupposti per formare una nuova figura di odontoiatra, un medico, che sia allo stesso tempo tecnologico, etico, empatico ed infine possa essere al passo con i tempi per curare le persone. Le competenze e le professionalità di domani nel campo dell’odontoiatria - chiarisce - si possono sintetizzare in tre punti”. Il primo è “l’ibridizzazione delle competenze. Questo significa che, come medici odontoiatri, dobbiamo inserire le nuove tecnologie e i giovani; il secondo punto riguarda il non perdere il sapere medico perché si potrà essere il più grande odontoiatra digitale, ma senza conoscere le scienze di base non si potrà mai essere bravo; infine, l’umanizzazione e cioè imparare l’empatia proattiva e l’eticità. Quest’ultima - conclude Testori - dovrebbe essere insegnata nel curriculum studi di tutte le università italiane. In questo modo un medico odontoiatra cura e non ‘aggiusta’ i denti della popolazione”.

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Ghirlanda (Andi): “Nel cambio generazionale nuovi...

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Il presidente del sindacato, ‘solo 1 giovane professionista su 4 ambisce ad aprire un suo studio’

Ghirlanda (Andi):

“Il futuro dell’odontoiatria in Italia è roseo: si continuerà a lavorare per assistere il paziente. Il messaggio deve essere sempre più in chiave di prevenzione e di welfare con un modello organizzativo della professione che declinerà sempre di più verso l’associazionismo e l’aggregazione. In questo momento solamente il 25% dei giovani professionisti ambirebbe ad aprire una propria attività come titolare di studio. In questo contesto, come sindacato, siamo assolutamente convinti che dalle università devono arrivare risposte molto importanti perché, soprattutto oggi, che si parla di laurea abilitante, il futuro professionista deve assumere tutte le capacità teoriche e manuali che solo le università possono essere in grado di poter garantire”. Lo ha detto Carlo Ghirlanda, presidente dell’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) all’Adnkronos nel corso dell’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’, che ha riunito i massimi esperti del settore all’Università Campus Bio-medico di Roma dove nei prossimi mesi partirà un nuovo corso di laurea.

Tanti i temi emersi nel corso dell’evento. Uno su tutti il cambio generazionale. Secondo l’Andi oggi, nel nostro Paese, l’età media dei dentisti supera i 50 anni e si stima che circa 10 mila professionisti raggiungeranno la pensione nei prossimi 10 anni. Al rischio della mancanza di professionisti si è quindi aggiunta la questione demografica nazionale e l’accesso dei laureati alla professione, la democratizzazione delle cure, la modernità e la qualità degli studi dentistici in prospettiva, l’introduzione e l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle cure.

“L’odontoiatria - ha aggiunto Ghirlanda - è una disciplina di prossimità, quindi, dobbiamo essere presenti in ogni area del paese e non solo nelle aree urbane. Solo in questo modo si consente un rapporto di cura e prevenzione del paziente che solamente un modello diffuso può esercitare. Speriamo che questo nuovo corso di laurea che nasce al Campus Bio-medico possa dare un nuovo impulso alla formazione, alla creazione di consapevolezza e di coscienza da parte di giovani professionisti nella direzione che noi auspichiamo - ha concluso il presidente Andi - Si tratta di un corso che potrebbe essere anche foriero di una nuova identità dell’odontoiatria in termini di rapporto con il territorio e con le persone. Inoltre, potrebbe anche essere motivante rispetto a quelle generazioni che forse hanno bisogno di qualche ambizione in più, rispetto a quelle che oggi vediamo”.

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Di Lazzaro (Ucbm): “Odontoiatria italiana eccellente...

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All’evento del Campus Bio-medico il preside dell’Ateneo, ‘il nostro corso di laurea è a elevatissimo contributo tecnologico’

Di Lazzaro (Ucbm):

“L’odontoiatria italiana rappresenta un’eccellenza nel mondo e abbiamo numerose scuole di altissimo livello in Italia. Tuttavia, la domanda di iscrizione ai corsi di odontoiatria non ha una risposta ancora sufficiente e molti nostri ragazzi sono costretti a studiare all’estero. Inoltre, vi è una domanda del mercato del lavoro per cui è necessario far crescere l’offerta formativa. Per queste ragioni, il campus biomedico ha deciso di aprire un corso di laurea che si va ad affiancare agli altri corsi di laurea della facoltà di medicina”. Così Vincenzo Di Lazzaro il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Bio-medico (Ucbm) di Roma, spiega all’Adnkronos Salute l’importanza del nuovo corso di laurea che parte in autunno, in occasione dell’incontro ‘Odontoiatria e protesi dentaria: quali competenze e professionalità oggi e domani?’ tenutosi oggi all’Ucbm.

“Il corso di laurea che inizierà nel Campus Bio-medico di Roma ha le peculiarità degli altri corsi di della facoltà di medicina tra cui: un elevatissimo contributo tecnologico perché la tecnologia oggi è al centro della pratica della medicina. I professionisti della salute, infatti, devono essere i protagonisti della tecnologia e devono essere in grado di svilupparne di nuove per poter curare sempre meglio i pazienti - continua Di Lazzaro - Inoltre, per quanto riguarda gli odontoiatri, molto spesso sono dei liberi professionisti e quindi c’è l’idea di dare anche delle capacità gestionali affinché possano gestire in maniera autonoma e completa la propria attività. Infine, la visione del Campus Bio-medico è di dare una formazione completa e, infatti, crediamo anche in una formazione umanistica per poter considerare non soltanto l’organo che stiamo curando, ma la persona”.

Sicuramente “in questo corso raccoglieremo le migliori esperienze non solo accademiche, ma anche dei professionisti visionari che abbiamo nei Italia nel campo odontoiatrico - conclude Di Lazzaro - In questo modo riusciremo ad aprire quegli scenari nuovi che possono portare i nostri professionisti a essere in grado di curare sempre meglio i pazienti, venendo incontro alle esigenze della popolazione”.

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