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Il calo demografico mette a rischio la difesa militare dei...

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Il calo demografico mette a rischio la difesa militare dei Paesi asiatici

L’Asia orientale, caratterizzata da alcuni dei tassi di fertilità più bassi del mondo, sta affrontando sfide nel mantenere numericamente attive le proprie forze militari. Questo problema è accentuato dalle crescenti tensioni geopolitiche, in particolare tra Corea del Nord e Corea del Sud, e tra Cina e Stati Uniti.

La Cina, il Giappone e la Corea del Sud nello specifico hanno tassi di fertilità inferiori al tasso di sostituzione globale.

Le conseguenze del calo demografico

Secondo The Lancet, il tasso di fertilità della Corea del Sud era pari a 0,72 nel 2023, il più basso al mondo, rispetto alla media globale di 2,2. Se la tendenza attuale dovesse continuare, i 51 milioni di abitanti della Corea del Sud potrebbero dimezzarsi entro il 2100. Per affrontare questa sfida, la Corea del Sud sta esplorando varie strategie per aumentare l’arruolamento militare, tra cui l’aumento della retribuzione, l’arruolamento di più donne e l’adozione di tecnologie avanzate. Il Paese prevede la coscrizione militare di almeno 18 mesi, ma Ramon Pacheco Pardo, presidente della KF-VUB Corea presso la School of Governance di Bruxelles, Vrije Universiteit Brussel, ha detto a Business Insider che il disegno di legge “aiuta, ma non è la soluzione”, soprattutto alla luce della costante minaccia della Corea del Nord.

L’utilizzo della tecnologia e altre possibilità di reclutamento

Un’altra strategia, secondo Pardo, è l’utilizzo della tecnologia. “Il Paese – ha ribadito il presidente – sta imparando molto dal modo in cui l’Ucraina si difende dalla Russia, che include tecnologie di automazione verso le quali, in passato, siamo stati scettici – e ha aggiunto -. Dobbiamo passare al nucleare, tra le altre cose, perché non abbiamo abbastanza persone per difendere il paese”.

Anche il Giappone, che ha un tasso di fertilità in rapido calo, sta cercando di incentivare le persone ad unirsi alle sue forze di autodifesa. Come riporta Business Insider, starebbe inoltre esplorando l’uso dell’automazione e dell’intelligenza artificiale per mitigare gli effetti di una popolazione in età militare in lenta ma costante diminuzione.

L’esercito giapponese ha allentato le regole di lunga data consentendo agli ufficiali di avere i capelli più lunghi, revocato il divieto per le reclute di possedere tatuaggi e alzato l’età massima per le nuove reclute a 32 anni.

Secondo Nikkei Asia, anche l’Esercito popolare di liberazione cinese, a corto di reclute, ha aumentato la sua età di arruolamento da 24 a 26 anni. Ma nonostante queste sfide, invece, la Cina, con la sua vasta popolazione, è ancora in grado di mantenere il più grande esercito permanente del mondo. Tuttavia, anche l’Esercito popolare di liberazione cinese sta affrontando una carenza di reclute e sta cercando di rafforzare i suoi sforzi di reclutamento.

In sintesi, molti paesi dell’Asia orientale stanno cercando di affrontare l’ondata di declino demografico, che non si limita solo alla loro forza militare.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Scoperto ormone rafforza-ossa: segreto delle mamme che...

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Una ricerca ha scoperto un ormone rafforza-ossa che sarebbe l’alleato delle mamme che allattano, nonché una risposta efficace all’osteoporosi.
La ricerca è partita da una domanda: come fanno le mamme che allattano a mantenere ossa robuste nonostante il calcio venga sottratto per produrre latte?

Un’annosa questione scientifica che ha finalmente trovato una risposta grazie a un gruppo di ricercatori delle università della California di San Francisco (UCSF) e di Davis. La chiave risiede in un ormone chiamato Ccn3, che nei topi femmine aumenta la densità e la forza ossea. La scoperta, pubblicata sulla rivista “Nature”, apre nuove prospettive per il trattamento delle fratture e dell’osteoporosi, che colpisce oltre 200 milioni di persone nel mondo, soprattutto donne.

Il segreto delle ossa forti durante l’allattamento

Durante l’allattamento, i livelli di estrogeni sono bassi, eppure l’osteoporosi e le fratture ossee sono rare, suggerendo l’esistenza di altri fattori oltre agli estrogeni che supportano la formazione ossea. Holly Ingraham, farmacologa dell’UCSF e autore senior dello studio, aveva in precedenza osservato che il blocco di un recettore degli estrogeni in neuroni specifici del cervello dei topi femmine portava a un aumento della massa ossea. Questa volta, il team ha identificato l’ormone Ccn3 nella stessa regione cerebrale delle mamme topo che allattano.

Prove sperimentali e applicazioni terapeutiche

I ricercatori hanno scoperto che l’assenza di Ccn3 nei topi femmine che allattano provoca una rapida perdita di tessuto osseo, mentre i loro cuccioli dimagriscono, il che dimostra l’importanza di questo ormone. Aumentando i livelli di Ccn3 nei topi, si è osservata una crescita significativa della massa e della forza ossea, persino nelle femmine prive di estrogeni o molto vecchie, in cui la massa ossea è raddoppiata. Thomas Ambrosi, collaboratore scientifico di Ingraham, ha notato che Ccn3 stimola le cellule staminali a differenziarsi in nuove cellule ossee, favorendo la guarigione delle fratture.

I risultati empirici sono stati entusiasmanti: un idrogel contenente l’ormone Ccn3, applicato come cerotto su fratture ossee di topi anziani, ha stimolato la formazione di nuovo osso nel sito fratturato. “Non siamo mai stati in grado di ottenere questo tipo di mineralizzazione e di guarigione con nessun altro approccio”, riferisce Ambrosi. Ora il team vuole proseguire gli studi per applicare il Ccn3 anche in altri contesti, come la rigenerazione della cartilagine.

L’ormone rafforza-ossa e le implicazioni sulla salute umana

Muriel Babey, endocrinologa dell’UCSF e co-prima autrice dello studio, intende esplorare come Ccn3 influenzi il metabolismo osseo in contesti patologici rilevanti. In collaborazione con il programma Catalyst dell’ateneo, William Krause inizierà a traslare questi risultati in ambito clinico.

La perdita ossea non si verifica solo nelle donne in post-menopausa – ricorda l’autrice senior dello studio Holly Ingraham – ma spesso anche nelle donne che sono sopravvissute al cancro al seno e assumono bloccanti ormonali, nelle atlete d’élite giovani e altamente qualificate, e negli uomini anziani, il cui tasso di sopravvivenza dopo una frattura all’anca è più basso che nelle donne”.

Gli studi preclinici su Ccn3 sono promettenti, ma è necessario ulteriore lavoro per tradurre queste scoperte in terapie umane. Gli scienziati stanno pianificando ulteriori ricerche per esplorare l’efficacia di Ccn3 in contesti clinici diversi, inclusa la rigenerazione della cartilagine e la guarigione delle fratture. L’applicazione di Ccn3, fondamentale per le donne che allattano, potrebbe rappresentare una rivoluzione nel trattamento delle malattie ossee, offrendo nuove speranze a chi soffre di osteoporosi e altre condizioni debilitanti.

“Sarebbe incredibilmente emozionante se Ccn3 potesse aumentare la massa ossea in tutti questi scenari”, aggiunge la ricercatrice, evidenziando l’importanza di studiare anche i topi femmine, spesso trascurati nella ricerca biomedica.

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Pensioni anticipate crollano, per le donne assegno -30,58%...

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Crollano le pensioni anticipate in Italia. Il dato dell’Inps arriva a pochi giorni dalle parole del vicepremier Matteo Salvini che ha dichiarato di essere al lavoro sul tema delle pensioni per “agevolare chi non ce la fa più e ha la schiena rotta al ritorno alla vita familiare”. Il che sarebbe un grande aiuto per il Paese che, oltre ad avere una delle età pensionabili più alte dell’area Ocse, ora deve fare i conti anche con il drastico calo delle anticipate.

Questa situazione è stata agevolata e ricercata dalla legge di Bilancio del 2024, che ha disincentivato pesantemente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per non sottrarre linfa vitale al sistema produttivo del Paese. La crisi demografica morde, e se qualcuno esce, non è detto che qualcun altro entri.

Calano le pensioni anticipate

L’introduzione di Quota 130 ha avuto un impatto evidente sulle scelte degli italiani. Nei primi sei mesi del 2024, l’Inps ha registrato un calo del 14,15% nelle pensioni anticipate rispetto allo stesso periodo del 2023, con soli 99.707 nuovi assegni erogati contro i 116.143 dell’anno precedente​

Il nuovo sistema richiede 62 anni di età e 41 anni di contributi con finestre passate da 3 a 7 mesi per i lavoratori privati e da 6 a 9 mesi per i pubblici.

Questo calo è accompagnato da una generale diminuzione delle nuove pensioni complessive: tra quelle di vecchiaia, invalidità e superstiti si sono registrate 376.919 nuove pensioni nel periodo considerato, con un calo del 12,54% rispetto al primo semestre 2023.
Nello specifico, oltre alle 99.707 anticipate, l’Istituto ha erogato 152.641 nuove pensioni di vecchiaia, 22.730 invalidità e 101.841 assegni ai superstiti. Guardando al solo fondo lavoratori dipendenti le anticipate e gli assegni superstiti hanno assorbito il 31% dei trattamenti erogati.

Nel primo semestre 2024 le pensioni anticipate sono state scelte soprattutto dai dipendenti pubblici. Infatti, se per la gestione dei lavoratori autonomi (coltivatori diretti, commercianti e artigiani) le anticipate sono il 24% delle pensioni totali (vecchiaia a quota 40%), per la gestione dei dipendenti pubblici l’uscita anticipata rappresenta il 46% delle pensioni totali.

Pensioni donne -30,58% rispetto agli uomini

Particolarmente colpita è stata la misura Opzione Donna. Le nuove restrizioni hanno fatto crollare le adesioni: solo 2.107 donne hanno usufruito di questa opzione nei primi sei mesi del 2024, rispetto alle 11.576 del 2023. Un crollo verticale che ha diverse ragioni. Ecco un riepilogo delle modifiche introdotte quest’anno, dove l’unico criterio invariato restano gli anni di contributi necessari per accedere ad Opzione Donna (35)

Requisiti di età

2023: 58 anni (ridotti di un anno per ogni figlio, fino a una riduzione massima di due anni).
2024: 61 anni (ridotti di un anno per ogni figlio, fino a una riduzione massima di due anni).

La vera novità del 2024, l’assistenza familiare

La drastica riduzione di richieste rispetto al 2023 dipende anche da requisiti del tutto nuovi introdotti con la Manovra. Oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, per accedere ad Opzione Donna è richiesta una delle seguenti condizioni:

Assistenza familiare: le lavoratrici abbiano assistito per almeno sei mesi un coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave;
Riduzione della capacità lavorativa: sia stata accertata una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74% per il riconoscimento dell’invalidità civile;
Situazione lavorativa: la lavoratrice sia stata licenziata da un’azienda in crisi con un tavolo di confronto attivo presso la struttura per la crisi d’impresa.

Insomma, le nuove condizioni imposte dalla Manovra richiedono che le lavoratrici siano caregiver, abbiano una significativa riduzione della capacità lavorativa o siano licenziate, rendendo molto più difficile l’accesso a questa forma di pensionamento anticipato​.

Gender pay gap sulle pensioni

Al problema di quantità, si aggiunge quello di qualità del trattamento pensionistico. Le pensioni erogate alle donne nel primo semestre del 2024 hanno un importo medio di 992 euro, inferiore del 30,58% rispetto all’importo medio liquidato agli uomini, pari a 1.429 euro. Questo gender pay gap pensionistico è una conseguenza diretta del gender pay gap retributivo e riflette anche le carriere contributive più brevi delle donne, su cui ricade la maggior parte del lavoro domestico (non retribuito)

A quanto ammontano le pensioni?

Tra gennaio e giugno 2024 l’Inps ha liquidato in totale 376.919 nuove pensioni per un importo medio di 1.197 euro. Gli assegni, in media, oscillano dagli 820 euro medi al mese per le invalidità, ai 892 euro medi per i trattamenti di vecchiaia fino a 2.054 euro per le anticipate.

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“Cambio vita”, uno su 10 pronto a lasciare tutto

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“Basta, mollo tutto e cambio vita!” Chi non ha mai sentito qualcuno pronunciare questa frase, magari durante una pausa caffè? Ma è solo un sogno fugace o c’è davvero un’ondata di persone pronte a riscrivere la propria storia? Stando a un’analisi di Hays Italia e Serenis, sembra proprio che il desiderio di rivoluzionare la propria esistenza sia più che un semplice capriccio.

Uno su 10 è pronto al grande salto

Lo studio, che ha coinvolto quasi mille lavoratori, svela che quasi un lavoratore su dieci (8%) ha già messo in moto i piani per dire addio alla vecchia vita entro un anno. E perché? Per inseguire la tanto agognata felicità. Questo desiderio di cambiamento non è un semplice capriccio del momento, ma una decisione ponderata da un numero sempre crescente di persone che vogliono rivedere le proprie scelte di vita. L’analisi ha rivelato che il “cambio vita” non è più solo un sogno ad occhi aperti, ma una realtà imminente per molti.

Non tutti sono così audaci: il 25% pianifica il cambiamento ma in un futuro non troppo immediato, mentre quasi la metà dei partecipanti vede il cambio di vita come un dolce sogno nel cassetto. Tuttavia, questi dati lanciano un messaggio chiaro: c’è un’ampia insoddisfazione tra i lavoratori, con quattro su dieci che non amano il proprio lavoro e sei su dieci che fantasticano almeno una volta a settimana di fare il grande salto.

Le ragioni del cambiamento

Perché tanti vogliono rivoluzionare la propria vita? La felicità è il motore principale per sei lavoratori su dieci. Altri desiderano migliorare la qualità della vita (57%), avere più tempo libero (54%) e ridurre lo stress (44%). Molti sognano di riscoprire se stessi, seguire le proprie passioni, vivere a contatto con la natura o offrire un ambiente più sano ai propri figli. La ricerca della felicità sembra essere la forza trainante, spingendo le persone a cercare un equilibrio migliore tra vita privata e lavorativa. La volontà di vivere in un ambiente meno frenetico e più in sintonia con i propri valori personali è un desiderio sempre più diffuso.

Per la maggior parte, il cambiamento resta un sogno. La paura di fallire e le implicazioni economiche (50%), così come le preoccupazioni per l’impatto sulla famiglia (47%), frenano molti. Tuttavia, chi ha amici che hanno intrapreso questa strada nota che pochi si pentono: solo il 6% ha rimpianti e il 4% è tornato sui propri passi. La maggioranza, invece, è soddisfatta o entusiasta e nonostante le paure e le incertezze, coloro che trovano il coraggio di fare il grande passo spesso non guardano indietro con rimpianto, ma con orgoglio e soddisfazione per aver cambiato la loro vita in meglio.

Le destinazioni dei sogni

Quando immaginano una nuova vita, gli italiani sono attratti dal mare: il 59% preferisce le città costiere e il 31% le isole, seguiti dalle montagne (29%). Vogliono luoghi vivi, socialmente attivi, e molti sognano di avviare nuove attività come B&B, agriturismi, o vivere in campagna/montagna. Questi scenari pittoreschi rappresentano non solo una fuga dalla routine quotidiana, ma anche un’opportunità per riscoprire un ritmo di vita più naturale e gratificante. L’idea di un cambio di vita include spesso un nuovo inizio professionale, con molti che desiderano intraprendere carriere più in linea con le loro passioni e interessi personali.

La Sardegna e la Sicilia sono le isole più ambite, seguite da Minorca, Ibiza, Santorini e Creta. Anche le Maldive e Bora Bora fanno capolino tra le mete ideali. In Italia, invece, le Dolomiti, il Lago di Garda e la Toscana sono in cima alla lista. Queste felicità non sono solo mete turistiche, ma rappresentano un’aspirazione di vita per molti italiani. La bellezza naturale e il richiamo di una vita più semplice e autentica rendono questi luoghi particolarmente attraenti per chi sogna di lasciare alle spalle lo stress della vita urbana.

Chi sono i potenziali sognatori in fuga?

L’identikit del sognatore in fuga è variegato: uomini e donne dai 50 ai 64 anni, spesso di alto profilo lavorativo (C-level) o giovani appena entrati nel mondo del lavoro, provenienti da piccoli comuni o grandi città.

La fascia di età tra i 50 e i 64 anni emerge come particolarmente significativa. Questi individui, spesso alla soglia della pensione, guardano al futuro con un misto di introspezione e desiderio di cambiamento. Molti hanno trascorso decenni in ambienti aziendali frenetici, accumulando stress e sacrificando spesso il tempo per sé stessi e per le proprie passioni. Arrivati a un punto di riflessione, desiderano recuperare il tempo perduto, cercando un equilibrio migliore tra vita lavorativa e privata. La loro decisione è spesso influenzata dalla consapevolezza che il tempo è prezioso e che il momento di agire è adesso.

Al contrario, anche i giovanissimi appena entrati nel mondo del lavoro sono tra le potenziali persone che vogliono cambiare vita. Questa generazione, cresciuta in un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici e sociali, ha una visione del lavoro molto diversa da quella dei loro predecessori. Per loro, la flessibilità e il benessere personale sono priorità assolute. Spesso non sono disposti a tollerare ambienti lavorativi che percepiscono come soffocanti o privi di significato. La loro audacia e il loro spirito di avventura li rendono più propensi a esplorare nuove opportunità e a sperimentare stili di vita alternativi.

Gli aspiranti ‘cambio vita’ non si limitano a una specifica condizione economica o professionale. Anche se una parte consistente è costituita da professionisti di alto profilo (C-level), come dirigenti e manager, che lavorano in grandi aziende, il fenomeno coinvolge anche impiegati di medio livello, freelance e piccoli imprenditori.

Geograficamente, chi vuole cambiare vita si trova sia nei piccoli comuni che nelle grandi città. Nei piccoli comuni, la vita quotidiana può essere caratterizzata da una maggiore tranquillità, ma anche da limitate opportunità professionali e sociali. Gli abitanti di queste aree potrebbero desiderare un cambiamento per trovare nuovi stimoli e una rete di supporto più ampia. Al contrario, nelle grandi città, il ritmo frenetico e la pressione costante possono spingere le persone a cercare un rifugio più sereno. Qui, la voglia di evasione è spesso alimentata dall’idea di abbandonare il caos urbano per abbracciare un ambiente più naturale e rilassante. Tuttavia, anche in questi contesti urbani, non manca chi vede nel cambio vita un’opportunità per reinventarsi professionalmente, magari avviando un’attività autonoma che possa offrire maggiore indipendenza e creatività.

Il punto di vista delle aziende

Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, mette in chiaro che il dialogo con i dipendenti è essenziale per scoprire le radici profonde dell’insoddisfazione, che spesso si estendono al di là del mero ambito lavorativo. Le aziende, quindi, devono mettersi in gioco, investendo nella qualità della vita dei propri collaboratori. Offrire flessibilità, supporto nei momenti cruciali come la nascita di un figlio o problemi di salute, e promuovere un equilibrio sano tra lavoro e vita privata diventano strategie imprescindibili per trattenere i talenti e accrescere il benessere collettivo. Riconoscere e affrontare le cause di malcontento è fondamentale per prevenire una fuga di talenti verso nuovi orizzonti.

Dall’altra parte, Martina Migliore di Serenis sottolinea che, mentre il desiderio di felicità e miglioramento è una forza potente, la paura del fallimento può essere un grosso freno. Consiglia di pianificare con attenzione ogni aspetto del cambiamento, di cercare supporto tra amici e familiari e di essere preparati alle sfide emotive che si presenteranno. Il coraggio di perseguire i propri sogni, unito a una preparazione solida e a un robusto sistema di sostegno, è ciò che permette di trasformare un sogno audace in una realtà concreta. Sebbene la strada verso una vita più felice sia spesso accidentata, affrontarla con determinazione e ottimismo può portare a grandi soddisfazioni e realizzazioni personali.

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