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Scuola, Anief: “Su ricostruzione carriera Corte di...

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Scuola, Anief: “Su ricostruzione carriera Corte di Cassazione ‘riconosce’ il 2013”

Il presidente nazionale Pacifico, legali a lavoro, la nostra azione porterà al riconoscimento del diritto

Scuola, Anief:

"Il sì al riconoscimento giuridico dell’anno 2013 ai fini della ricostruzione della carriera arriva dalla Corte di cassazione: una sentenza importantissima dà ragione ad Anief confermando quello che da anni il sindacato ha sempre ribadito. La Cassazione ha dunque detto no al ricorso che, ricordiamo, era stato presentato proprio dal Ministero dell’istruzione e del merito". E' quanto si legge in una nota dell'Anief.

"L’importante notizia - spiega - riguarda docenti, educatori e personale Ata che abbiano un decreto di ricostruzione di carriera, dunque un contratto a tempo indeterminato, e che abbiano prestato servizio nell’anno 2013".

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha commentato dicendosi “soddisfatto, ancora una volta il nostro sindacato ha intravisto un diritto negato già da tempo. Abbiamo già un ricorso attivo che destiniamo a chi ha i requisiti per partecipare, in maniera del tutto gratuita. Invitiamo dunque a partecipare al ricorso, specificando che bisognerà presentare anche lo stato matricolare. Siamo certi che riusciremo anche a far riconoscere il diritto sulle ferie non godute e gli scatti stipendiali. Siamo sempre a fianco dei lavoratori della scuola, al fine di tutelare i loro diritti”, ha concluso il leader Anief. Il sindacato Anief invita tutti i lavoratori della scuola che hanno i requisiti su indicati a partecipare all’azione legale gratuita che certamente porterà a un riconoscimento dell’anno in questione ai fini della ricostruzione di carriera.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Vino, Torcoli (‘Civiltà del bere’):...

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A 'VinoVip Cortina' gli esperti guardano al futuro del mondo enologico

Vino, Torcoli ('Civiltà del bere'):

"Con il titolo 'Resistenza' volevamo esprimere il senso di resilienza, la capacità del nostro settore vino di affrontare sfide anche difficili che rischiano di compromettere il sistema. E purtroppo sono molto gravi quelle che stanno arrivando in questi ultimi mesi e anni, in particolare di tipo politico, con campagne proibizioniste che vorrebbero equipararlo all’alcool facendo un discorso semplicistico e salutistico". Così Alessandro Torcoli, direttore ‘Civiltà del bere’, testata che organizza la manifestazione VinoVip, commenta il titolo dato alla 14ma edizione che si è svolta nei giorni scorsi a Cortina d'Ampezzo. Resistenza e resilienza della 'civiltà del bere' sono state, infatti, le tematiche al centro del talk che si è svolto nell'ambito di VinoVip Cortina 2024. La due giorni, organizzata dalla rivista 'Civiltà del bere', ha portato le eccellenze e i grandi nomi del vino italiano nella 'perla delle Dolomiti' con momenti di discussione, approfondimenti e degustazioni delle migliori etichette.

Il talk, dal titolo volutamente provocatorio, 'Resistenza!', aveva proprio l’obiettivo di andare a mettere luce su tematiche del settore che interessano tutti gli addetti ai lavori, dai produttori ai comunicatori, passando per le figure più tecniche, fino agli stessi consumatori. “Oggi la capacità di resilienza del comparto vinicolo italiano è messa a dura prova, condizionata da forze politiche, economiche e sociali che non sembrano considerare il vino quell’elemento centrale della cultura occidentale qual è stato per secoli. Da qui la necessità di comprendere quali siano le strategie migliori per contrastarle”, commenta il direttore di 'Civiltà del bere'.

"Chiaramente senza negare il problema, è anche molto importante - avverte - inquadrare il vino culturalmente, come un elemento della nostra civiltà e dei molti paesi che in questa bevanda hanno visto un veicolo di cultura, di convivialità, di benessere, quindi tutt’altro che il problema salutistico ma, all’opposto, un modo per stare meglio. Ovviamente 'est modus in rebus', dipende tutto dalla moderazione, che è un elemento fondamentale. Come contrastare certe politiche? Sicuramente mantenendo il vino nell’alveo intellettuale, culturale, del prestigio di questa bevanda, e continuare quindi a parlarne, a coinvolgere le persone, a raccontarlo, perché comunque è un prodotto che va spiegato, è un prodotto complesso, sempre più intellettuale".

"Poi, il sistema - spiega - ha comunque dei suoi anticorpi. Le aziende del vino sono piuttosto solide, appartengono a distretti, che, come abbiamo evidenziato, sono uno degli elementi fondamentali della tenuta del settore. In Italia non si parla solo di un vino, di un produttore che fa un prodotto di eccellenza, ma di un vero e proprio sistema che ha dei punti di forza davvero importanti che coinvolgono una filiera e tantissima popolazione. D’altro canto, ci sono anche problemi di tipo economico, di marketing e di mercato, perché le guerre e tutto quello che stiamo vedendo in questi mesi non aiuta il commercio di una bevanda che, se vogliamo, è superflua e di svago. Per questo le aziende si stanno attrezzando per aprire nuovi mercati, per proporsi a chi ha voglia di ascoltare il messaggio del vino, che è sempre stato affascinante nei secoli e ancora una volta di inserirlo nei desiderata delle persone".

"Un altro tema che abbiamo affrontato - prosegue il direttore di 'Civiltà del bere' - è quello del cambiamento climatico, che è un tema viticolo, di organizzazione delle imprese, per fare in modo di essere pronte agli stravolgimenti veri e propri che la natura ormai ci presenta e ci ha abituato a incontrare di stagione in stagione, e infatti non ce ne è una uguale all’altra".

"E' vero che si può parlare in generale di un innalzamento delle temperature, ma non è quello - rimarca - il problema più profondo; è proprio una imprevedibilità degli eventi atmosferici, e in questo l’agronomia e la viticoltura stanno cambiando e si stanno attrezzando per essere sempre più pronte di stagione in stagione. Sappiamo che il vino ha un ciclo annuale stagionale, dalla fioritura della vite alla raccolta, alla vendemmia, e sono mesi molto importanti ciascuno con le sue fasi fondamentali, per cui se grandina in un certo momento è un disastro e siccome sta accadendo sempre più spesso bisogna organizzarsi per sapere che, se dovesse accadere, c’è un sistema per limitare i danni. E così per tantissime altre questioni viticole".

Ad aprire il dibattito è stato Luigi Moio, presidente Oiv, professore di enologia all'Università degli studi di Napoli 'Federico II' ed enologo e titolare della 'Cantina Quintodecimo', sottolineando, con il suo intervento 'Una battaglia culturale, una battaglia di civiltà', come sia necessario resistere agli attacchi culturali di chi non considera il vino un baluardo di civiltà ma lo identifica in modo semplicistico con l’alcol, oltre che la necessità di trasparenza per un consumo più consapevole. “In tempi recenti il vino ha avuto una grandissima accelerazione: tanti si sono avvicinati a questo mondo perché era di tendenza e tanti si sono ritrovati a fare vino, ma senza verificare le scienze agrarie e senza una forte competenza. Questa grande attenzione ha anche reso il vino sempre più oggetto di campagne proibizioniste e a volte, per difenderlo, abbiamo rischiato dei gravi danni di comunicazione. Il vino è una delle invenzioni più belle dell’uomo, ma l’alcol è nocivo, questo ormai è assodato ed è necessario essere trasparenti e dirlo in modo chiaro e semplice, incentivando un consumo consapevole alla base, senza arrivare a demonizzare l’intero prodotto".

Da Andrea Lonardi, Master of Wine e Ceo di Marilisa Allegrini, focus sulla necessità di sintonizzare il brand con il tempo presente e futuro: “Oggi la politica del marketing è quella del mix, fatta di metodo, preparazione e tempo. Dobbiamo approfondire i cambiamenti, senza limitarci a parlare di quello climatico o delle preferenze dei consumatori. Oggi si parla sempre più di vocazionalità e di monovitigno, viviamo una crisi della soddisfazione edonistica del vino perché non è più di moda, i vini bianchi di collina e di montagna lasciano il passo ai vini bianchi del mare, i vini rossi di qualità devono essere consumati a temperatura diversa, le bolle di qualità diventano sempre più gastronomiche. La verità è che ciò che cambia oggi è la velocità dei cambiamenti e per questo occorre essere alternativi e contemporanei e avere il coraggio di auto-valutarsi in maniera intima per sintonizzarci con il presente e con il futuro”.

A intervenire nel dibattito poi Giovanni Bigot, agronomo, consulente e ricercatore esperto in viticoltura biologica, focalizzandosi sulla forza della biodiversità e sulla necessità di preservare la genetica dei vitigni che si sono adattati a un particolare terroir: “Oggi va trasmessa una cultura viticola che ponga il terreno al centro di tutto. Quando un vitigno si adatta a un terroir diverso rispetto al solito, questa capacità viene trasferita alla progenie: ecco perché lo studio e la conservazione della genetica del vitigno in seguito al suo adattamento permette di organizzare al meglio il patrimonio viticolo mondiale. Non possiamo pensare di perdere questo bagaglio di gran valore".

Il convegno si è concluso con il focus di Eugenio Pomàrici, professore ordinario dell’Università di Padova ed esperto italiano Oiv, sulla resilienza dei distretti viticoli e sulla forza delle piccole aziende: “Per distretto si intende un'area industriale caratterizzata da piccole e medie realtà con propensione a un agire sinergico. Al contrario, di quello che siamo abituati a pensare, questa struttura frammentata è stata elemento di forza: di fronte alle difficoltà il grande gruppo imprenditoriale spesso sceglie di dislocare la produzione, ma il piccolo produttore resiste, mantenendo il vigneto, magari cambiando prospettiva e migliorandosi".

VinoVip Cortina ha poi ospitato i tasting, a partire dalla conferenza con degustazione 'Cabernet vs Cabernet', con 31 aziende protagoniste, tenuta da tre grandi esperti di caratura internazionale: Pierre Seillan (winemaker di Jackson Family Wines), Luigi Bavaresco (professore di Viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza e membro Oiv), Paolo Bomben (enologo del centro di ricerca di Vivai Cooperativi Rauscedo). Poi, il walk around tasting a 2123 m di altezza al Rifugio Faloria, dove 61 aziende hanno presentato i loro vini al Wine Tasting delle Aquile.

La quattordicesima edizione di VinoVip Cortina si è conclusa con oltre 600 ospiti, tra operatori del settore e appassionati, e più di 900 bottiglie stappate. Il prossimo appuntamento con VinoVip è a Forte del Marmi nel 2025. "VinoVip è una manifestazione nata biennale nel 1997 proprio a Cortina. Da qualche anno è diventata annuale perché alterniamo la montagna al mare, quindi l’anno prossimo saremo a Forte dei Marmi con l’edizione marittima e poi nel 2026 si torna a Cortina in un anno speciale che è quello delle Olimpiadi Milano-Cortina. Peraltro, la nostra rivista ha base a Milano e noi organizziamo tanti eventi anche nella nostra città, per cui quell’anno sarà veramente molto importante per ‘Civiltà del bere’, conclude Torcoli.

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Lavoro

Estate: tra advanced booking estremo e rush finale, ecco le...

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L’Osservatorio Bluvacanze: crociere incontrastate, Lisbona spicca tra le capitali europee, il risveglio della montagna

Estate: tra advanced booking estremo e rush finale, ecco le scelte per le vacanze degli italiani

È una estate bizzarra per le prenotazioni delle vacanze, non solo per la meteorologia con i suoi eventi estremi. A metà luglio, gli italiani che sono ricorsi a un’agenzia di viaggio cui affidare il budget delle ferie mostrano una netta divisione tra chi ha pianificato con abissale anticipo e chi cerca ancora una proposta accessibile.

Si conferma una tendenza avviata almeno due anni fa, quella della 'destagionalizzazione per necessità' (dovuta al caro-prezzi) con una fascia di consumatori che posticipa le ferie a dopo le settimane di picco tariffario. Quest’ultimo cluster prevale, spingendo un fenomeno di advanced booking che dal 2022 prende piede. Se l’estate 2024 nei mesi di luglio e agosto attende ancora il rush finale degli indecisi per un 20% del mercato della rete di punti vendita Bluvacanze e Vivere&Viaggiare, la grande maggioranza dei viaggiatori che ricorre all’esperienza dei consulenti e ai vantaggi di un network di agenzie forte e consolidato ha mandato chiari segnali al mercato imprimendo una 'curva di booking' dai 90 ai 110 giorni.

Questo significa che, nei punti vendita si stanno verificando due comportamenti di acquisto, esattamente agli antipodi. Da una parte si registra un early booking esasperato che, già nel primo trimestre del 2024, scaturiva le prenotazioni di agosto e, parallelamente, dall’altra si manifesta il last minute per quei consumatori alla ricerca di tariffe calmierate, a fronte di una partenza immediata o imminente.

Cambia anche la tradizionale classifica delle esperienze vacanziere che hanno come protagonista il mare, con la crociera a guadagnare il primo posto, incontrastata. Al secondo c’è l’Italia balneare, mentre la Grecia chiude il podio ed Egitto con Mar Rosso e Spagna scivolano al quarto e quinto posto. In fatto di destinazioni, non si assiste a grandi mutamenti, tuttavia la geografia vede il bacino mediterraneo prevalere sul sempre competitivo Red Sea.

Scendendo nel dettaglio del Mare Italia, il ranking vede Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e Toscana in testa, con la regione tirrenica sempre forte per il fattore della prossimità; quindi, competitiva poiché favorita a quanti la raggiungono in auto propria. Da segnalare lo sforzo dei fornitori nel rivedere il minimum stay durante le 6 settimane di alta stagione, proponendo anche sole 3-4 notti contro i canonici 7-10 giorni.

Ma non è solo mare la vacanza dell’estate italiana: notoriamente prodotto fai-da-te, la montagna beneficia del revamp di prodotto da parte di alcuni operatori alberghieri che in Trentino e in Valle d’Aosta hanno saputo ristrutturare l’offerta, proponendo al mercato del turismo di qualità soluzioni apprezzate.

Per chi sceglie l’Europa continentale, sono sempre le capitali classiche come Parigi e Madrid a guidare, Lisbona rappresenta un ritorno, Londra scivola in quarta posizione e Praga completa la Top 5 della Summer 2024 per short break di 3-4 notti. Tra le esperienze in auge in agenzia di viaggio i viaggi di gruppo esperienziali a tema gourmet, in treno, in bici.

Le mete di lungo raggio protagoniste dell’estate 2024 sono Maldive, Zanzibar e i Caraibi con una Repubblica Dominicana che domina i pacchetti all inclusive.

E per Domenico Pellegrino, ceo del Gruppo Bluvacanze "la reazione degli italiani rispetto al sempre più esiguo potere d’acquisto, a causa dell’inflazione perdurante, provoca -spiega ad Adnkronos/Labitalia- effetti preoccupanti nel mercato dei viaggi e delle vacanze, un bene di consumo fondamentale per il benessere psicofisico delle persone e per la produttività. Si va configurandosi, da subito dopo la ripresa delle attività economiche post pandemia, uno scenario di consumo che esclude molte categorie sociali dal turismo di qualità e le costringe a soluzioni fai da te, con durata media più bassa delle vacanze, meno tutele e minor qualità garantita", spiega ancora.

"Il benessere, la tranquillità, il contesto della vacanza garantiti da una organizzazione professionale -spiega ancora- tende così a diventare una 'esclusiva' delle categorie di acquirenti più abbienti. Lo ribadiamo da almeno due anni: urgono interventi per aiutare il ceto medio a recuperare capacità d’acquisto. Quali soluzioni? Pensiamo ad una detraibilità fiscale, sul modello della spesa sanitaria, che restituisca accessibilità a quanto è stato uno standard qualitativo per diverse generazioni. Senza dimenticare che una iniziativa strutturata in tal senso ha indubbiamente effetti sul contrasto ad abusivismo ed evasione fiscale", conclude Pellegrino.

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Lavoro

La storia di Federico Nessi: “Passaggio generazionale...

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Vincitore del premio 'Di Padre in Figlio-il gusto di fare impresa'

Federico Nessi

Il tema del passaggio generazionale è all'ordine del giorno per Federico Nessi, ceo di Eternoo, vincitore del premio 'Di Padre in Figlio-il gusto di fare impresa' che ha preso il comando di Eternoo dal padre, Franco che a sua volta era stato lasciato dal nonno Giorgio. "Può sembrare scontato - dice all'Adnkronos/Labitalia - ma il valore imprenditoriale che nostro padre ci ha trasmesso più di qualsiasi altro è lo spirito di sacrificio. Questo tipo di valore non si può insegnare, perché si acquisisce principalmente attraverso l’esempio e l’osmosi. E' un principio che vale non solo nel rapporto padre-figli, ma a qualsiasi livello aziendale. Chi si dedicherebbe con passione a un leader che è bravissimo a parlare di dedizione al lavoro, pretendendo il massimo dai suoi collaboratori, ma nei fatti lavora poco e senza impegno?".

"Nell’ambito di un passaggio generazionale - sostiene - credo che questo sia il valore che più di tutti debba essere trasmesso, perché il rischio per le seconde o terze generazioni è quello di adagiarsi sugli allori creati da chi li ha preceduti. Io e mia sorella Caterina, invece, amiamo il nostro lavoro e per questo diamo sempre il massimo in ciò che facciamo. Un altro valore imprenditoriale che abbiamo ereditato è il senso della competizione, un altro aspetto che difficilmente si può insegnare, ma solo trasmettere".

"Se riesci a vivere il lavoro come fosse un gioco - spiega - senti meno il peso dei problemi, perché li affronti come sfide, dove i punti sono i risultati economici, che ti fanno salire di livello, con l’unica differenza che non esiste un limite".

"Quando parlo di 'convivenza intergenerazionale' - afferma - mi riferisco al rapporto tra una generazione e quella precedente, in contrasto con il concetto di passaggio, che rappresenta un momento puntuale successivo alla convivenza. E' estremamente complesso che avvenga un passaggio generazionale di successo se prima non vi è stata una convivenza intergenerazionale di qualità. La più grande difficoltà è riuscire a tenere separate le questioni familiari dall’ambito lavorativo, anche se è chiaramente molto difficile, specialmente quando si hanno caratteri forti come il mio e quello di mio padre".

"La maturità di entrambi - sottolinea Federico Nessi - sta nel comprendere che, al di là degli scontri fisiologici, alla fine il bene dell’azienda prevale su tutto, e da questo punto di vista siamo totalmente allineati. In questo senso, l’ingresso di mia sorella Caterina è stato fondamentale, perché decidere in tre diventa paradossalmente più semplice che decidere in due. E' evidente che il rapporto tra fratelli sia un'ulteriore potenziale criticità che si somma al rapporto padre-figli, ma devo dire che nel nostro caso, grazie alla perfetta complementarità tra me e Caterina, il nostro rapporto è diventato un valore aggiunto nelle nostre dinamiche relazionali".

"Ho avuto la fortuna - fa notare - di avere una base da cui partire e questo mi ha permesso di attivare un processo costante di analisi e miglioramento, come insegna il principio giapponese del 'kaizen'. Mi sono quindi concentrato sugli aspetti che avevano maggiore impatto sui risultati aziendali e ho iniziato a innovare il nostro sistema gestionale e i processi. A questo si è affiancato un lavoro di strategia commerciale, avviato grazie alla gavetta da venditore che ho fatto nei primi anni della mia esperienza. Questo periodo è stato essenziale per comprendere tre fondamentali del nostro lavoro: come ragionano i nostri clienti, quali sono i prodotti strategici e come deve operare il nostro venditore ideale".

"Una volta messi a fuoco questi aspetti - spiega - è subentrata l’ambizione e la voglia di crescere, che si è poi tradotta nella spinta alle acquisizioni, portandoci a essere definiti 'serial acquirer' grazie alle oltre 10 acquisizioni realizzate nell’ultimo triennio. Sebbene nel nostro settore siamo leader, dobbiamo ricordarci con grande umiltà che in Europa i leader dei propri mercati fatturano miliardi e, comparati a loro, siamo una piccola azienda multi-provinciale che necessita ancora di strutturarsi per diventare grande. Proprio per questo, oltre alla ricerca di aziende da acquisire, mi sono concentrato moltissimo sulla selezione delle migliori persone, perché le risorse umane sono il fattore critico di successo della nostra azienda".

"Negli ultimi anni - ricorda - ho svolto personalmente centinaia di colloqui per plasmare un gruppo di persone accomunate dallo spirito di squadra e dalla passione per il proprio lavoro. E' grazie a loro se possiamo guardare con ottimismo al futuro".

"Sono una persona molto passionale e questa caratteristica - sottolinea Federico Nessi - porta con sé il difetto dell’impulsività. Maturare come essere umano mi ha permesso di smussare gli spigoli del mio carattere e diventare una persona più saggia. Quando si parla di passaggio generazionale, spesso si pensa che le responsabilità vengano date dal padre o dalla madre che dirige l’azienda, mentre in realtà ritengo che sia indispensabile che il figlio dimostri di voler prendersi queste responsabilità. La caratteristica più importante che deve avere qualsiasi imprenditore è la tempra. Dimostrare di avere tempra può anche comportare degli scontri, ed è proprio grazie a questi scontri che ho compreso alcuni dei miei difetti, comprendendo che a volte si può arrivare allo stesso risultato anche percorrendo strade diverse".

"Credo - dice - che il merito del premio 'Di Padre in Figlio - il gusto di fare impresa' di questo premio sia quello di aver focalizzato una questione chiave per il futuro delle nostre aziende e del nostro sistema Paese. Di recente ho letto che negli ultimi anni sono state cedute aziende familiari italiane per un valore di oltre 300 miliardi di euro a fondi di private equity o multinazionali. Probabilmente ciò è avvenuto anche a causa di un mancato passaggio generazionale e, indubbiamente, la gerontocrazia imperante in Italia è uno dei problemi atavici che affligge anche le nostre aziende".

"Un recente studio - ricorda - della società di consulenza Bain ha evidenziato come 'il maggior contributo legato a una leadership più giovane, quindi più incline all’innovazione, all’internazionalizzazione e ai nuovi trend, potrebbe tradursi in un valore compreso tra i 20 e i 40 miliardi di euro (1-2% del Pil italiano)'. Però, vi è anche una corresponsabilità dei giovani, che devono avere il carattere per assumersi la responsabilità delle aziende per cui lavorano prima dei quarant’anni".

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