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Politica

Autonomia, rissa alla Camera: per il 5S Donno “è...

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Autonomia, rissa alla Camera: per il 5S Donno “è stata aggressione squadrista”

Il deputato: "Il mio era un gesto tranquillo, simbolico, pacifico, ci sono le immagini. Poi è accaduto il finimondo, aggressione squadrista e violenza inaudita. Salvini e Meloni non hanno detto una parola"

La rissa alla Camera

"Denuncerò colui che mi ha dato un cazzotto sullo sterno, un deputato di Fratelli d'Italia di cui non faccio il nome però. Lo farò ai miei legali, che si occuperanno di querelare tutti i responsabili". Lo ha annunciato a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il deputato M5S Leonardo Donno, protagonista, suo malgrado, della rissa di ieri alla Camera.

"Quello che è successo è vergognoso, mi hanno offeso in tutti i modi, sono stato preso a pugni, quando ero a terra ho ricevuto dei calci. Senza gli assistenti parlamentari cosa mi avrebbe fatto Iezzi", ha aggiunto il parlamentare intervistato da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. E dopo quello che è successo, incalza il parlamentare, "Salvini e Meloni non hanno detto una parola per prendere le distanze da quanto accaduto, le persone che hanno dato vita alla rissa sono pericolose, non possono stare in Parlamento".

"Il mio era un gesto tranquillo, simbolico, pacifico, ci sono le immagini. Poi è accaduto il finimondo. Non è stata una rissa, che prevede più persone che si picchiano - ha chiarito Donno ai microfoni di Agorà -, c'è stata una aggressione squadrista da più deputati di destra che hanno provato in tutti i modi a raggiungermi, lo hanno fatto con calci e pugni".

"Io sono stato colpito allo sterno. Poi sono crollato per questo. Ovviamente so benissimo chi mi ha colpito. Ho rivisto anche le immagini per accertare il tutto", ha spiegato ancora.

Tricolore, Bella Ciao, rissa e Var: cosa è successo ieri a Montecitorio

A Montecitorio ieri è successo di tutto, in quella che può senza dubbio essere considerata la giornata più tesa da quando è iniziata la legislatura. Alla Camera si discute il disegno di legge sull'autonomia, fortemente voluto dalla Lega e dal suo ministro Roberto Calderoli (presente in Aula durante i lavori) e avversato con la medesima intensità dalle opposizioni. Le avvisaglie sul fatto che non sarebbe stata una seduta come le altre si erano avute già nel pomeriggio durante la commemorazione di Silvio Berlusconi a un anno dalla scomparsa, con Forza Italia adirata per il duro discorso di Riccardo Ricciardi (M5S) al punto da abbandonare l'Aula. Ma è durante il dibattito sull ddl Calderoli che si scatena la bagarre.

I deputati dell'opposizione, da Pd a M5S e Avs, si alzano dai banchi e iniziano a sventolare bandiere tricolore, intonando l'Inno di Mameli come atto di protesta contro l'autonomia differenziata: "Difendiamo l'unità del nostro Paese". "Un bel momento di patriottismo, grazie", commenta ironicamente il presidente leghista della Camera, Lorenzo Fontana. Ma oltre all'inno italiano, dagli scranni del Pd parte un altro coro: è 'Bella ciao', la canzone dei partigiani (VIDEO). Il deputato della Lega Domenico Furgiuele non ci sta e con le braccia disegna una 'X' imitando il generale Vannacci nello spot per le europee ormai divenuto celebre. In Aula scoppia il parapiglia. "Ha fatto il simbolo della X Mas!", la denuncia che arriva dal Pd. Furgiuele viene espulso dall'Aula e Fontana annuncia un'istruttoria con i questori per fare luce sul caso. "Ma quale X Mas, il mio era solo un 'no' a Bella ciao... Come a X Factor", si giustifica Furgiuele parlando con i cronisti in Transatlantico.

L'esponente calabrese del Carroccio non fa nemmeno in tempo a finire di parlare che dall'emiciclo giungono nuove urla. "Che succede?", "Hanno espulso Donno dei 5 Stelle", le voci che si rincorrono nel corridoio dei passi perduti. Medici e operatori sanitari fanno il loro ingresso in Aula: si vede anche una barella e una carrozzina, sulla quale uscirà, dopo pochi minuti, Leonardo Donno con la faccia stravolta, condotto in infermeria dai camici bianchi. Il deputato di Avs Marco Grimaldi si avvicina ai giornalisti e racconta la sua versione dei fatti: "Un deputato della Lega gli ha dato due pugni in testa". Le primissime indiscrezioni parlano di un coinvolgimento nella rissa del deputato della Lega Igori Iezzi; viene fatto anche il nome dell'esponente di Fratelli d'Italia Federico Mollicone. "E' squadrismo", attaccano all'unisono Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra.

Intanto iniziano a circolare nelle chat dei parlamentari i primi video della rissa. Nelle immagini si vede Donno avvicinarsi a Calderoli con il tricolore: il ministro non gradisce l'omaggio e prima che il deputato M5S possa portare a termine la 'consegna' intervengono i commessi, pronti a braccare Donno. Scoppia la bagarre, attorno a Donno si crea la ressa nella quale spuntano, tra gli altri, Federico Mollicone e Gimmi Cangiano di Fratelli d'Italia, ma anche Stefano Candiani e Igor Iezzi della Lega (quest'ultimo proverà a colpire Donno più volte, come si vede nitidamente dai video). A un certo punto Donno cade per terra "come corpo morto cade", direbbe il Poeta.

Più tardi il parlamentare grillino denuncia di aver ricevuto "un pugno fortissimo allo sterno" così forte da perdere il respiro. Dopo "7-8 elettrocardiogrammi" e un antidolorifico, Donno ritorna in Transatlantico e fa i nomi dei quattro parlamentari che lo avrebbero picchiato: Iezzi e Candiani della Lega, Cangiano e Amich di Fratelli d'Italia. "Ho il referto, denuncerò chi mi ha aggredito. Questi squadristi non devono entrare più in Parlamento", giura il pentastellato, che incassa la solidarietà del leader Giuseppe Conte ("non passeranno"), mentre la segretaria del Pd Elly Schlein parla di "fatti gravissimi" ed evoca nientemeno che il delitto Matteotti, di cui ricorre il centenario. Nella rissa - dove solo volate parolacce, spintoni e cazzotti - a farne le spese è anche un assistente parlamentare, colpito al volto e portato a braccio in infermeria.

Nel frattempo il Transatlantico della Camera si trasforma in una enorme sala 'var': i deputati in capannello visionano le immagini della rissa sui loro cellulari, commentando a mezza bocca quanto accaduto. Il responso della 'moviola' per i parlamentari del centrodestra è chiaro: simulazione grillina. "Donno si è buttato a terra e ha fatto una sceneggiata", accusa Mollicone di Fdi, puntando il dito contro il "gesto irrispettoso e oltraggioso di Donno" nei confronti di Calderoli. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari derubrica tutto a "dinamiche parlamentari".

Poco dopo, in una nota, il partito di Matteo Salvini prova a fare chiarezza: "E' il deputato Donno del M5S ad aver aggredito il ministro Calderoli. Il parapiglia generatosi è la conseguenza del comportamento fortemente provocatorio del deputato Donno. Il video dimostra come si sono svolti realmente i fatti". Tutte le persone chiamate in causa da Donno respingono con forza le accuse: "Una sceneggiata, non l'ho colpito" (Iezzi), "Mi sono avvicinato solo per riprendere la bandiera, ero lontano da Donno" (Cangiano), "Sono intervenuto nel parapiglia per sedare" (Amich), "Donno fa la vittima quando invece è l'istigatore, vergogna" (Candiani).

Per qualche minuto torna la quiete alla Camera e i lavori riprendono. Ma l'illusione di assistere a un dibattito normale dura poco. "Stefano Bertacco, presente...", dice al termine del suo intervento il deputato di Fratelli d'Italia Marco Padovani rendendo omaggio all'ex senatore di Fdi Stefano Bertacco scomparso nel 2020. "Il richiamo al 'presente'? Ma come si fa...", gridano increduli quelli del Pd. Ed è subito bagarre, ancora una volta. Il dem Nico Stumpo viene espulso dal presidente di turno, Sergio Costa, per aver lanciato una sedia. Fabio Petrella di Fdi denuncia di aver ricevuto due "stampellate" sul petto da Toni Ricciardi (Pd).

La seduta è tolta, non ci sono più le condizioni per proseguire. Dalla Presidenza della Camera vengono acquisiti i filmati della rissa "per accertare nella loro interezza i fatti e adottare ulteriori provvedimenti". All'uscita dall'emiciclo Tommaso Foti, capogruppo di Fdi, accusa apertamente Pd e M5S di voler rovinare il G7 di Meloni e guardando Schlein - seduta su uno dei divanetti in Transatlantico - fa un gesto eloquente con la mano: così non si fa. Cala il sipario sul fight club Montecitorio. Ma c'è chi giura che è solo il primo round.

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Politica

Pd, in attivo primo bilancio segreteria Schlein

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Boom del 2 per mille con oltre 8 milioni di entrate

Elly Schlein (Fotogramma)

Il Partito democratico chiude in attivo il primo bilancio con Elly Schlein segretaria. I conti dell'esercizio 2023, come ha certificato il tesoriere Michele Fina e votato all'unanimità l'Assemblea lo scorso 14 giugno, segnano un avanzo di 704.018 "dopo aver effettuato ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti per un importo di Euro 1.002.614", specifica il tesoriere nella sua relazione.

"I fatti di rilievo che hanno caratterizzato la gestione dell'esercizio 2023 sono legati principalmente alle primarie del Partito democratico, culminate con l’Assemblea nazionale del 12 marzo 2023 che ha proclamato la nuova Segretaria del Partito, Elly Schlein e la nomina degli organismi dirigenti", sottolinea Fina.

Il Pd può vantare proventi per 10.695.742 euro, così, suddivisi: quote associative, 609.127. Contributi dal 2xmille (i dem sono il primo partito con 531.336 opzioni dei contribuenti italiani e un aumento di 55.528 opzioni nell'ultimo anno), 8.118.192 euro. Contributi provenienti da parlamentari, 1.846.250 euro. Contributi provenienti da persone fisiche, 25.873 euro. Contributi provenienti da altri soggetti, 981 euro. Altri proventi, 95.319 euro. Il totale degli oneri di gestione ammonta invece a 9.939.927 euro.

Per quel che riguarda l''evoluzione prevedibile della gestione", nella sua relazione Fina tra le altre cose sottolinea: "Per quanto riguarda i proventi, nell'anno 2024 il Partito continuerà l'azione di recupero nei confronti dei parlamentari non in regola con i versamenti", mentre "per quanto riguarda i costi, il Partito nella prima parte dell'anno ha sostenuto le spese inerenti la campagna elettorale delle Europee. Si è trattato di un impegno importante, ma di importo inferiore rispetto a quanto speso in passato".

Il tesoriere spiega ancora che "dal punto di vista dei costi della gestione caratteristica, continua l'azione di Spending Review per razionalizzare i costi di funzionamento" e "per quanto riguarda i lavoratori, il 30 settembre 2024 scadrà l'ammortizzatore sociale della solidarietà. Il Partito, in un’ottica di riorganizzazione interna, spera di non procedere al rinnovo ma, stante l’esubero strutturale, questo sarà possibile soltanto attraverso ricollocazioni esterne e a seguito dell’adesione a un percorso di esodo incentivato, per il quale il Partito ha accantonato nel 2023 ulteriori risorse".

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Politica

L’estate militante dem, già oltre 400 feste...

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A settembre kermesse Avs a Roma, dall'11 al 15

Elly Schlein (Fotogramma)

La direzione di marcia l'ha data Elly Schlein nell'ultima Direzione: il Pd non va in ferie, anzi la segretaria ha chiesto ai dirigenti una 'estate militante'. E la macchina organizzativa dem è già al lavoro a pieno ritmo sul versante delle feste dell'Unità. "Per adesso siamo già a oltre 400, in aumento rispetto allo scorso anno", spiega il responsabile Organizzazione, Igor Taruffi, all'Adnkronos. Con una novità. Non solo nei numeri che crescono. Ma anche sui luoghi. "Quest'anno abbiamo deciso di dedicare particolare attenzione ai piccoli centri, le città di provincia, le aree interne. Vogliamo portare il Pd nelle aree periferiche, nelle aree dove l'affluenza è più bassa. E' lì che dobbiamo stare se vogliamo provare a recuperare quel pezzo", aggiunge Taruffi.

E così oltre alla festa nazionale dal 23 agosto all'8 settembre al Campovolo a Reggio Emilia, alle feste nelle grandi città da quella romana a Caracalla a quella di Bologna al Parco Nord o le feste regionali, come quella pugliese a Manfredonia a settembre, tra luglio e agosto si moltiplicano gli appuntamenti anche in piccole e piccolissime realtà da Bosco Albergati a Fubine Monferrato, Ponte Buggianese, Frutipapalina, Cantagrillo, Campi Bisenzio, Abano Terme, Castelnuovo Rangone, Settimo Torinese, Bomporto solo per citarne alcune.

Anche questa una scelta in linea con le indicazioni della segretaria che punta a portare il Pd. “Nostro dovere - ha ripetuto Schlein in questi giorni - è andare strada per strada, paese per paese, ad ascoltare le persone che non si sentono più rappresentate". Le feste dell'Unità saranno anche l'occasione per far marciare la campagna contro l'autonomia differenziata con la raccolta firme per il referendum e far crescere le sottoscrizioni "sulle leggi di iniziativa popolare", sottolinea Taruffi, come quella sul salario minimo.

Ma non è solo il Pd a non andare in ferie, anche Alleanza Verdi e Sinistra si sta organizzando. La festa nazionale sarà a Roma dall'11 al 15 settembre. "Dopo il tesseramento e il 2x1000 altra fonte di autofinanziamento e di contatto con elettori sono le feste, diverse sono già in corso - spiegano da Sinistra Italiana - stiamo anche organizzando, come lo scorso anno, Proxima la festa nazionale itinerante di Si dal 18 al 22 settembre". Per ora già fissate le tappe di Torino, Milano, Barletta ma "stiamo lavorando anche su altre città. A fine luglio avremo il quadro completo".

Anche i Verdi faranno una loro festa, probabilmente a Frascati. "Ma stiamo organizzando diversi appuntamenti in tutta Italia per la raccolta firme per il referendum contro l'autonomia in cui saranno impegnati i nostri parlamentari, a partire da Angelo Bonelli - si spiega -. Una battaglia democratica fondamentale a cui uniamo quella per le regionali: saremo in Emilia Romagna e Umbria dove si vota in autunno e speriamo lo si faccia presto anche in Liguria". Anche per questo si sta lavorando in queste ore a una manifestazione unitaria delle opposizioni il 18 luglio a Genova con tutti i leader "proprio per 'sbloccare' la Liguria tenuta in ostaggio da Toti", annunciano dal partito di Bonelli.

Anche Più Europa sarà impegnata con la raccolta firme del referendum e in iniziative di mobilitazione "su alcuni nostri temi, a partire da taxi e balneari", fanno sapere dalle parti di Riccardo Magi. Per quanto riguarda i 5 Stelle non ci saranno feste di partito in estate anche perché si lavora all'organizzazione della Costituente che si terrà tra fine settembre e inizio ottobre. Al momento neanche Azione e Italia Viva hanno messo a punto feste di partito estive ma, per quanto riguarda Iv, "sicuramente ci sarà la scuola di formazione per giovani che facciamo ogni anno".

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Politica

Rai, relazione Sergio: i numeri che smentiscono il...

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L'ad risponde alla Commissione di vigilanza dopo la polemica politica innescata su Rainews24 e Petrecca.

Roberto Sergio, Barbara Floridia e Paolo Petrecca

Una cosa sono i processi mediatici che deflagrano nell'immediatezza, un'altra sono i fatti supportati dai dati e dalle evidenze. Dopo la polemica innescata sulla copertura di Rainews24 del secondo turno delle elezioni francesi, la presidente della Commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha chiesto una relazione a Roberto Sergio, amministratore delegato della Rai.

A quanto risulta all’Adnkronos, nella relazione consegnata dall’ad in vista dell’ufficio di Presidenza della Commissione programmato per il 16 luglio, sono stati elencati una serie di numeri a dimostrazione dell’ampia copertura dei ballottaggi, su tutte le reti Rai. In totale, la tv pubblica ha dedicato al tema oltre 9 ore di informazione, che solo sui tg generalisti ha portato circa 20 milioni di telespettatori. A questi vanno aggiunti gli utenti di Rainews24, della Radio e del portale Rainews.it.

Sergio avrebbe anche smentito l’accusa di Barbara Floridia sull’assenza di speciali sui canali generalisti, visto che il Tg3 ha dedicato uno speciale in concomitanza con la chiusura dei seggi. Rainews24, diretta da Paolo Petrecca, oggetto delle critiche del Pd e di una parte della redazione, ha dedicato uno speciale di un’ora sulla Francia con ospiti italiani e francesi e dalle 18 della domenica alle 6 del lunedì il 44,6% del tempo notizia del canale è stato dedicato alle elezioni.

Ma i dirigenti Rai sono andati a spulciarsi anche i dati degli anni passati: l’informazione della tv pubblica sulle elezioni francesi del 2024 è stata superiore a quella del 2022, anno delle precedenti elezioni, quando a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi e a viale Mazzini Carlo Fuortes (ad) e (già allora) Marinella Soldi come presidente, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera a Sergio e al dg Giampaolo Rossi per “sollecitare una maggiore attenzione alla qualità dell’informazione”, che però in questo caso non è stata messa in discussione (né ci furono polemiche due anni fa per la minore copertura delle elezioni francesi).

Infine, sempre nella relazione per la Commissione di vigilanza, si legge che la Rai ha dedicato alle elezioni francesi una copertura simile e in alcuni casi superiore rispetto agli altri broadcaster pubblici europei (non francesi).

La polemica è poi stata cavalcata dalla politica, con Elly Schlein che ha chiesto le dimissioni del direttore di Rainews24 Petrecca prima che la questione fosse affrontata dalla Commissione di vigilanza. Poiché il canale aveva dedicato uno speciale di un’ora, dalle 20 alle 21 con Eric Jozsef di ‘Liberation’, Francesco Maselli de ‘L'Opinion’, un’inviata dal quartier generale Nfp e i due corrispondenti Manzione e De Stefano, la questione si esaurisce sul fatto che l’edizione delle 22 ha aperto con un collegamento dal Festival delle Città identitarie invece che sulle elezioni. Dalla Rai hanno ricordato che col festival c’era un accordo di media partnership (presumibilmente siglato prima della decisione di Macron di sciogliere l’Assemblea nazionale) e che “l’informazione delle all news non segue regole fisse di impaginazione come nei tg generalisti”. Passata l’apertura delle 22, ogni mezz’ora sono stati presenti esperti fino alle 24: Marina Valensise, Massimo Nava, Giampiero Gramaglia.

Lega: "Sergio ha chiarito, lasciato solo da resto azienda"

"L'Ad Rai, Roberto Sergio, ha chiarito la posizione dell'azienda riguardo la gestione dei risultati delle elezioni francesi" scrivono in una nota i componenti della Lega in commissione Vigilanza Rai. "Stupisce che sia stato lasciato solo dai direttori dell'offerta informativa e degli Approfondimenti che avrebbero dovuto coadiuvare Rainews nella pianificazione di programmi e di copertura giornalistica".

Speranzon (Fdi): "Dati smontano ennesima fake news su Rainews24"

"Con dati alla mano l'amministratore delegato Sergio ha smontato l'ennesima fake news, creata ad arte dalla sinistra, riguardo la mancata adeguata copertura informativa da parte della Rai delle elezioni francesi, e in particolare della rete allnews Rainews24" dichiara il senatore di Fratelli d'Italia, Raffaele Speranzon, componente in Commissione Vigilanza Rai. "Niente di più falso. I dati, infatti, raccontano una storia completamente diversa, di una Rai che ha garantito un'informazione superiore addirittura agli altri broadcaster pubblici europei, ad esclusione chiaramente della stessa Francia. E nel caso specifico Rainews24 ha dedicato il 44,6% del tempo notizia alle elezioni francesi".

"Ma se per il Pd questa polemica può essere spiegata come un classico caso di astinenza da poltrone - prosegue Speranzon - per il presidente della Commissione di Vigilanza Floridia non ci sono giustificazioni. Anziché agire da presidente si è intestato il ruolo di capo delle opposizioni, inviando una lettera in cui chiedeva conto di un inesistente buco informativo. Avrebbe, invece, dovuto verificare prima se davvero esisteva tale mancata copertura. Adesso mi attendo che dopo giorni di vere e proprie calunnie nei confronti del direttore di Rainews24 e della redazione arrivino le scuse di chi ha voluto sollevare un polverone su vere e proprie menzogne", conclude l'esponente di Fdi.

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