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Politica

Patto Salvini-Le Pen, obiettivo: unire tutte le forze di...

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Patto Salvini-Le Pen, obiettivo: unire tutte le forze di centrodestra

Faccia a faccia tra i due leader prima dell'incontro allargato al gruppo: nessuna apertura a sinistre ed eco-fanatici

Matteo Salvini e Marine Le Pen - Foto postata da  Salvini sui social

Unità del centrodestra, nessuna apertura a sinistre ed eco-fanatici, determinazione a cambiare questa Europa. È quanto hanno condiviso Matteo Salvini e Marine Le Pen durante il loro colloquio, a Bruxelles, antipasto dell’incontro con tutti i leader che compongono Identità e Democrazia, secondo quanto rende noto la Lega, al termine del tavolo tra i due leader europei.

"I cittadini europei si sono espressi con grande chiarezza. Solo Macron e Von der Leyen non se ne sono accorti", ha sottolineato Matteo Salvini. Il tavolo ora è allargato a tutti i leader del gruppo Identità e democrazia.

Un team di giornalisti altamente specializzati che eleva il nostro quotidiano a nuovi livelli di eccellenza, fornendo analisi penetranti e notizie d’urgenza da ogni angolo del globo. Con una vasta gamma di competenze che spaziano dalla politica internazionale all’innovazione tecnologica, il loro contributo è fondamentale per mantenere i nostri lettori informati, impegnati e sempre un passo avanti.

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Pnrr, Meloni: “Dati positivi, fatto un buon lavoro ma...

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Approvata la relazione semestrale. La premier in cabina di regia a Chigi: "Spesa complessiva sostenuta è salita a oltre 51 miliardi. Ora rimanere tutti estremamente concentrati e continuare a fare quel gioco di squadra. Fase 2 fondamentale, non sono permessi errori o ritardi"

Giorgia Meloni - Fotogramma

"Questa fotografia" dello stato attuale di attuazione del Pnrr "che ritroviamo nella Relazione, ci dà due dati molto importanti: la spesa complessiva sostenuta è salita a oltre 51 miliardi di euro e il 92% delle misure sono state regolarmente attivate". Così, a quanto si apprende, la premier Giorgia Meloni, in un passaggio del suo intervento nel corso della cabina di regia sul Pnrr, poi terminata, a Palazzo Chigi.

"Ad oggi le Amministrazioni titolari di interventi PNRR hanno attivato 122 miliardi di euro di affidamenti rispetto ad una previsione iniziale di 132 miliardi di euro. E da verifiche della Struttura di missione PNRR, le procedure di attivazione per il restante 8% delle misure, pari a circa 10 miliardi di euro, sono in fase di perfezionamento. Gli investimenti per i quali sono state espletate tutte le procedure di gara sono pari a 111 miliardi di euro, ovvero il 91% delle misure attivate", le parole di Meloni.

"Dati - assicura la premier - molto positivi, che ci dicono due cose: abbiamo fatto un buon lavoro, e dobbiamo essere fieri di quanto fatto, ma non dobbiamo fermarci, perché l’attuazione del PNRR non consente pause e siamo a meno di due anni dal traguardo finale del 30 giugno 2026. Ci lasciamo alle spalle un grande lavoro ma, come ci insegna lo sport, è l’ultimo miglio ciò che determina una vittoria o una sconfitta. Dobbiamo quindi rimanere tutti estremamente concentrati, e continuare a fare quel gioco di squadra che ci ha consentito finora di essere al primo posto in Europa per obiettivi raggiunti e avanzamento finanziario del Pnrr", spiega.

Tra le novità introdotte con il decreto-legge n. 19/2024 c’è "l’istituzione di una Cabina di coordinamento Pnrr permanente presso ogni singola Prefettura, altra iniziativa che ho voluto personalmente inaugurare perché la reputo molto importante, composta dai rappresentanti delle amministrazioni centrali, delle Regioni, delle Province, delle Città metropolitane, dei Comuni", ha poi spigato ancora la premier. "È una novità fondamentale - ha ricordato - per dare seguito a quella che è la Fase 2 del Pnrr, cioè la messa a terra degli investimenti. È una fase fondamentale, forse la più importante, nella quale non sono ammessi errori e ritardi".

"Per questo abbiamo voluto creare uno strumento che mettesse attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti a livello territoriale nell’attuazione del Piano per risolvere subito i problemi che dovessero emergere nell’attuazione concreta degli investimenti, nel loro avanzamento, nella loro rendicontazione o nel collaudo finale delle opere. Questo è un passaggio decisivo, al quale tutti noi dobbiamo prestare la massima attenzione", ha spiegato Meloni.

"L’altra novità, che è sempre nel decreto-legge n. 19/2024 e che riteniamo altrettanto decisiva per la messa a terra del Pnrr, riguarda l’allineamento della piattaforma REGIS con il reale stato di attuazione del Pnrr. È una norma fondamentale, che ha consentito ai Soggetti attuatori di inserire moltissimi di dati nel sistema e che ci permette, grazie a quei dati, di avere per la prima volta una fotografia attuale dell’avanzamento procedurale e finanziario del Pnrr", ha sottolineato.

"La Cabina di regia di oggi è chiamata ad approvare la quinta Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr da trasmettere al Parlamento. La Relazione che esaminiamo oggi riguarda il lavoro che il Governo ha svolto nei primi sei mesi del 2024, anno iniziato con l’entrata in vigore del nuovo Piano e con l’ok della Commissione europea alla revisione tecnica", le parole della premier durante la riunione a Palazzo Chigi.

"Arriviamo all’appuntamento di oggi -sottolinea- con un primato di cui possiamo essere tutti orgogliosi, perché frutto di un grande gioco di squadra tra il Governo, le Amministrazioni e i soggetti attuatori: l’Italia è al primo posto in Europa per obiettivi raggiunti e avanzamento finanziario del Pnrr. Siamo lo Stato membro che ha ricevuto finora l’importo economico maggiore: 113 miliardi e mezzo di euro, a fronte dei 194,4 previsti dal Piano, ovvero il 58,4% del totale. Siamo stati i primi in Europa a chiedere e a ricevere il pagamento della quinta rata da 11 miliardi; siamo stati i primi ad inoltrare la richiesta per la sesta rata da 8 miliardi e mezzo, che abbiamo puntualmente rendicontato lo scorso giugno; e siamo a buon punto anche per quanto riguarda la settima rata, che vale 18 miliardi e 200 milioni di euro e che è stata al centro dei lavori della Cabina di regia del 3 luglio scorso".

Relazione semestrale approvata

La cabina di regia ''si è appena riunita e ha approvato la relazione semestrale sullo stato di avanzamento'' del Pnrr. "Al 31 dicembre 2023 la spesa era di 42 miliardi di euro, ad oggi è 51,4 miliardi, quindi un avanzamento di circa 10 miliardi rispetto al dicembre dello scorso anno". Lo afferma il ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, nel corso della conferenza stampa che si tiene dopo l'incontro. Dalla relazione sul Pnrr ''emerge un quadro di avanzamento molto positivo anche sul fronte della spesa. Questi numeri sono molto più che confortanti'', ha sottolineato il ministro.

''Entro oggi la relazione sarà condivisa ulteriormente per alcuni aspetti, come siamo abituati a fare all'interno della cabina di regia con tutte le amministrazioni e per eventualmente condividere ulteriori passaggi, visto che la relazione è stata anche frutto di un lavoro collettivo e poi nelle prossime ore sarà inviata al Parlamento per il dibattito'', afferma ancora Fitto.

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Politica

Stop a uso del femminile, fonti Lega: “Iniziativa...

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"I vertici del partito non condividono quanto riportato nel Ddl Potenti il cui testo non rispecchia in alcun modo la linea della Lega"

Manfredi Potenti (Fotogramma)

Mentre infiamma la polemica per il disegno di legge del leghista Manfredi Potenti, che prevede lo stop all'uso del femminile negli atti pubblici e una multa fino a 5mila euro per chi non si adegua, arriva la precisazione da fonti del partito: "La Lega precisa che la proposta di legge del senatore Manfredi Potenti è un’iniziativa del tutto personale. I vertici del partito, a partire dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, non condividono quanto riportato nel Ddl Potenti il cui testo non rispecchia in alcun modo la linea della Lega che ne ha già chiesto il ritiro immediato".

Contro il ddl si era espressa, tra gli altri, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo: "Vogliono cancellare l’esistenza delle donne dalle professioni, impedendo per legge la declinazione al femminile dei ruoli ricoperti da donne. Con tanto di multa fino a 5.000 euro per punire chi, negli atti pubblici, usa correttamente la lingua italiana declinando ruoli e cariche al femminile. Un distillato di stupidità, ignoranza e misoginia. Solo la Lega di Salvini e Vannacci poteva arrivare a tanto".

Non mancano le reazioni dopo che la Lega ha chiesto il ritiro del ddl. “La Lega ha costretto il senatore del Carroccio Manfredi Potenti a ritirare il disegno di legge ‘Disposizioni per la tutela della lingua italiana, rispetto alle differenze di genere’ grazie alle proteste di tutte le opposizioni. Ne siamo ovviamente contenti, ma a tutte e tutti dico: non sottovalutiamo il problema", dice la senatrice del Pd Valeria Valente. "E’ stato un fatto grave, non un’iniziativa ridicola o antistorica. Pensare che la declinazione femminile di nomi istituzionali o professionali corrompa la lingua italiana e per questo prevedere anche multe salate rivela un pensiero ben preciso: e cioè che le donne nella vita pubblica siano un orpello da cancellare e che il sistema, maschile e maschilista, sia il punto di riferimento per tutti, il neutro della soggettività maschile che tutto ingloba. Questa destra crede nel modello patriarcale di società e lo dimostra di continuo: sull’aborto, sull’occupazione femminile, sulla famiglia. Non abbassiamo la guardia, perché è dal linguaggio che parte il cambiamento", aggiunge Valente.

"Dopo la valanga di polemiche, la Lega è costretta a chiedere il ritiro della proposta al senatore Potenti - afferma la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Aurora Floridia - Prevedere una multa per chi utilizza il genere femminile nei ruoli pubblici e negli atti ufficiali non è piaciuto al partito di Matteo Salvini. Questa volta la propaganda è andata male, ma resta la natura retrograda e discriminatoria sul ruolo delle donne, sia in ambito pubblico che professionale. La parità di genere dovrebbe essere al centro delle politiche pubbliche e aver pensato a una simile vergognosa proposta significa comunque voler attaccare direttamente i diritti delle donne e la loro legittima rappresentazione. Da parte nostra aspettiamo ancora una risposta alla lettera inviata al presidente La Russa e firmata da 76 senatrici e senatori, in cui le senatrici rivendicano il sacrosanto diritto ad essere interpellate col genere di appartenenza. Alleanza Verdi e Sinistra non consentirà a nessuno che si torni indietro rispetto ai diritti conquistati di identità linguistica, culturale e di genere".

Il disegno di legge non è piaciuto a Francesca Pascale, militante per i diritti Lgbt+ e per oltre dieci anni compagna di Silvio Berlusconi. "L'ho letto - dice raggiunta dall'AdnKronos - e come ogni volta che Salvini si esprime" sui diritti civili "dà voce all’assurdo e spesso al ridicolo". "Il progresso - sottolinea Pascale - non è nel suo programma elettorale". "Per il ministro Salvini fare politica significa dare vita a guerriglie sociali per nascondere l’inefficienza politica e alimentare soltanto il proprio ego", conclude.

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Politica

Conte risponde a Meloni: “Non giustificare tuo...

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La replica alla premier sulle nomine europee, a cominciare dal bis di Ursula von der Leyen, in un lungo post: "Italia si ritrova confinata in panchina, abbiamo il dovere di dirlo"

Giuseppe Conte - Fotogramma /Ipa

"Cara Meloni, non puoi giustificare il tuo fallimento in Europa attaccando il M5S". Si intitola così il lungo post di Giuseppe Conte pubblicato sulla sua pagina Facebook, dove il leader Cinquestelle replica alla premier sulle nomine europee, a cominciare dal bis di Ursula von der Leyen.

''Ieri, in una intervista al Corriere, Giorgia Meloni - scrive Conte - ha replicato alle critiche che noi del M5S le abbiamo mosso, insieme a quasi tutti gli analisti politici, sul fallimento da lei rimediato in Europa, con due obiezioni: 1. il M5S non ha titolo per attaccarla perché entrambi abbiamo votato contro la von der Leyen; 2. la 'credibilità della predica si valuta sempre anche dall'autorevolezza del pulpito'''.

"Quanto al primo punto - sottolinea Conte - io sono un leader di partito, lei il presidente del Consiglio italiano: non abbiamo giocato la stessa partita. La ragione principale del nostro voto contrario alla von der Leyen è la sua pervicace postura bellicista e il fatto di avere tramutato la transizione ecologica in transizione militare. Questo giustifica il voto contrario del M5S non di FdI che la postura bellicista l’ha abbracciata finanche con soverchio entusiasmo".

"Quanto al secondo punto -precisa l'ex premier- il nostro pulpito è quello di chi, nel 2019, trovandosi nella sua stessa posizione, tra l’alternativa di rimanere fuori dai giochi o subire passivamente l’accordo franco-tedesco, si è dato da fare ottenendo: A. di far saltare il nome originariamente concordato (Timmermans), di schivare la soluzione offerta in seconda battuta (Verstager), per poi essere determinante nella scelta del nuovo commissario (Ursula von der Leyen) ritenendola l’indicazione migliore per il nostro interesse nazionale; B. di poter indirizzare il programma della nuova Commissione in direzione del Green Deal; C. che al Commissario italiano fossero attribuite deleghe pesanti;D. ⁠di poter resistere a chi ci voleva imporre il Mes, per poi creare dal nulla la svolta di Next Generation Eu che ci ha consentito di portare in Italia 209 miliardi".

"In questi due anni Meloni, in Europa, -avverte Conte- ha detto sì a tutto, accogliendo tutte le proposte della von der Leyen. Ha detto sì ai 13 miliardi di tagli l'anno imposti al nostro Paese, che colpiranno pesantemente sanità e istruzione. Ha detto sì al Patto per l'immigrazione che ci lascia soli davanti ai flussi migratori. In cambio di cosa? Cosa ha ottenuto di concreto per l’Italia?''.

"Il fallimento della Meloni - attacca il leader M5S - è duplice: in Consiglio europeo è rimasta totalmente isolata e, poi, all’Europarlamento ha tentato di negoziare qualcosa sino all’ultimo per poi gettare la spugna ed essere costretta a votare contro. Ha fallito, prima, come Premier italiano e, dopo, come leader di partito. Senza contare che a destra si ritrova in Europa superata dal ben più numeroso gruppo creato dai suoi “amici” Orban, Salvini, Le Pen, dal traditore Abascal e tanti altri ancora".

"Ci preoccupa anche quello che succede con la Nato. Il Governo Meloni anche in questo caso aveva fatto tutti i compitini a casa. Non ha mai fiatato con gli Alleati. È stato diligentissimo. Il premio? Perdiamo anche il rappresentante speciale per il fianco Sud della Nato, quello di peso per i rapporti con i Paesi del Mediterraneo. Andrà alla Spagna, alla faccia dei nostri interessi nazionali! Noi non esultiamo per tutti questi fallimenti. Né intendiamo fare polemiche fini a se stesse. Piuttosto, siamo preoccupati per un'Italia che si ritrova confinata in panchina. Abbiamo il dovere di dirlo. È necessario tornare a contare", conclude Conte.

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