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Morto a 98 anni Roger Corman, mitico produttore e regista...

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Morto a 98 anni Roger Corman, mitico produttore e regista ‘re dei B-movie

Si era fatto conoscere per una serie di film horror come 'La piccola bottega degli orrori' (1960) e la serie di adattamenti di Edgar Allan Poe con Vincent Price ('I vivi e i morti' e 'Il pozzo e il pendolo')

Roger Corman - (Afp)

E' morto a 98 anni Roger Corman, il mitico produttore e regista "re dei B-movie", leggendario per la sua rapidità nel realizzare i film (sei/sette l'anno, alcuni in meno di due giorni), che ha dato impulso alla carriera di giovani talenti non ancora affermati (molti dei quali protagonisti del rinnovamento del cinema statunitense) come Peter Bogdanovich, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Paul Bartel, Monte Hellmann, Jack Hill, John Sayles, James Cameron, Joe Dante, Jonathan Demme, Jack Nicholson, Robert De Niro, Ellen Burstyn, tanto da formare una factory, una vera e propria 'scuola cormaniana'.

Il cineasta statunitense, considerato un gigante del cinema indipendente, che nel 2009 aveva ricevuto un Oscar onorario ai Governors Awards, è morto giovedì 9 maggio nella sua casa di Santa Monica, in California, come ha dichiarato oggi la sua famiglia a 'The Hollywood Reporter'. "Roger era generoso, aperto e gentile con tutti coloro che lo conoscevano", hanno dichiarato i suoi familiari in un comunicato. "Quando gli è stato chiesto come avrebbe voluto essere ricordato, ha risposto: 'Ero un regista, solo questo'".

Corman si era fatto conoscere per una serie di film horror come 'La piccola bottega degli orrori' (1960) e la serie di adattamenti di Edgar Allan Poe con Vincent Price ('I vivi e i morti' e 'Il pozzo e il pendolo') ma era diventato famoso per saghe di droga e motociclisti come 'I selvaggi' (1966), presentato, tra le polemiche, in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia. Raggiunse la notorietà anche per 'Il massacro del giorno di San Valentino' (1967) e 'Il serpente di fuoco' (1967) che vedeva protagonista Peter Fonda nei panni di un uomo impegnato in un'odissea onirica e allucinata che ha appena fatto uso per la prima volta di Lsd. Le polemiche suscitarono l'entusiasmo di Corman, che fu uno dei primi produttori a riconoscere il potere della pubblicità negativa. La sua miscela di sesso, nudità, violenza e temi sociali è stata presa sul serio in molti ambienti anticonformisti, soprattutto in Europa, e nel 1964 è stato il primo produttore-regista americano a essere premiato dalla Cinematheque Francaise di Parigi con una retrospettiva dei suoi film. Secondo la banca dati Imdb, Corman ha prodotto 491 film, ne ha diretti 56 e interpretati 45.

Nato a Detroit (Michigan) il 5 aprile 1926, dopo aver studiato al Beverly Hills College di Detroit, durante la seconda guerra mondiale Roger Corman seguì un corso di addestramento alla U.S. Navy, e nel 1947 si laureò in ingegneria industriale alla Stanford University. Compiuto un apprendistato a Hollywood nel 1948 alla 20th Century-Fox, prima come fattorino poi come assistente alla sceneggiatura, effettuò un 'viaggio culturale' in Europa, a Parigi e a Oxford, con una borsa di studio in letteratura inglese. Tornato negli Stati Uniti, dopo essere stato giornalista e agente letterario lavorò per l'American International Pictures e cominciò la sua infaticabile attività di produttore, distributore e regista. A ritmo frenetico Corman ha realizzato nel tempo centinaia di film di largo consumo, dai western, ai gangster film, ai teenagers-movies, al soft-core, alla fantascienza, ai prediletti horror.

Il debutto come regista avvenne con il western "Cinque colpi di pistola" (1955) cui seguirono, nei soli anni Cinquanta, più di venti film, tra cui "La legge del mitra" (1958) e "Vita di un gangster" (1959), pervasi di violenza fisica e psicologica di quel mondo gangsteristico che sarebbe tornato poi con "Il massacro del giorno di San Valentino" (1967) e "Il clan dei Barker" (1970), con Shelley Winters, Robert De Niro e Bruce Dern, anticipatori del clima dei film di Martin Scorsese o di John Milius. L'antirazzismo di "L'odio esplode a Dallas" (1962), l'anarchismo di "I selvaggi" (1966), le visioni psichedeliche di "Il serpente di fuoco" (1967) anticiparono l'immaginario radical inaugurato dal ribellismo sessantottino.

Ma furono gli horror tratti dai racconti di Edgar Allan Poe, segnati da fantasia barocca, senso onirico della messinscena, orchestrazione del ritmo, abilità nel mescolare effetti orrorifici e note grottesche, a riassumere meglio la ridefinizione estetica del fantastico cinematografico di Corman. "I vivi e i morti" (1960) inaugurò la costruzione di un universo inquietante e morboso ma anche pervaso di una vena beffarda e sarcasticamente funebre, enfatizzato dagli arredamenti di Daniel Haller, dalle luci di Floyd Crosby e dalle sceneggiature di Richard Matheson, Charles Beaumont, Robert Towne e dalla recitazione di Vincent Price o Peter Lorre. Al primo film seguirono "Il pozzo e il pendolo" (1961), "Sepolto vivo" (1962), "I racconti del terrore" (1962), "I maghi del terrore" (1963), "La maschera della morte rossa" (1964), "La tomba di Ligeia" (1964). Queste pellicole, con altri horror come "La vergine di cera", "L'uomo dagli occhi a raggi X", "La città dei mostri", tutti del 1963, contribuirono all'elaborazione visiva di un mondo fantastico, presto diventato 'di culto' in cui il mostruoso non ha più solo una funzione terrorizzante ma diventa emblema figurativo e persino significazione morale, caricandosi di allusioni psicoanalitiche.

Dopo la corrosiva e sarcastica incursione nel mondo giovanile di "Gas, fu necessario distruggere il mondo per poterlo salvare" (1970) e "Il barone rosso" (1971), elegia individualista sul leggendario pilota tedesco della Prima guerra mondiale, Corman si è dedicato per tutti gli anni Settanta e Ottanta solo alla produzione e a un'encomiabile attività di distribuzione negli Stati Uniti dei film di grandi cineasti europei come Federico Fellini, François Truffaut e Ingmar Bergman. Utilizzò la sua sfrontata sensibilità di marketing di massa per distribuire "Amarcord" di Fellini, "La storia di Adele H." di Truffaut, "Dersu Uzala" di Akira Kurosawa e "Fitzcarraldo" di Wener Herzog.

Nel 1970 aveva fondato la sua casa di produzione e distribuzione New World Pictures sostituita nel 1983 dalla società di produzione New Horizons Pictures e da quella di distribuzione Concorde. Nel 1990 Corman era ritornato alla regia con una contaminazione di horror e fantascienza, "Frankenstein oltre le frontiere del tempo", ispirato a un romanzo di Brian Aldiss, piena di inventiva visionaria, di umorismo nero e di colta ironia. Nel 1990 ha pubblicato l'autobiografia, scritta con Jill Jerome, "Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro" (pubblicata in italiani dalle Edizioni Lindau nel 1998).

I suoi amici ed allievi hanno affettuosamente scritturato Corman in ruoli cameo, tra cui Coppola ne "Il Padrino: Parte II" (1974) e Demme in "Il silenzio degli innocenti" (1991), "Philadelphia" (1993) e "Rachel sta per sposarsi" (2008).

Nel marzo 2015, Corman e sua moglie Julie hanno intentato una causa presso la Corte Superiore di Los Angeles affermando di aver perso fino a 60 milioni di dollari quando i loro soldi sono stati gestiti male da un fondo di investimento. In seguito hanno dichiarato che i danni sono arrivati a 170 milioni di dollari. Oltre alla moglie Julie, lascia le figlie Catherine e Mary.

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Cronaca

Glioma, tumore cresce con attività cervello: speranza da...

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Un team padovano multidisciplinare scopre il ruolo delle connessioni cerebrali nella crescita della neoplasia

Riproduzioni del cervello - (Fotogramma)

Nonostante tutti gli sforzi della ricerca, i tumori cerebrali sono rimasti gli unici a non aver presentato progressi significativi negli ultimi 30 anni. Perché? "Il limite principale dell’approccio tenuto finora è quello di considerare i gliomi (tumori cerebrali) come un qualsiasi altro tumore di qualsiasi altro organo – spiegano gli autori –. Invece, e qui la novità, la crescita di un tumore cerebrale è in parte determinata e regolata dall’attività stessa del cervello". Lo studio è stato pubblicato su 'Lancet Neurology'.

La risposta arriva da un team multidisciplinare diretto da Maurizio Corbetta, dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e principal investigator della Fondazione ricerca biomedica avanzata (Vimm) e composto interamente da ricercatori dell’Università di Padova: Alessandro Salvalaggio (neurologo), Lorenzo Pini (psicologo) e Alessandra Bertoldo (ingegnere).

"Il limite principale dell’approccio tenuto finora è quello di considerare i gliomi (tumori cerebrali) come un qualsiasi altro tumore di qualsiasi altro organo – spiegano gli autori –. Invece, e qui la novità, la crescita di un tumore cerebrale è in parte determinata e regolata dall’attività stessa del cervello". Lo studio è stato pubblicato su 'Lancet Neurology'.

"Il cervello è il nostro organo più complesso, in cui i circa 100 miliardi di neuroni sono organizzati fra loro secondo una struttura complessa (connettoma strutturale) formando specifici network di attività (connettoma funzionale). Le cellule tumorali - proseguono i ricercatori - si integrano nel connettoma e ne sfruttano le connessioni strutturali e funzionali per crescere e diffondersi. Di conseguenza, lo studio della connettività cerebrale assume un nuovo ruolo nel determinare la prognosi di questi pazienti, ma soprattutto fornisce nuove strategie di trattamento".

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Politica

Autonomia, alla Camera botte e sedie che volano: rissa e...

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Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo

Un momento della giornata a Montecitorio

Dalla 'X' del deputato della Lega Furgiuele al 'presente' del collega di Fratelli d'Italia Padovani, passando per una maxi rissa in Aula di cui si parlerà ancora a lungo. A Montecitorio succede di tutto, in quella che può senza dubbio essere considerata la giornata più tesa da quando è iniziata la legislatura. Alla Camera si discute il disegno di legge sull'autonomia, fortemente voluto dalla Lega e dal suo ministro Roberto Calderoli (presente in Aula durante i lavori) e avversato con la medesima intensità dalle opposizioni. Le avvisaglie sul fatto che non sarebbe stata una seduta come le altre si erano avute nel pomeriggio durante la commemorazione di Silvio Berlusconi a un anno dalla scomparsa, con Forza Italia adirata per il duro discorso di Riccardo Ricciardi (M5S) al punto da abbandonare l'Aula. Ma è durante il dibattito sull ddl Calderoli che si scatena la bagarre.

Opposizioni sventolano tricolore e cantano Inno Mameli e Bella ciao

I deputati dell'opposizione, da Pd a M5S e Avs, si alzano dai banchi e iniziano a sventolare bandiere tricolore, intonando l'Inno di Mameli come atto di protesta contro l'autonomia differenziata: "Difendiamo l'unità del nostro Paese". "Un bel momento di patriottismo, grazie", commenta ironicamente il presidente leghista della Camera, Lorenzo Fontana. Ma oltre all'inno italiano, dagli scranni del Pd parte un altro coro: è 'Bella ciao', la canzone dei partigiani (VIDEO). Il deputato della Lega Domenico Furgiuele non ci sta e con le braccia disegna una 'X' imitando il generale Vannacci nello spot per le europee ormai divenuto celebre. In Aula scoppia il parapiglia. "Ha fatto il simbolo della X Mas!", la denuncia che arriva dal Pd. Furgiuele viene espulso dall'Aula e Fontana annuncia un'istruttoria con i questori per fare luce sul caso. "Ma quale X Mas, il mio era solo un 'no' a Bella ciao... Come a X Factor", si giustifica Furgiuele parlando con i cronisti in Transatlantico.

Donno (M5S) finisce in infermeria

L'esponente calabrese del Carroccio non fa nemmeno in tempo a finire di parlare che dall'emiciclo giungono nuove urla. "Che succede?", "Hanno espulso Donno dei 5 Stelle", le voci che si rincorrono nel corridoio dei passi perduti. Medici e operatori sanitari fanno il loro ingresso in Aula: si vede anche una barella e una carrozzina, sulla quale uscirà, dopo pochi minuti, Leonardo Donno con la faccia stravolta, condotto in infermeria dai camici bianchi. Il deputato di Avs Marco Grimaldi si avvicina ai giornalisti e racconta la sua versione dei fatti: "Un deputato della Lega gli ha dato due pugni in testa". Le primissime indiscrezioni parlano di un coinvolgimento nella rissa del deputato della Lega Igori Iezzi; viene fatto anche il nome dell'esponente di Fratelli d'Italia Federico Mollicone. "E' squadrismo", attaccano all'unisono Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra.

Intanto iniziano a circolare nelle chat dei parlamentari i primi video della rissa. Nelle immagini si vede Donno avvicinarsi a Calderoli con il tricolore: il ministro non gradisce l'omaggio e prima che il deputato M5S possa portare a termine la 'consegna' intervengono i commessi, pronti a braccare Donno. Scoppia la bagarre, attorno a Donno si crea la ressa nella quale spuntano, tra gli altri, Federico Mollicone e Gimmi Cangiano di Fratelli d'Italia, ma anche Stefano Candiani e Igor Iezzi della Lega (quest'ultimo proverà a colpire Donno più volte, come si vede nitidamente dai video). A un certo punto Donno cade per terra "come corpo morto cade", direbbe il Poeta.

Più tardi il parlamentare grillino denuncia di aver ricevuto "un pugno fortissimo allo sterno" così forte da perdere il respiro. Dopo "7-8 elettrocardiogrammi" e un antidolorifico, Donno ritorna in Transatlantico e fa i nomi dei quattro parlamentari che lo avrebbero picchiato: Iezzi e Candiani della Lega, Cangiano e Amich di Fratelli d'Italia. "Ho il referto, denuncerò chi mi ha aggredito. Questi squadristi non devono entrare più in Parlamento", giura il pentastellato, che incassa la solidarietà del leader Giuseppe Conte ("non passeranno"), mentre la segretaria del Pd Elly Schlein parla di "fatti gravissimi" ed evoca nientemeno che il delitto Matteotti, di cui ricorre il centenario. Nella rissa - dove solo volate parolacce, spintoni e cazzotti - a farne le spese è anche un assistente parlamentare, colpito al volto e portato a braccio in infermeria.

Nel frattempo il Transatlantico della Camera si trasforma in una enorme sala 'var': i deputati in capannello visionano le immagini della rissa sui loro cellulari, commentando a mezza bocca quanto accaduto. Il responso della 'moviola' per i parlamentari del centrodestra è chiaro: simulazione grillina. "Donno si è buttato a terra e ha fatto una sceneggiata", accusa Mollicone di Fdi, puntando il dito contro il "gesto irrispettoso e oltraggioso di Donno" nei confronti di Calderoli. Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari derubrica tutto a "dinamiche parlamentari".

Poco dopo, in una nota, il partito di Matteo Salvini prova a fare chiarezza: "E' il deputato Donno del M5S ad aver aggredito il ministro Calderoli. Il parapiglia generatosi è la conseguenza del comportamento fortemente provocatorio del deputato Donno. Il video dimostra come si sono svolti realmente i fatti". Tutte le persone chiamate in causa da Donno respingono con forza le accuse: "Una sceneggiata, non l'ho colpito" (Iezzi), "Mi sono avvicinato solo per riprendere la bandiera, ero lontano da Donno" (Cangiano), "Sono intervenuto nel parapiglia per sedare" (Amich), "Donno fa la vittima quando invece è l'istigatore, vergogna" (Candiani).

Volano sedie e stampelle

Per qualche minuto torna la quiete alla Camera e i lavori riprendono. Ma l'illusione di assistere a un dibattito normale dura poco. "Stefano Bertacco, presente...", dice al termine del suo intervento il deputato di Fratelli d'Italia Marco Padovani rendendo omaggio all'ex senatore di Fdi Stefano Bertacco scomparso nel 2020. "Il richiamo al 'presente'? Ma come si fa...", gridano increduli quelli del Pd. Ed è subito bagarre, ancora una volta. Il dem Nico Stumpo viene espulso dal presidente di turno, Sergio Costa, per aver lanciato una sedia. Fabio Petrella di Fdi denuncia di aver ricevuto due "stampellate" sul petto da Toni Ricciardi (Pd).

La seduta è tolta, non ci sono più le condizioni per proseguire: i lavori riprenderanno oggi alle 9.30. Dalla Presidenza della Camera vengono acquisiti i filmati della rissa "per accertare nella loro interezza i fatti e adottare ulteriori provvedimenti". All'uscita dall'emiciclo Tommaso Foti, capogruppo di Fdi, accusa apertamente Pd e M5S di voler rovinare il G7 di Meloni e guardando Schlein - seduta su uno dei divanetti in Transatlantico - fa un gesto eloquente con la mano: così non si fa. Cala il sipario sul fight club Montecitorio. Ma c'è chi giura che è solo il primo round.

(di Antonio Atte)

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Esteri

Gaza, Hamas e la tregua con Israele: “Usa parte...

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Secondo Blinken Hamas aveva suggerito numerose modifiche, alcune delle impraticabili, alla proposta di cessate il fuoco. Hezbollah: "Intensificheremo attacchi contro Israele"

Miliziani Hamas - (Afp)

 Hamas non ha chiesto cambiamenti, né avanzato nuove proposte rispetto al piano elaborato dall'amministrazione Biden per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. La dichiarazione di un alto funzionario di Hamas in Libano, Osama Hamdan, arriva in serata.

Nel corso di una conferenza di stampa a Doha il segretario di Stato Usa Antony Blinken aveva invece affermato che Hamas aveva suggerito numerose modifiche, alcune delle impraticabili, alla proposta di cessate il fuoco per Gaza elaborata da Washington. A stretto giro era arrivata la smentita di Hamas.

Hamas poi alza il tiro. Il Segretario di Stato americano Antony ''Blinken ha confermato di essere parte del problema, non della soluzione'', ha dichiarato Hamdan. ''L'Amministrazione Usa sta facendo il gioco di Israele, aiutandolo a non impegnarsi nel rispetto di un accordo per il cessate il fuoco permanente'', ha aggiunto.

Blinken

"Uno dei nostri obiettivi è impedire che questo conflitto a Gaza si allarghi nella regione. Siamo impegnati su questo dal primo giorno", ha detto ancora Blinken, riferendosi al rischio di escalation tra Israele e Hezbollah a nord, di "non avere dubbi sul fatto che il miglior modo di rafforzare una soluzione diplomatica a nord è una risoluzione del conflitto a Gaza".

"Arrivare a un cessate il fuoco, questo eliminerà un'enorme quantità di pressione dal sistema", ha aggiunto il segretario di Stato Usa, spiegando che "toglierà una giustificazione che Hezbollah fornisce per gli attacchi che sta conducendo". "E penso che apra il cammino verso la possibilità di risolvere effettivamente per via diplomatica, questo è quello che siamo determinati a fare", ha detto ancora.

"Noi non vogliamo vedere un'escalation, e penso che si possa dire che veramente nessuno vuole iniziare una guerra, avere un'escalation", ha affermato ancora Blinken in riferimento alla situazione al confine nord di Israele dove "circa 60mila israeliani hanno dovuto lasciare le loro case a causa dei lanci di missile e le minacce di Hezbollah".

Questi israeliani "devono poter tornare a casa, ci sono anche persone del sud del Libano che devono poter tornare a casa", ha proseguito il segretario di Stato Usa, spiegando che "la maggior parte delle parti coinvolte crede che ci possa e ci debba, idealmente, essere una soluzione diplomatica delle differenze che possono accendere il conflitto".

"E in particolare una soluzione che porti alla condizioni necessarie perché la gente possa tornare alle proprie case e credere di poter vivere in modo sicuro a casa propria", ha aggiunto. "Così quello che ho sentito da tutte le parti coinvolte, e da altri che stanno lavorando alla cosa, è che c'e' una forte preferenza per una soluzione diplomatica", ha concluso Blinken.

Hezbollah: "Intensificheremo attacchi contro Israele"

"Rafforzeremo le nostre operazioni, si intensificheranno, come risposta. Il nostro nemico saprà chi sono i figli della resistenza del Libano". E' la minaccia arrivata nel frattempo dal capo del consiglio esecutivo di Hezbollah, Hashem Safieddine, con un messaggio rivolto a Israele. Centinaia di sostenitori e militanti di Hezbollah si sono radunati alla periferia sud di Beirut per l'addio al comandante militare di Hezbollah, Taleb Abdullah, ucciso ieri in un raid israeliano nel sud del Libano. Secondo i media israeliani, ieri più di 170 razzi sono stati lanciati dal Libano in direzione del nord di Israele.

Hezbollah minaccia di "intensificare l'intensità, la forza, la quantità e la qualità delle sue operazioni". "Se il nemico urla e piange per quanto accaduto nel nord della Palestina - ha detto - che si prepari a piangere e al dolore".

Secondo le dichiarazioni diffuse da Al Manar, tv libanese legata agli Hezbollah, Safieddine ha aggiunto che Israele "si sbaglia" se pensa che uccidere combattenti del gruppo indebolirà la posizione di Hezbollah. "Se il messaggio del nemico è che cerca di intaccare la nostra determinazione in modo da farci fare marcia indietro - ha affermato - deve sapere che la nostra risposta è definitiva e inevitabile".

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